Storia

Il “maiale”, il più famoso mezzo d’assalto della Marina Italiana

Un siluro pilotato da uomini ardimentosi

Riprendiamo con questo articolo il discorso relativo alla guerra sul mare condotta dalla Regia Marina; e dato che nella seconda parte di quel conflitto si trattò soprattutto di episodi di incursione, andremo ora a conoscere il più noto dei mezzi d’assalto della nostra marina, ossia il “maiale”.

L’iniziativa di dotarsi di un’efficiente reparto d’incursione, fu presa dai vertici della Regia Marina durante la Guerra d’Etiopia, quando i rapporti tra Italia e Gran Bretagna si fecero particolarmente tesi. L’ipotesi di un confronto in mare aperto con la strapotente marina britannica era lo spauracchio dei nostri ammiragli, per cui si decise di spingere in direzione di un altro tipo di tattica, ossia quella guerra d’assalto ed incursione nella quale l’Italia aveva dato prova straordinaria durante gli anni della Grande Guerra, quando i famosi MAS (i motoscafi lanciasiluri), diedero delle sonore ed umilianti batoste alla Marina Imperiale Austriaca.

La base navale in cui si studiavano i mezzi per le incursioni era a La Spezia, dove andò costituendosi quel reparto che nel 1941 sarebbe diventato la X° Flottiglia MAS; vi operava personale altamente determinato e con un livello di preparazione tecnica, fisica e psicologica elevatissime, dai cui studi vennero realizzati i mezzi che compirono imprese epiche, e tra questi vi erano appunto i “maiali”.

Si pensò di modificare dei normalissimi siluri, i quali invece che essere lanciati contro i mezzi nemici in navigazione, potevano essere pilotati da due subacquei che vi salivano a cavalcioni su seggiolini posti in tandem, conducendo il mezzo ovviamente tramite un opportuno sistema di guida; avvicinandosi sott’acqua all’unità nemica alla fonda nel porto, i due operatori sganciavano dal siluro la testa (che conteneva un’adeguata quantità di esplosivo), e la agganciavano alla chiglia della nave nemica per poi farla esplodere una volta allontanatosi cavalcando la restante parte del siluro. Il mezzo così venutosi a realizzare era particolarmente insidioso dato che era difficilmente individuabile per il nemico; di contro, l’operazione era particolarmente difficile e rischiosa, e richiedeva un coraggio ed una determinazione estremi (il rischio di non riuscire a tornare indietro e di essere catturati era concreto).

Ad ideare questo straordinario mezzo d’assalto furono i due capitani del Genio Navale Teseo Tesei ed Elio Toschi (Tesei morì in guerra proprio durante un’operazione a bordo di un maiale contro la base navale inglese di Malta, mentre Toschi fuggì dalla prigionia). La realizzazione di questo mezzo avvenne, dopo ripetuti esperimenti, nel 1938, quando vide la luce quello che venne denominati S.L.C., ossia Siluro a Lenta Corsa (lenta perché ovviamente, dovendo portare due uomini, il siluro così modificato era molto più lento di uno normale): 535 mm di diametro con una lunghezza di circa sette metri, una velocità massima di 5 Km/h tramite un motore elettrico, ed una carica esplosiva di 300 Kg. Cavalcare per una ventina di chilometri un mezzo del genere, sott’acqua (e quindi al buio, orientandosi semplicemente con una bussola luminosa), alle gelide temperature del mare con l’equipaggiamento dell’epoca, trasportando una grande carica di esplosivo verso un porto nemico, voleva dire avere veramente un gran fegato.

Riguardo il soprannome di “maiale”, esso deriva da un episodio avvenuto nella fase di studio e collaudo, quando Tesei andò ad arenarsi con un S.L.C. su un basso fondale: il siluro che fluttuava nell’acqua bassa generava un rumore simile a quello del grugnito di un suino, da cui il nomignolo che gli verrà affibbiato e che gli rimarrà per sempre.

Nella pratica, il maiale veniva trasportato in prossimità del porto nemico da un sommergibile opportunamente modificato, ossia dotato di due grossi tubi cilindrici all’interno dei quali due S.L.C. venivano alloggiati, per poi essere estratti una volta arrivati alla distanza prevista dall’obiettivo. La prima parte della navigazione avveniva a pelo dell’acqua, tenendo la testa fuori, per poi immergersi giunti in prossimità dell’unità nemica (i due operatori erano dotati di respiratori); se quest’ultima era protetta da reti parasiluri, si doveva cercare un varco, e se non lo si trovava la rete veniva tagliata con apposite pinze. Giunti a contatto con la nave nemica, i due operatori, operanti completamente sott’acqua con i loro respiratori, staccavano la parte anteriore del maiale (quella che conteneva l’esplosivo, il cui solo involucro pesava ben 68 chili), la fissavano alla chiglia del mezzo da colpire, e regolavano la spoletta temporizzata affinché la carica esplosiva si innescasse dopo due ore; a questo punto i due operatori rimontavano sul maiale e ritornavano al sommergibile che li attendeva nel punto esatto in cui li aveva lasciati. Inutile sottolineare l’enorme sforzo fisico e nervoso cui i due marinai erano sottoposti.

Un mezzo quindi atto a compiere grandi gesta, le quali però richiedono il materiale umano adatto; e difatti il valore dei nostri marinai incursori venne riconosciuto dal nemico nella persona del comandante della Mediterranean Fleeet, quell’ammiraglio Cunningham che abbiamo conosciuto parlando delle battaglie navali tra italiani ed inglesi, il quale parlando dei protagonisti delle missioni a bordo dei maiali disse: “Certamente essi avevano gli uomini per realizzare le imprese più ardite”.

Nei prossimi articoli vedremo nel dettaglio quelle imprese con le quali i nostri marinai scrissero pagine di valore mai superato.

Marco Ammendola

Foto: Wikipedia

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Antonio Marino

Quasi cinquantenne ma con lo spirito da eterno ragazzo. Adoro la compagnia degli amici con la 'A' maiuscola, la buona tavola e le buone birre. Appassionato di politica ma quella con la 'P' maiuscola, sposato più che felicemente. Difetti: sono pignolo. Pregi: sono pignolo

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