Storia

Orsolina la Rossa: capelli rossi, erbe curative, unguenti… ovviamente una strega

Nel 1539 un'altra vittoria del Sant'Uffizio grazie alle utili confessioni sotto tortura

Dopo che con lo scorso articolo abbiamo conosciuto il caso della sfortunata Benvenuta Benincasa, continuiamo ad occuparci di processi per stregoneria andando a conoscere Orsolina la Rossa. Anche questa volta siamo in quel di Modena, presso il cui Tribunale del Sant’Uffizio arriva una denuncia (ovviamente in forma anonima) su una strana donna dai fluenti capelli rossi (cosa insolita e sospetta!), vedova che vive sola con la figlia. Orsolina conosce le proprietà curative delle erbe, prepara impiastri ed unguenti curativi, buoni anche per curare bambini e neonati; insomma ci sono tutti gli ingredienti per fare di quella donna sola e sfortunata una sospetta strega adepta del demonio.

Fu così che nel 1539 Orsolina si ritrova davanti al tribunale dell’Inquisizione dove viene interrogata; per essere sicuri che l’imputata confessi tutto sulle pratiche diaboliche alle quali è solita dedicarsi, i giudici ordinano che venga sottoposta al supplizio della corda (in pratica le mani venivano legate dietro la schiena, ed una corda legata al soffitto sollevava l’imputata dando degli strattoni fino a causare la lussazione delle spalle), nonché alla tortura con i carboni ardenti sotto i piedi. Ovviamente Orsolina confessa tutti i suoi crimini e quelli della figlia: ha partecipato a dei sabba (in pratica un convegno di streghe in presenza del demonio), ha invocato il maligno che si è manifestato nelle sembianze di un montone da lei cavalcato, ha avuto rapporti carnali col demonio, e ha bevuto sangue di neonati (effettivamente ha succhiato e sputato sangue ad alcuni neonati ma come pratica medica); il tutto ovviamente confessato sotto tortura.

A questo punto i giudici dell’Inquisizione hanno ottenuto quanto volevano. Alla poveretta viene risparmiato il rogo, ma deve abiurare in luogo pubblico; e lei accetta, anche per poter risparmiarealla figlia la sua stessa sorte. Condotta nel duomo di Modena, legata ed inginocchiata, esposta al pubblico dileggio, Orsolina esprime pentimento e chiede perdono per la propria condotta. Quella scena pietosa si ripete poi per diverse domeniche in varie chiese della città.

Ma il calvario di Orsolina non si conclude certo così. Dopo essere stata rimandata a casa, presso il borgo di Sassorosso (Garfagnana), viene condannata a non poter più uscire di casa se non per partecipare alla messa la domenica mattina (ovviamente con indosso una tunica che la identificasse come strega pentita); in pratica rimase agli arresti domiciliari a vita.

E così la Chiesa incassò un’altra vittoria nella lotta contro la stregoneria, accanendosi contro una povera donna di campagna, vedova e con una figlia, che aveva la colpa di avere i capelli insolitamente rossi, di conoscere le proprietà delle erbe officinali, e di saper guarire alcuni semplici malanni con qualche impiastro curativo.

Marco Ammendola

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Antonio Marino

Quasi cinquantenne ma con lo spirito da eterno ragazzo. Adoro la compagnia degli amici con la 'A' maiuscola, la buona tavola e le buone birre. Appassionato di politica ma quella con la 'P' maiuscola, sposato più che felicemente. Difetti: sono pignolo. Pregi: sono pignolo

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