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MIGRANTI: L’ITALIA TORNA A RUGGIRE IN EUROPA

Il premier Conte non si presenta al vertice di Bruxelles con il cappello in mano e ridimensiona Francia, Spagna, Germania e Malta

“Si ridesti il leon di Castiglia”, musicava Giuseppe Verdi nell’Ernani, oltre un secolo e mezzo fa, risvegliando quello spirito patriottico italiano messo in scacco dal giogo austriaco. Quanto successo ieri al vertice informale sull’emergenza migranti svoltosi a Bruxelles, per molti versi riporta con la memoria a quelle note ed alla rivendicazione delle buone ragioni di un Paese la cui sovranità era stata vaporizzata dalla mancanza di attributi di chi ha precedentemente occupato Palazzo Chigi.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non si è presentato con il cappello in mano, pronto ad adeguarsi a decisioni preconfezionate dai soliti noti abituati a dettar legge in Europa. C’è da sperare che ora, Francia, Germania e Spagna abbiano finalmente capito che la musica è cambiata e con essa, anche il direttore d’orchestra ed i musicisti. Il tempo delle marce funebri alle quali l’Italia aveva abituato l’Europa, è finito. Se la Merkel, Sanchez e Macron, così come Malta, pensavano di tornare a casa dopo aver asfaltato l’Italia, hanno dovuto rivedere i loro programmi.

Conte si è presentato a Bruxelles con un programma Made in Italy che parla chiaro: mandare in soffitta l’accordo di Dublino, ormai vetusto, e sanzionare coloro i quali non intervengono pur dovendo, nel salvataggio dei migranti: Malta è avvisata. A questo si aggiunge il creare centri di accoglienza nei vari Paesi europei.

Il documento presentato dall’Italia, afferma che “l’Europa è chiamata a una sfida cruciale – dice il documento di sintesi della proposta italiana-. Se non riesce a realizzare un’efficace politica di regolazione e gestione dei flussi migratori, rischia di perdere credibilità tutto l’edificio europeo. Occorre un approccio integrato, multilivello che coniughi diritti e responsabilità. L’Italia vuole contribuire costruttivamente alla formulazione di questo nuovo approccio. Dobbiamo passare dalla gestione emergenziale, alla gestione strutturale del fenomeno immigrazione. Ciò si realizza in primo luogo con la regolazione dei flussi primari (ingressi) in Europa, solo così si potranno regolare successivamente i flussi secondari (spostamenti intraeuropei)”.

Il francese, l’unica cosa che ha portato a Bruxelles è stata la speranza che gli sbarchi diminuiscano e la proposta di collaborare con i Paesi dai quali provengono i migranti: in altri termini, al vertice europeo ha portato giusto se stesso ed un camion pieno di retorica.

La Merkel ha compreso che un solo Paese, com’è stato sin’ora l’Italia, debba farsi carico da solo del problema. A questo ha aggiunto che non siano i richiedenti asilo a decidere quale Paese debba concedere loro la protezione internazionale.

Sanchez, al pari di Macron, non ha portato alcuna proposta: solo l’ovvietà che il problema è europeo e non del singolo Paese. “La sensazione che ho avuto partecipando alla riunione è stata positiva”, ha detto il premier spagnolo. “Abbiamo trovato dei punti di unione e abbiamo fatto un buon passo in avanti. La conversazione è stata franca, ma tutti siamo concordi nell’avere una visione europea su come affrontare il tema migranti”.

Per quanto riguarda Malta, solo l’augurio di azioni concrete, onde evitare escalation. “E’ andata meglio di quanto atteso – ha affermato il premier maltese Joseph Muscat -. Spero che questa riunione serva per capirci meglio la settimana prossima. Abbiamo bisogno di azioni concrete. Abbiamo registrato una volontà in questa direzione”.

Va detto che la Merkel e Macron hanno convenuto sul fatto che, in caso di una mancata presa di posizione europea, si dovranno agevolare “accordi bilaterali o trilaterali – tra i Paesi europei – per il bene comune”. Questo perché “il Consiglio europeo non fornirà ancora una soluzione complessiva al problema”.

In buona sostanza, il vertice europeo si è concluso con una vittoria italiana, unico Paese con proposte concrete in tema di migranti. Gli altri, hanno potuto solo ascoltare ed adeguarsi.

Antonio Marino

 

Foto: Ansa

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Antonio Marino

Quasi cinquantenne ma con lo spirito da eterno ragazzo. Adoro la compagnia degli amici con la 'A' maiuscola, la buona tavola e le buone birre. Appassionato di politica ma quella con la 'P' maiuscola, sposato più che felicemente. Difetti: sono pignolo. Pregi: sono pignolo

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