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Dai racconti di Andrea… Mariano: l’uomo soffocato dal troppo amore di Martina

Come reagisce un uomo al percepirsi braccato dalla donna?

Carissimi Amici, carissime Amiche, proseguiamo con il terzo capitolo del racconto “La stagista”, tratto dall’inedita  raccolta di Andrea Giostra “Mastr’Antria e altri racconti”, intitolato “Mariano”.

Come ho già evidenziato nel precedente capitolo del racconto, dedicato a Martina:

https://www.lavoce.online/2018/05/19/dai-racconti-di-andrea-martina-una-donna-che-ama-troppo/

Mariano rappresenta l’immagine del “Principe azzurro” dei giorni nostri: un affascinante manager, discendente da un’importante famiglia siciliana. In poche parole, “bello, ricco, con una brillante carriera”.Tuttavia, tenendo fede alla Legge Universale che, attraverso le forze equilibratrici, non consente a nessuno di noi l’essere scevro da un fardello avverso, Mariano, risente della sua instabilità sentimentale.Infatti, pur attratto dalla bella e ricca Martina, nel leggere la sua mail intrisa d’amore e, soprattutto di progettualità imminente per la loro convivenza, non solo non prova alcun entusiasmo, ma si sente disorientato… sotto pressione.

“Mariano Vicari finì di leggere la mail che Martina gli aveva inviato, si distese sulla poltrona presidenziale poggiando entrambi i piedi sulla scrivania di faggio, poggiò la nuca sulle palme delle sue mani intrecciate dietro la testa, chiuse gli occhi e inspirò aria profondamente.”

Probabilmente unpo’ per debolezza o forse nell’intento di dare stabilità alla sua vita sentimentale,Mariano accetta (subisce?) di andare a vivere con Martina. Ma…

“Erano passati già due anni da quando Martina si era trasferita da Mariano. Erano passati due anni e Mariano non sentiva più nessun ardore per Martina. Facevano l’amore una volta a settimana. Come se fosse comandato. Come se fosse un obbligo scritto. Come se fosse un contratto da rispettare per mantenere l’impegno assunto di vivere sotto lo stesso tetto, dormire sotto le stesse lenzuola, mangiare sullo stesso tavolo. Era diventata così quella relazione.

Partendo dal presupposto che all’agognato “per sempre” sia più realistico e sano pensare “finché siamo felici”, è evidente che la scelta di un’unione con carente convinzione, sia maggiormente destinata all’insuccesso. E la monotonia instauratasi tra Martina e Marianone è la prova. È possibile che se Martina non fosse stata precipitosa nel “bruciare le tappe” e avesse lasciato più spazio a Mariano, lui non avrebbe perso l’interesse nei suoi confronti; magari non avrebbero suggellato con la convivenza la loro relazione, ma forse avrebbero accresciuto il loro amore. Non tutti siamo in grado di accettare la quotidianità della vita di coppia e questo aspetto, delicato e soggettivo, non deve essere considerato una colpa immorale. “Finché siamo felici” è la mia personale versione del più retorico “scegliersi ogni giorno”.Questo non significa inneggiare alla superficialità o alle avventure meramente sessuali. Il “per sempre” inteso come unione indissolubile o matrimonio, imprime costrizione, in netta antitesi con la libertà di vivere l’amore con gioia.

Ricordo che proprio leggendo la mail “amorevolmente prevaricante” di Martina, Mariano, fino a quel momento attratto da Martina, ha avvertito stupore, perplessità mista ad oppressione e desiderio di fuga.Lapalissiano, quanto il fatto che Mariano abbia accondisceso all’unione, imponendosi di reprimere le sue sensazioni, sia stato deleterio.

Avrebbe voluto un figlio Mariano.Una figlia. Ci avevano provato. Non era arrivato. Era il maggiore dei figli, e sua mamma la domenica a pranzo, quando raramente andava a trovare i sui genitori da solo senza Martina che magari era andata a Ragusa Ibla per il fine settimana, glielo ricordava: “Ma quann’è n’cam’ha fari addivintari nonna, Mariano? Sessant’anni avemu io e to’ padri! Ci pensi a chistu?”. Glielo diceva con tono imperioso, ma con il sorriso sulle labbra. Non era seria, ma non era neanche scherzosa. Glielo diceva. In modo diretto ed efficace. E Mariano si sentiva colpito subitaneo.

Perché i genitori non evitano queste insopportabili ingerenze?E ho detto tutto.

Cos’era che lo legava a quella donna?Sentiva che gli mancava qualcosa per completarsi, per accettarsi per quello che era, per come era stato allevato, per come era stato educato, per la sua cultura insomma, la cultura di paese dell’entroterra ennese. Forse era tutto questo che l’aveva allontanato da Martina. Forse erano quei fallimenti che gli avevano spento la passione per la sua donna. Era diventato tutto routine. Tutto quotidianità. Tutto prevedibile. Monotono. Ripetitivo. I figli forse avrebbero riacceso quel legame. I figli forse avrebbero potuto dare nuova linfa a quella relazione. O forse no?

Personalmente non credo che i figli possano riaccendere una passione spenta, tuttalpiù consolidare l’affetto verso la mamma dei bambini, ma è molto diverso…

O forse non aveva mai amato Martina?Era bella, è vero. Ma non è la bellezza che può fare innamorare per sempre un uomo. Non è certamente la bellezza che fa nascere l’amore, che fa scattare la passione che si trasforma in legame eterno che solo l’amore può assicurare. Non poteva essere la condizione di donna di famiglia benestante, ricca. Di figlia unica che avrebbe ereditato una fortuna. Non poteva essere solo quello, e se ne stava rendendo conto. Se ne era reso conto… Da quando per la prima volta aveva baciato Simona sulle labbra nel suo ufficio.»

Chi è Simona?Quali sono le prerogative di questo nuovo rapporto? Mariano, sopprimerà il suo desiderio per Simona o proseguirà con due storie parallele o lascerà Martina per Simona oppure Simona per restare con Martina?

Questo ed altro ancora al prossimo appuntamento con Andrea.

Un abbraccio

Daniela Cavallini

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