Cinema

Bernardo Bertolucci: una vita dedicata al Cinema

Il ricordo del regista scomparso ieri a Roma

Si è spento ieri a Roma, dopo lunga malattia, nella sua abitazione di Via della Lungara, Bernardo Bertolucci, uno degli ultimi grandi registi italiani ma di fama ormai internazionale.

Era nato a Parma nel 1941 e fin da piccolo aveva mostrato una forte propensione al cinema girando cortometraggi in 16 mm. Nella sua abitazione sull’Appennino emiliano.

Venuto a Roma per partecipare ad un corso di Lettere all’Università “La Sapienza”, conobbe Pier Paolo Pasolini che lo spinse a dedicarsi completamente al cinema e proprio da un soggetto dello scrittore romano diresse, nel 1962, il suo primo film “La commare secca” con Tonino Guerra come produttore. Segue nel 1964 un suo secondo film poco noto, “Prima della rivoluzione”, che diventa il suo vero manifesto cinematografico facendone il narratore dei problemi della borghesia alle prese con i drastici cambiamenti di vita che segnano quegli anni; è quasi un ritorno al cinema neorealista di Rossellini (e, infatti, Bertolucci soleva ripetere spesso “Non si può vivere senza Rossellini”) e ne fa un precursore di quella Nouvelle Vague italiana che vide il suo successo l’anno successivo co il film di Marco Bellocchio “I pugni in tasca”.

Nel 1970 Bertolucci lavorò anche per la RAI producendo il film “Strategia del ragno”, da una idea dello scrittore Jorge Luis Borges e successivamente “Il conformista”, tratto da un testo di Alberto Moravia, che è, forse, il suo film più maturo, personale e coerente.

Ma il successo internazionale gli arriva nel 1972 con “Ultimo tango a Parigi” interpretato da Marlon Brando e Maria Schneider; successo che lui stesso non si aspettava ma che anzi gli procurò grossi problemi giudiziari e addirittura una condanna a 4 mesi per oscenità; il successo di pubblico fu comunque enorme e gli procurò un Nastro d’Argento e una “nomination” all’Oscar come miglior regista.

Ad aumentare la sua popolarità, e questa volta veramente in senso artistico e non giudiziario, fu il suo successivo film “Novecento” girato con un cast di grandi nomi e secondo un’epica grandiosa di tipo “hollywoodiano” che racconta con sfarzo di costumi e scene cinquanta anni di storia italiana a momenti con una certa retorica ma sempre audace nelle dimensioni.

Ma è nel 1987 che il cinema di Bertolucci raggiunge il suo apice con il film “L’ultimo imperatore” girato in Cina che racconta le amare vicende umane di Pu Yi, appunto l’ultimo imperatore cinese travolto dalla marea della rivoluzione comunista avanzante. E’ un trionfo veramente epocale per l’intera cinematografia italiana e consacra Bertolucci anche in America dove conquista ben nove Oscar tra cui quello per la migliore regia.

Seguono, poi, altri film di notevole spessore, come “Il tè nel deserto”, con John Malkovich dove la storia di una coppia in viaggio in Africa improntata a carnalità e morte, si contrappone allo spiritualismo e al sofisticato intellettualismo del film successivo “Il piccolo Buddha”.

Lungo sarebbe l’elenco dei premi vinti da Bertolucci nella sua carriera, ma qui ci piace ricordarlo, alla fine, per il suo forte impegno sociale che gli è valsa l’attribuzione della “Medaglia d’oro per i benemeriti della cultura e dell’arte”, conferitagli negli ultimi anni della sua vita.

Riccardo Bramante

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Riccardo Bramante

Laureato in Giurisprudenza, iscritto alla USPA (United States Press Agency), ha svolto attività con la RAI nel settore della postproduzione e marketing in diversi Paesi europei ed extraeuropei. Collabora con una multinazionale giapponese di produzioni televisive e cinematografiche svolgendo attività di Relazioni Pubbliche
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