AmbienteLa "Sophia"

Boyan Slat – La sua missione di pulire l’oceano di plastica

Assumersi la responsabilità della propria missione di vita e della volontà di riuscirci

“Lascia perdere e torna a scuola, questo è spazzatura” fu la prima risposta che Boyan Slat ricevette da una delle aziende a cui ha chiesto aiuto per i finanziamenti di “The Ocean Cleanup” un’Associazione no- profit. Boyan Slat, nato nei Paesi bassi, ha 24 anni ed è oggi CEO di “The Ocean Cleanup”. All’età di 16 anni, nuotando in Grecia, si rese conto di vedere più sacchetti di plastica che pesci, questo suscitò in lui l’allarme e l’infrenabile determinazione di pulire l’oceano dalla spazzatura. Tornando a scuola approfittò di un progetto scientifico che gli era stato chiesto di elaborare e cominciò a costruire un’ipotetica macchina per la pulizia dell’oceano. Boyan frequentò successivamente il corso di Ingegneria Aerospaziale all’università ma il forte desiderio di pulire l’oceano si fece ancora più vivo in lui, a tal punto che si domandò se proseguire con gli studi o dedicarsi interamente al progetto “Cleanup”. Scelse quindi di lasciare gli studi e fondare l’Associazione no-profit “The Ocean Cleanup”.

Una tale scelta ha suscitato spesso un movimento sconosciuto nelle persone, a tal punto da esser spesso incompresa. Per questo motivo Boyan è grato soprattutto ai suoi genitori che gli hanno donato la necessaria libertà per continuare nella sua scelta non convenzionale.
Boyan prese i suoi risparmi che corrispondevano esattamente a 300€ e che ben presto finirono solo per coprire le spese di registrazione dell’Associazione. Cominciò allora a contattare diverse aziende senza successo. Dopo ulteriori ricerche trovò finalmente dei sostenitori economici che investirono ben 2 milioni di dollari e resero “The Ocean Cleanup” la più grande Associazione di Crowdfunding della storia.

Nessuno ha mai costruito una macchina per pulire gli oceani, ma dopo cinque lunghi anni di studio e ricerca e grazie alla grandiosa idea di Boyan, ovvero utilizzare le correnti marine che hanno portato le stesse bottiglie di plastica per raccoglierle, l’8 settembre 2018 è finalmente partito il primo sistema di pulizia degli oceani nel mondo. L’obiettivo è quello di pulire metà della spazzatura ogni 5 anni.

Tornando a me, la prima volta che vidi una foto dell’accumulo di spazzatura nell’oceano, sentii una pugnalata nel cuore, la pesantezza dell’acqua e un forte senso di responsabilità per questa situazione. Sapere che l’acqua con una frequenza così alta era colma di nostri rifiuti, mi fece riflettere sulla mancanza di una conoscenza più profonda e collettiva in noi esseri umani. Spesso siamo prepotenti e crediamo che il mondo sia nostro, quando la natura si ribella crediamo di avere il diritto di abbatterla.
Documentandomi sulle varie notizie riguardanti l’oceano di plastica incominciai a chiedermi cosa potesse pensare l’oceano di noi. Cosa pensiamo noi quando qualcuno ci entra in casa, ce la sporca e deposita le proprie cose? Pensai a quanto sia profondo, compassionevole e paziente l’immensità del mare e a quanta conoscenza profonda porta con sé.

Quando scoprì l’ammirevole Boyan Slat ho pensato che tutti dovrebbero essere a conoscenza del suo meraviglioso operato che, sicuramente grazie anche al suo intelletto e la sua determinazione, gli ha permesso di costruire la prima macchina che pulisce l’oceano e l’Associazione che permette adesso di far fronte ad una tale problematica. Ma non è solo questo, io credo che il suo forte senso di responsabilità per l’oceano e la natura, sentito esattamente durante il giorno di vacanza in Grecia, ha cambiato il suo modo di agire. Credo che Boyan si sia sentito tutt’uno con il mare e in dovere di ringraziarlo per il benefico che gli stava offrendo. Quando noi ascoltiamo profondamente la natura e facciamo entrare realmente dentro di noi la sua conoscenza, ci rendiamo conto di non essere qua soltanto con il nostro corpo fisico, ma di essere noi stessi una parte di coscienza dell’intero creato. Per questo motivo non dovremmo giudicare il pianeta e tutti coloro che lo abitano.

Definisco Boyan colui che si è assunto la responsabilità di tutti noi. Siamo noi gli unici responsabili delle reazioni che la natura ha nei nostri confronti e delle divisioni che creiamo tra di noi. Assumendoci la responsabilità di tirare fuori il nostro talento e collaborando tra di noi, in quanto anime evolute con una coscienza, potremmo realmente far fronte a tutto ciò che per molto tempo è stato ignorato. Dovremmo forse riflettere sulle priorità: Il pianeta, con tutte le sue immense bellezze ci è stato affidato, ci è stato chiesto di prenderci cura per evolvere in esso. Il pianeta è lo strumento più grande che abbiamo a disposizione nell’immediato per evolvere, per comprendere una conoscenza più profonda, per sentire chi siamo veramente.

Diamo a noi la possibilità di crescere insieme e creiamo le opportunità che ci permettono di tirare fuori il talento che è in noi. Non continuiamo a creare scuole, università e luoghi per dimenticarci chi siamo; ma uniamoci, condividiamo e facciamo comunità, ricordandoci di essere parte del creato e perciò di avere ognuno dentro di noi una scintilla che può cambiare il mondo.

Sophia Molitor 

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