Scienza

Il cervello di due amici viaggia davvero sulla stessa lunghezza d’onda

Uno studio, condotto dall’Università della California, ha spiegato perché con le persone più intime si possano condividere le onde celebrali

Wikipedia definisce l’amicizia così: “E’ un tipo di legame sociale accompagnato da un sentimento di affetto vivo e reciproco tra due o più persone. È un legame, una relazione e un sentimento tra due o più persone, caratterizzato da una rilevante carica emotiva e fondante la vita sociale dei due (o più) individui. In quasi tutte le culture, l’amicizia viene intesa e percepita come un rapporto alla pari, basato sul rispetto, la sincerità, la fiducia, la stima e la disponibilità reciproca”.

L’amicizia è un sentimento bellissimo, forte e travolgente, forse tanto quanto l’amore. Per riconoscere un’amicizia vera e pura, bisogna come prima cosa distinguerla dalla benevolenza: quest’ultima, infatti, può essere rivolta anche a persone sconosciute e rimanere nascosta, mentre l’amicizia vera implica un coinvolgimento attivo ed empatico.

L’amicizia è un legame profondo che va molto oltre e si differenzia da qualsiasi altro sentimento per la reciprocità e il piacere di vivere insieme, per la comunanza di ideali e stili di vita, e per qualcuno, anche dalla somiglianza del DNA. Con gli amici veri si parla di tutto: ci si confida, si riesce ad essere se stessi al 100%, si trova conforto ed una spalla su cui contare, si entra in sintonia e si rivelano aspetti personali della propria vita che altrimenti rimarrebbero nascosti nel proprio intimo. Il rispetto, la generosità, la predisposizione ad ascoltare e aiutare l’altro sono elementi imprescindibili per un’amicizia vera e duratura. Per essere amici bisogna sì andare d’accordo e capirsi, ma soprattutto essere sulla stessa lunghezza d’onda: così si che è tutto più bello e speciale.

Ma adesso, proprio questa espressione usata fino ad ora come semplice modo di dire per rappresentare complicità tra due persone, ha assunto un significato più reale e concreto: uno studio raccontato dal New York Times e pubblicato su Nature Communications, ha permesso di svelare infatti che il cervello di due amici intimi è strettamente collegato da un gioco di onde cerebrali. La ricerca condotta dal team di Carolyn Parkinson – scienziato cognitivo dell’Università della California a Los Angeles – fa parte di un ampio catalogo di analisi degli scienziati sui meccanismi dell’amicizia e ci racconta molto.

Non più solo un modo di dire, dunque, che vede l’amicizia rappresentata da un legame emozionale, empatico o confidenziale, ma una condivisione vera e propria di onde celebrali con le persone per noi più intime. “E’ uno studio incredibilmente ingegnoso; dire che gli amici si assomigliano tra loro non è una superficiale, ma è una cosa insita nella struttura profonda del loro cervello”, ha commentato Nicholas Christakis – autore di “Connected: the surprising power of our social networks and how they shape our lives”.

Lo studio, per poter arrivare a questa conclusione, si è basato sulle scansioni cerebrali di chi ha aderito alla ricerca: ai partecipanti è stata mostrata una serie di video brevi e diversi tra loro (dai pericoli del football universitario a commedie dell’attore Liam Neeson). Il team, monitorando le scansioni cerebrali, ha scoperto che gli schemi di risposta neurale evocati dai video erano gli stessi in amici intimi, ma non in due persone senza alcun tipo di rapporto di amicizia.

Le prove erano così forti che i ricercatori hanno potuto indicare immediatamente quali persone del gruppo erano amiche, basandosi solo sulle loro scansioni cerebrali. “I risultati suggeriscono che due amici possono essere simili nel modo in cui prestano attenzione ed elaborano il mondo che li circonda – ha spiegato Carolyn Parkinson – Questo processo di condivisione fa sì che tra due persone scatti più facilmente qualcosa e abbiano quel di tipo di interazione sociale perfetta, da sembrare così gratificante”.

Beatrice Spreafico

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Beatrice Spreafico

"Leggere, scrivere, chiacchierare, ascoltare, ridere, amare.. queste sono le costanti della mia vita senza le quali non potrei essere io. Amo emozionarmi e sorprendermi, cercando di lasciare un bel ricordo di me nelle persone che incontro. Credo nell’empatia e nel potere della determinazione: la mia testardaggine incallita è rinomata e - guarda caso - il mio motto è “mai arrendersi. Le cose belle richiedono tempo”. Porto gli occhiali, che sono la mia estensione sul mondo e vivo tra ricci e capricci. Sono Social Media Manger In InGrandiMenti, dove mi occupo di Social e sviluppo Piani Strategici ed Operativi per i clienti, su differenti piattaforme. In poche parole? Trasformo le loro richieste in parole ed immagini da ricordare. A LaVoce, invece, mi occupo della prima pagina scrivendo quotidianamente di politica, economia, attualità e scienza."

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