Salute

Le infezioni ospedaliere provocano 7.000 morti ogni anno: è allarme

Secondo il rapporto presentato al forum nazionale promosso dal Centro Studi Mediterranea Europa a Napoli, negli ospedali si registrano circa 50mila casi di infezioni per decontaminazione non corretta e l'utilizzo eccessivo di antibiotici

Al forum nazionale promosso dal Centro Studi Mediterranea Europa a Napoli, che ha riunito ricercatori, medici, manager delle strutture, e amministratori pubblici, è stato lanciato un allarme importante: nel nostro paese – ogni anno – muoiono settemila persone a causa delle infezioni ospedaliere. Praticamente il doppio di quelli che si registrano in incidenti stradali. Secondo il rapporto presentato durante il forum, tra le cause principali la decontaminazione non corretta e l’utilizzo eccessivo di antibiotici. “Il fenomeno è estremamente preoccupante”, ha sottolineato Massimo Clementi, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università San Raffaele di Milano, che ha svolto una “Lectio Magistralis” in occasione dell’apertura dei lavori al forum.

“Occorre capire quali sono i motivi di questo incremento, e mettere in atto tutte le politiche per arginarlo. Una modalità importantissima è quella della decontaminazione ambientale – ha spiegato Clementi – seguita da un intervento microbiologico tempestivo”. In particolare si registrano negli ospedali circa 50mila casi di infezioni causate per il 22% dall’Escherichia Coli, per il 12,5% dallo Staphylococcus Aureus e per il 9% dal Klebsiella Pneumoniae. Il rapporto ha evidenziato inoltre, che i reparti dove è più facile contrarre un’infezione sono quelli di Terapia Intensiva (20,60% dei casi), Medicina (15,33%) e Chirurgia (14,20%).

La classifica delle Regioni con il rischio maggiore di essere infettati vede al primo post il Nord Italia con Valle d’Aosta, che detiene il record di regione con il numero più elevato infezioni dopo un intervento chirurgico: 500 casi ogni 100mila dimessi. Seguono la Liguria con 454 e l’Emilia Romagna con 416. Dietro, ma di poco, la Lombardia, il Veneto, l’Umbria e la città di Trento che ne contano circa 300. Nel Lazio si è toccato il tetto dei 211 mentre in tutto il Sud solo la Calabria supera quota 200. La regione con il numero più basso è l’Abruzzo, con sole 70 infezioni. Senza contare che gli effetti delle infezioni ospedaliere, oltre che sulla salute dei pazienti, gravano anche sulle tasche dei contribuenti.

A sottolinearlo Gaspare Saturno, numero uno del Centro Studi Mediterranea Europa: “Una strage silenziosa sulla quale difficilmente si accendono i riflettori e i motivi sono facilmente intuibili – ha spiegato. E’ un problema che riguarda circa mezzo milione di persone nel nostro Paese. Di queste, una percentuale che oscilla tra il 5% e il 17% dei pazienti ospedalizzati contrae un’infezione e per il 3% di loro il decorso è letale. Si tratta di numeri che devono necessariamente essere ridotti se vogliamo parlare di un servizio sanitario nazionale degno di questo nome e della tradizione che l’Italia vanta a livello mondiale in questo settore”.

Davanti a questi dati, Massimo Clementi ha sottolineato la necessità di prevenire queste infezioni per evitare tutti questi casi di decessi. In che modo? “Sicuramente è necessaria una strategia attiva per combattere le infezioni ospedaliere – ha spiegato Clementi – una strategia attiva fondata su un monitoraggio, su un controllo, sulla reportistica e sull’intervento di strategie che si diano obiettivi di riduzione delle quantità. Quando queste strategie sono state applicate hanno avuto risultati a volte entusiasmanti”.

Beatrice Spreafico

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Beatrice Spreafico

"Leggere, scrivere, chiacchierare, ascoltare, ridere, amare.. queste sono le costanti della mia vita senza le quali non potrei essere io. Amo emozionarmi e sorprendermi, cercando di lasciare un bel ricordo di me nelle persone che incontro. Credo nell’empatia e nel potere della determinazione: la mia testardaggine incallita è rinomata e - guarda caso - il mio motto è “mai arrendersi. Le cose belle richiedono tempo”. Porto gli occhiali, che sono la mia estensione sul mondo e vivo tra ricci e capricci. Sono Social Media Manger In InGrandiMenti, dove mi occupo di Social e sviluppo Piani Strategici ed Operativi per i clienti, su differenti piattaforme. In poche parole? Trasformo le loro richieste in parole ed immagini da ricordare. A LaVoce, invece, mi occupo della prima pagina scrivendo quotidianamente di politica, economia, attualità e scienza."

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