Running

Running: corsa solitaria. Come non perdere la motivazione

Per combattere questi stati emotivi, il passo fondamentale è porsi degli obiettivi

Bentornati nella rubrica dedicata al running. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, correre da soli potrebbe far diminuire la voglia di uscire e far calare le prestazioni, indurre quel senso di noia che talvolta può far preferire il divano alle scarpe da corsa.

Quando ci si sente giù di corda e la voglia di uscire ad allenarsi scarseggia, può rivelarsi utile leggere qualche articolo che possa far tornare la motivazione; oppure, non meno indicato è confrontarsi con qualche amico per farsi spronare a ritrovare il desiderio di correre. Non è raro, in verità, che entrambe le soluzioni possano essere funzionali allo scopo.

Per combattere questi stati emotivi, il passo fondamentale è porsi degli obiettivi. Se l’intenzione del runner è aumentare la resistenza in modo da non arrivare “cotto” alla fine dei 10 km pianificati, è indispensabile assumersi l’impegno di programmare almeno tre uscite settimanali, ponendosi come distanza un lungo, un medio e infine un breve veloce. L’alimentazione, come già sottolineato in passato, deve essere studiata in base al tipo di allenamento che si intende svolgere.

Non vi è dubbio che correre da soli presenti dei vantaggi; è indiscutibile infatti che favorisca una maggiore concentrazione. Ci si può concentrare su se stessi, sul rumore dei propri passi, sulla respirazione, sulla musica che si sta ascoltando. Oppure, nel caso in cui ci si trovi ad affrontare un allenamento impegnativo (come delle ripetute), la solitudine può consentire uno svolgimento più adeguato e produttivo dell’allenamento.

Allo stesso tempo, non possono però tacersi alcune controindicazioni legate alla corsa solitaria; lo svantaggio maggiore è probabilmente legato alla motivazione e all’assenza di termini di riferimento. Allenarsi da soli comporta uno sforzo di volontà più elevato rispetto a quello che deriva da una corsa caratterizzata dal coinvolgimento degli amici. Tuttavia, anche in questo caso non si può non considerare l’aspetto positivo; in tali circostanze, infatti, l’allenamento finisce per avere un doppio valore, coinvolgendo anche la parte mentale nella preparazione.

Insomma, i runners solitari sono, e non può essere altrimenti, dei tipi “tosti”, che non temono le avversità e che riescono alla lunga ad avere una marcia in più.

A questo punto, non mi resta altro che salutarvi, ricordandovi di scrivermi per dubbi e curiosità. E, come sempre, buone corse a tutti.

Antonio De Vito

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Redazione La Voce

Quotidiano d'informazione e cultura nazionale ed internazionale, fondato nel 2014

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