Primo Piano

Caro Gianandrea, mai farsi vedere sanguinare dagli squali!

La vicenda umana di un uomo che avrebbe meritato un destino migliore

Conosco Gianandrea Zagato da alcuni anni. Prima, leggendolo dalle pagine de ‘Il Giornale’ e poi, da titolare di una validissima agenzia di stampa. Mi relazionai con lui, stringendo un sodalizio professionale tale per cui la sua agenzia mi forniva le notizie che sono servite a corroborare le pagine de La Voce. Venne poi la fine di quell’agenzia, strangolata dai bilanci (più uscite che entrate) ma non ci siamo mai persi di vista.

Sabato scorso, su Facebook ho colto il post di una comune amica che consegnava di Gianandrea una realtà della quale non ero al corrente. Una realtà che il collega ha voluto consegnare all’editorialista de ‘Il Corriere della Sera’, Giangiacomo Schiavi dove racconta di sé, di come si può finire nel baratro dopo anni di giornalismo: prima ne ‘Il Giornale’ e poi come Ufficio Stampa alla Provincia di Milano, passando da altre esperienze giornalistiche di spessore.

Gianandrea Zagato è stato corteggiato, quando le cose andavano bene, da qualsivoglia politico territoriale che gli chiedeva una citazione, una pubblicazione di dichiarazioni. C’è da chiedersi dove sia oggi questa gente alla quale lui ha voluto donare il cosiddetto “quarto d’ora di celebrità”: spariti nel nulla nonostante Gianandrea vi si sia rivolto per chiedere aiuto.

Già… troppo facile fare gli amici nella buona sorte. Mi chiedo dove siano finiti questi “mezzi uomini”, come Leonardo Sciascia li avrebbe definiti. Così come “ominicchi” o peggio, “quaquaraqua”. Il telefono di Gianandrea non squilla più e questi finti amici si sono disciolti come neve al sole. Gianandrea non serve più: così funziona la società moderna fatta da pupazzi. Ebbene, in mezzo a questa pletora di pupazzi, c’è chi è ancora un uomo. Uno di questi è Gianandrea Zagato che non ha provato vergogna a raccontare pubblicamente quanto sta vivendo.

Nella serata di sabato, Gianandrea mi ha inviato una mail. Il testo recitava: “Gentilissimo Collega, allego copia della lettera che stamani il CorSera di Milano ha pubblicato con risposta e che spero possa trovare attenzione anche sui tuoi profili sociali. E’ la mia storia di ex giornalista Giornale, ex ufficio stampa Provincia di Milano e tante altre situazioni professionali di livello che, oggi, per sopravvivere lava le auto a due passi dall’Idroscalo. La vuoi riprendere nella mia speranza che qualche lettore possa offrirmi un lavoro come custode, magazziniere o autista? Grazie. Gianandrea Zagato”.

Non so se qualcuno di voi ha mai provato un graffio nell’anima: ebbene, è quello che ho provato io, ancora una volta, leggendo la conferma al post letto nel pomeriggio su Facebook. Immediatamente mi sono chiesto cosa potessi fare io, caporedattore di un quotidiano online che non ha certo le potenzialità delle grandi testate giornalistiche che invece, molto potrebbero. L’unica cosa che i mezzi de La Voce mi consentono nel merito, è fare da cassa di risonanza al grido d’aiuto di Gianandrea.

Sono certo che il collega Schiavi, così come ‘Il Corriere della Sera’, non me ne vorranno se mi sono preso la libertà di fare un copia/incolla della lettera che Gianandrea Zagato ha sottoposto alla loro attenzione. Non pubblicherò l’allegato ma riproporrò il testo di quella lettera. A margine, Gianandrea e voi lettrici e lettori potrete leggere la mia risposta.

“Caro Schiavi,
perdonami l’intrusione di cui mi vergogno, ma questa lettera è come un’ultima spiaggia: a 59 anni, purtroppo, la ricerca di un impiego sembra impresa impossibile. Difficile collocarsi come giornalista dopo trent’anni passati nelle redazioni, e vano anche il tentativo di offrirsi come autista, custode o magazziniere. Oggi lavo auto, alle spalle dell’Idroscalo, in cambio di quattro euro all’ora. L’ho fatto per portare a casa — con otto ore di fatica davvero pesante e in nero — trentadue euro ovvero contribuire alla spesa che la moglie fa al supermercato. Non una scelta, sia chiaro. Ma un obbligo quando ti ritrovi senza un lavoro e con tanto di curriculum che, dicono, è davvero ricco e di esperienza. E mentre lavi le macchine — sperando che non si fermi mai un ex collega o un conoscente — pensi e ripensi a quanti dicono che «con un cv come il suo non si può fare l’autista, il custode o il magazziniere». Già, non si potrebbe ma, oggi, ho bisogno di un lavoro: di poter mettere insieme la colazione con la cena perché è difficile accettare che un figlio smetta l’università per aiutare con un lavoro e uno stipendio a far sopravvivere la propria famiglia. Non c’è altro da aggiungere se non che dopo cinque giorni a lavare auto su auto sono finito al pronto soccorso per un piccolo infortunio alla mano. Niente di grave: ed eccomi qui a chiedere un lavoro come autista, custode o magazziniere o qualunque altra soluzione che consenta di evitare la vergogna di non avere in tasca un centesimo per sé e i propri cari”.

Caro Gian,

passando dal tuo profilo Facebook e vedendo solo notizie relative al meteo, avevo capito che qualcosa non ti stava andando per il verso giusto. Quel che non potevo immaginare, è che la situazione fosse così estrema.

Conosci la storia de ‘La Voce’ e non aggiungerò altro a quanto di tua conoscenza. Voglio però non scadere nella retorica e, men che meno, nelle frasi fatte. La tua vicenda umana e l’atteggiamento di chi potrebbe fare e non fa, conferma quanto io abbia ragione a disistimare certi apparati fatti da conventicole utili solo a loro stesse. E’ uno schifo e lo sappiamo bene entrambi: ruoli occupati da chi, senza merito, li occupa esclusivamente in virtù del fatto di essere parente, amico o conoscente più o meno remoto di colui che, al momento, conta, appartengono a quella logica capace di mandare in soffitta il valore e la professionalità.

Sono incazzato, molto incazzato ma a poco serve. Comprendo la tua disperazione e so che non è stato facile per te, fare questo “outing”. Tuttavia, per esperienza di vita vissuta, mi sento di dirti che sanguinare quando si è in pericolo di un attacco degli squali, non è mai una buona mossa: questo abominio del consorzio umano non aspetta altro per infliggere il colpo mortale. E’ fatto dalle stesse persone che ieri ti si presentavano elemosinanti ed oggi, ti ignorano.

A parte la solidarietà fine a se stessa e la mortificante commiserazione dei più, non troverai null’altro. Le risorse per emergere dal male che la vita ha voluto riservarti, potrai trovarle solo dentro te e in chi ti vuole veramente bene. Guardati attorno e scoprirai che non sono così pochi come oggi può sembrarti!

Abbiamo avviato un percorso comune che sai. Certo, al momento non paga ma sono sicuro che pagherà. Il destino ci ha dato la possibilità di condividere una strada comune: non buttarla via! Io non la butto!

Con stima e affetto,

Antonio Marino

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Antonio Marino

Quasi cinquantenne ma con lo spirito da eterno ragazzo. Adoro la compagnia degli amici con la 'A' maiuscola, la buona tavola e le buone birre. Appassionato di politica ma quella con la 'P' maiuscola, sposato più che felicemente. Difetti: sono pignolo. Pregi: sono pignolo

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