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Nazionale: inizia il cammino di Roberto Mancini sulla panchina azzurra

Il nuovo commissario tecnico azzurro si è legato alla Federazione per i prossimi due anni

Meno di 48 ore dopo l’annuncio ufficiale, ieri si è compiuto l’insediamento di Roberto Mancini alla guida della Nazionale italiana di calcio; il nuovo commissario tecnico azzurro si è legato alla Federazione per i prossimi due anni dopo aver sciolto il rapporto contrattuale che nell’ultimo anno lo aveva visto alla conduzione dello Zenit San Pietroburgo.

Introdotto in conferenza stampa dal Commissario federale, Roberto Fabbricini, l’allenatore jesino ha in realtà bisogno di ben poche presentazioni, tanto come giocatore quanto come tecnico. La panchina azzurra, peraltro, sembrava ormai da tempo nel destino di Mancini, che dopo la disfatta italiana contro la Svezia è apparso immediatamente il più accreditato tra i potenziali successori di Ventura, con Ancelotti e Ranieri che in verità hanno costituito alternative poco praticabili o molto defilate.

Se il ruolo di allenatore era già stato profetizzato all’ex fantasista marchigiano da Vujadin Boskov, suo “padrino” calcistico ai tempi della grande Sampdoria scudettata, non può non definirsi quanto meno controverso il rapporto di Mancini con la casacca azzurra. Dotato, da calciatore, di un talento semplicemente cristallino, il neo tecnico non ha però mantenuto le promesse giovanili; dopo aver compiuto l’intera trafila nelle squadre under, il suo curriculum nazionale parla di 36 presenze complessive, condite da 4 gol, e di relazioni che è lecito definire conflittuali con Bearzot, che lo lanciò, Vicini, che lo aveva plasmato nell’under 21, e Sacchi che lo liquidò per la sua incollocabilità tattica, un destino simile a quello che occorse a Gianfranco Zola.

Il passaggio dal campo alla panchina di Mancini è stato poi non meno precoce di quanto lo fosse stata l’affermazione da calciatore; nemmeno 37enne, diventa vice di Sven Goran Eriksson alla Lazio, per poi ottenere la prima panchina in proprio (benché non ancora munito di patentino) alla Fiorentina. Poi, il ritorno, questa volta da capo allenatore, alla Lazio e l’approdo all’Inter, con la conquista di tre scudetti che rappresentarono la premessa alla squadra del “Triplete” guidata da Mourinho. Un altro titolo arrivò poi all’ultimo respiro con il Manchester City, prima dell’esperienza in Turchia con il Galatasaray, che fruttò un secondo posto in campionato e la conquista della coppa nazionale. Sono storia recente, infine, il meno appagante ritorno all’Inter e il successivo incarico allo Zenit.

La guida della Nazionale azzurra sembra pertanto giungere al momento giusto, in una carriera che ha già toccato il proprio apice nei club ed è assistita ormai da una consolidata esperienza fornita dall’anagrafe. Non privo di significato, poi, è forse il richiamo ad una sorta di risarcimento verso l’azzurro, non ripagato nella stessa misura in cui i mezzi tecnici di Mancini autorizzavano a presagire.

Il nuovo selezionatore italiano è chiamato a ricomporre un gruppo che si è andato sfaldando durante la gestione fallimentare di Giampiero Ventura e su cui poco poteva incidere l’effimero traghettamento di Gigi Di Biagio. Balotelli, che per Mancini è stato negli anni croce e delizia, sembra destinato a ritornare il faro dell’attacco; intorno a lui, va plasmato un blocco nuovo, da attingersi tra le numerose e talentuose promesse fornite dal serbatoio azzurro. Tra fine maggio e inizio giugno, Mancini sperimenterà il proprio battesimo nelle tre amichevoli contro Arabia Saudita, Francia e Olanda; a partire da settembre, poi, prenderà il via la nuova formula della “Nations League” contro la Polonia (a Bologna) e il Portogallo (in trasferta).

Gigi Bria

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Antonio Marino

Quasi cinquantenne ma con lo spirito da eterno ragazzo. Adoro la compagnia degli amici con la 'A' maiuscola, la buona tavola e le buone birre. Appassionato di politica ma quella con la 'P' maiuscola, sposato più che felicemente. Difetti: sono pignolo. Pregi: sono pignolo

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