Amore

Con Andrea Giostra… “meglio male accompagnata che sola”

Quando proteggere la zona di comfort prevale sull’infelicità

Carissimi Amici, carissime Amiche, con Andrea Giostra, il nostro Amico del sabato – Psicologo e Scrittore -, abbiamo affrontato, con significative simulazioni, il tema della gelosia sia agita da parte femminile che maschile (vedi: https://www.lavoce.online/2018/09/22/con-andrea-giostra-la-gelosia-femminile/
https://www.lavoce.online/2018/10/13/con-andrea-giostra-la-gelosia-maschile/
https://www.lavoce.online/2018/10/11/gelosia-lamore-non-e-una-gabbia/

Nel nostro ultimo incontro, si è confrontata – macroscopicamente –l’esternazione femminile della gelosia, definendola “petulante”, in contrasto con l’imposizione e spesso la violenza – verbale e/o fisica – maschile. Ma non solo: abbiamo altresì dedicato attenzione anche ad un altro comportamento molto diffuso, altrettanto pericoloso, ma molto più subdoloe, pertanto, assai difficile da comprendere e prodromo di un’esperienza devastante: “lui”, l’agognato “Principe Azzurro” checostruisce intorno alla partner una gabbia dorata, fatta di premure, sorprese, regali, isolandola dal suo mondo, dalle sue amicizie e persino dalla sua famiglia. Quel “Solo noi due, ti amo e ti voglio tutta per me” è il campanello d’allarme…

La compagna, dapprima inconsapevole, felice ed innamorata, si renderà conto di essere coercizzata senza via di scampo dalla possessività di lui – il principe azzurro – che, percependo l’angosciata perplessità di lei, diverrà alternativamente aggressivo tanto da incuterle paura, e fantastico tanto da indurla a credere di essere amata, creandole così una condizione destabilizzante. Cinicamente, qualora lei si ribellasse, potrebbe arrivare persino ad ucciderla.

Andrea ha posto a disposizione la sua professionalità per offrire consigli a chi si trovasse in condizioni angosciantima, onde evitare generalizzazioni e, soprattutto, orientato alla comprensione del pensiero di voi tutti, ha sollecitato i consigli che voi dareste alle due donne interpretate da Daniela, al fine di confrontarci.Ne è emerso un quadro induttivo di estrema considerazione e, non nascondo, anche di preoccupazione.

Innanzitutto, ho ricevuto molti messaggi riportanti condizioni d’infelicitàda parte di Donne sottomesse a maschi indegni che percepiscono la loro forza agendo perfida supremazia su di loro. Tuttavia, purtroppo, le vostre confidenze, delle quali vi ringrazio per la fiducia che riponete in me, sono conferme di un malessere sempre più dilagante.

Esprimere il proprio malessere fine a sé stesso, tuttavia, è in antitesi con la ricerca della soluzione.

I consigli esortati da Andrea sono giunti sia da parte di Donne che di Uomini, esprimendo un parere univoco: in entrambi i casi simulati “Daniela deve lasciare Andrea”.

Quello che mi lascia perplessa è che anche le Amiche in condizioni sentimentali “diversamente rosee”, incitano Daniela all’abbandono di Andrea o addirittura alla denuncia, ma loro permangono rassegnate nelle analoghe situazioni.

Da qui, si razionalizza che la resistenza al cambiamento, è protesa alla protezione della propria zona di comfort, anche se di confortevole non ha proprio nulla… vale a dire “meglio mal accompagnata che sola”.

Solo una “voce fuori dal coro”, ha affermato: “una donna sposata, deve rinunciare a mostrare agli altri la sua femminilità. La mia povera moglie rispettava questo principio e lo condivideva”.

Ed ora, chiediamo ad Andrea il suo pensiero…

Grazie Daniela… provo a scrive qualcosa che spero risulti utile alle tue lettrici…

Nella mia attività professionale mi sono occupato di diversi casi di donne vittime di abusi e maltrattamenti, che mi hanno visto collaborare con la Polizia di Stato della mia città.

La “violenza di genere”, come viene definita tecnicamente, è un fenomeno da prendere con molta attenzione, professionalità, competenza, serietà, affidandosi immediatamente, e senza troppe esitazioni, ad operatori competenti e seri, e, allo stesso tempo, alle Forze dell’Ordine dello Stato italiano che in questa materia hanno acquisito negli anni una grande competenza e professionalità (questo non tutti lo sanno!)

Nel nostro articolo precedente, io e Daniela abbiamo provato a vedere le reazioni e i suggerimenti dati dai lettori alle donne che si dovessero trovare in questa situazione. Suggerimenti e consigli che Daniela ha sinteticamente riposto nella prima parte dell’articolo.

Ebbene, in realtà quello che è venuto fuori (come avviene sempre in questi casi!) sono quelle che chiamo “chiacchiere da bar” o “chiacchiere social inefficaci” per trovare delle vere ed efficaci soluzioni per affrontare il problema e cercare di risolverlo nel più breve tempo possibile.

Il “tempo” dell’intervento, badate bene, è un fattore determinante per evitare che possano accadere fatti irreversibili, che spesso diventano di cronaca nera, a danno di donne vittime di questo fenomeno.

La domanda allora è: come deve essere affrontato questo problema dalla donna che ha acquisito la consapevolezza di essere vittima o prossima vittima del suo “uomo” che le usa violenza fisica o psicologica?

La “consapevolezza” della donna di essere vittima o potenziale vittima, neanche questo è un fatto secondario e/o scontato. Molto spesso, infatti, le donne non hanno la capacità e/o il coraggio di capire che stanno vivendo un dramma che le può condurre verso situazioni di grave pericolo. In questi casi possono e devono essere i familiari o le amiche più vicine ad aiutare queste donne affinché si rendano conto che quello che subiscono dal loro uomo non è “normale”, non è rispettoso, non è sano… fatti e azioni che le possono condurre irreversibilmente verso situazioni di gravissimo rischio e pericolo per la loro incolumità.

Nel momento in cui la donna acquisisce consapevolezza, allora deve subito tutelarsi con quello che prevede l’attuale legge italiana.

In particolare, le normative a tutela della donna prevedono una sorta di decalogo, delle procedure da seguire pedissequamente.

Eccole in ordine:

«1) Le condotte tipiche dello Stalking configurano il reato di atti persecutori previsto e punito dall’art. 612 bis del Codice Penale.

2) La vittima può rivolgersi immediatamente alla Polizia per interrompere i comportamenti violenti e persecutori.

3) Prima di proporre querela, chiedere al Questore della città in cui avvengono i fatti l’ammonimento dell’autore degli atti persecutori.

4) Quando il soggetto ammonito ripropone nei confronti della vittima l’attività molesta, non sarà necessario presentare querela in quanto la Polizia ha poi l’obbligo di denunciare il persecutore.

5) La vittima contestualmente può rivolgersi ad un centro antiviolenza della città in cui vive per chiedere aiuto e mettere in sicurezza anche i propri figli, che in questa fase devono essere tutelati.

6) Non rispondere mai alle chiamate o ai messaggi dello Stalker e non mettere in atto rappresaglie.

7) Informare della situazione le persone vicine (famigliari, amici, colleghi, coinquilini, etc..), prendere con loro le dovute precauzioni. Lo Stalker probabilmente desisterà in quanto la vittima non è più indifesa.»

La cosa veramente importante è che la donna deve segnalare subito la violenza subita alle Forze dell’Ordine… io consiglio sempre alle donne che ne parlano con me, di rivolgersi alla Polizia di Stato perché ha degli uffici che si occupano, con personale formato ed esperto, esclusivamente della violenza di genere sulle donne e sui minori.

 

Non bisogna mai sottovalutare nulla in questo fenomeno, né essere tranquilli quando accadono fatti atipici con il proprio uomo, con il proprio fidanzato o con l’“amico virtuale”: un uomo che minaccia di morte, che “alza le mani”, che agisce violenza fisica o psicologica contro la propria Donna, anche per scherzo, è già di fatto uno stalkerperché psicologicamente quelle minacce hanno minato la sicurezza della donna quando sta con lui o quando conversa con il suo uomo.

Le norme che occorre conoscere e seguire sono elencate di seguito e facilmente consultabili online. Ecco quelle più importanti:

1)D.Lgs. del 14 agosto 2013, n. 93, “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere…” (pubblicato in G.U. Serie Generale n.191 del 16-8-2013) ed Entrata in vigore quale Legge il 17/08/2013, la L. 15 ottobre 2013, n. 119 (pubblicato in G.U. 15-10-2013, n. 242):

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/08/16/13G00141/sg ;

http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/41870.htm ;

2)“Disposizioni normative in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere del 15.10.2013”

http://www.lexitalia.it/leggi/2013-119.htm ;

3) Alcuni esempi di casi risolti dalla Polizia di Stato:

http://www.messinaora.it/notizia/2016/11/25/questononeamore-la-polizia-le-donne-la-violenza/84753 ;

http://www.ragusaoggi.it/41254/donne-e-polizia-la-polizia-di-stato-in-difesa-delle-donne

Con queste poche righe, credo che le informazioni di base che abbiamo riportato e le “raccomandazioni” previste dalle norme in questione, possano aiutare la donna vittima di abuso e maltrattamento ad approfondire normativamente il fenomeno e sapere cosa fare immediatamente e come intervenire autonomamente o aiutata da un’altra persona.

Ringrazio Andrea per i preziosi consigli offerti e tutti voi che siete intervenuti rendendo ancor più costruttivo il confronto tra professionalità e pensieri.

Un abbraccio

Daniela Cavallini

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