Amore

Stalking femminile: quando a subire e’ l’uomo

“Attrazione fatale” – il film “incubo” sempre attuale

Carissimi Amici, carissime Amiche, ultimamente ricevo parecchie mail e messaggi da parte di lettori Uomini che mi esortano alla trattazione di  un argomento, a detta loro, socialmente sottovalutato: lo stalking femminile.

Non credo sia un aspetto di per sé considerato con sufficienza, tuttavia la percentuale delle donne vittime di stalker e, non di rado di assassini, è oggettivamente sovrastante; tuttavia, questo non significa che lo stalking femminile non debba essere affrontato con eguale partecipazione: un Uomo è un essere umano meritevole di tutela – e di comprensione! – esattamente quanto una donna.

In tema, il miglior esempio che mi sovviene  è il film “Attrazione fatale”, diretto da Adrian Lyne.

Una storia come tante, rappresentativa della classica avventura fra due colleghi che decidono di approfittare della circostanza per concedersi una piacevole evasione. Entrambi –  Alex e Dan – rispettivamente Glenn Close e Michael Douglas, persone in età matura, con posizione socioeconomica elevata, affascinanti ed attratti l’uno dall’altra.Lei – Alex – libera da impegni sentimentali è più intraprendente e lui – Dan –  dopo un attimo di “resistenza”, cede. Cede, ovviamente inconsapevole delle imponderabili conseguenze cui sarà sottoposto: la bella, spregiudicata e seducente Alex – dapprima apparentemente molto libera, brillante e sessualmente disinvolta – insospettabilmente si rivela una stalker, agendo inverosimilmente nei confronti di Dan e della sua famiglia, sino a pagare con la propria vita il tentato omicidio della moglie di Dan.

In particolare, un lettore mi scrive che da diversi mesi,  in seguito all’aver trascorso una sola notte di sesso con una signora consenziente e consapevole che fra loro non poteva esserci nulla di più, è tutt’oggi vittima di  ritorsioni. Il suo tono, seppur garbato, non smentisce il personale risentimento nel constatare che “anch’io sono schierata dalla parte delle donne”.

Assolutamente nulla di meno vero e, questo per un motivo essenziale: considero un comportamento, accettabile o meno, esclusivamente in base al mio paradigma, a prescindere da chi lo attua… ovviamente genere compreso.

Se è maledettamente constatabile il costante aumento dei maschi stalker, che a spese delle donne agiscono la loro assurda vendetta, da tale comportamento squilibrato  non ne sono esenti neppure le donne, anzi, per parità denigratoria, le femmine.  

Il lettore succitato mi scrive di essere bersaglio di costanti pressioni, appostamenti, insulti, diffamazione sui social, calunnie e cattiverie di ogni genere, tanto da essersi rivolto – redigendo un esposto –  ai carabinieri.Ma pare non sia servito a nulla neppure questo atto intimidatorio.  

Il fatto, seppur riprovevole, non mi stupisce: se la “signora” fosse una persona ragionevole, non avrebbe permesso e non permetterebbe a se stessa di trascendere, cadendo tanto in basso. Non credo che un esposto possa “trattenere” chi non è in grado di controllare se stessa/o. Ovviamente non spetta a me indicare la soluzione.

Infine, all’ultima domanda che mi pone il lettore ovvero “tu, Daniela, come donna, cosa ne pensi delle donne che prima si concedono sessualmente con tanta facilità e poi  pretendono di essere amate, con i sacri crismi che una relazione comporta?”, rispondo che non essendo moralista, non ho nulla da eccepire nel volersi “divertire” e, questo senza pregiudizi di genere: uomo o donna non mi tange minimamente. 

Quello che, viceversa, contrasta con il mio pensiero è la palese incoerenzamanifestata da tale tipologia  di donne.

Inutile fingersi emancipate e trasgressive se si è alla ricerca del grande amore:penso che questa falsa immagine, disperatamente – e disonestamente – adottata nell’intento di non restare sole,  sia il peggiore veleno che si possa autosomministrare per poi sputare nel commettere le nefandezze di cui sopra.

Con un pizzico di commozione, ricordo la frase con quale la mia cara nonna materna – Cesarina – mi avvertiva in merito all’amore ed al sesso: “ricordati Daniela, un uomo, rialza i pantaloni e se ne va, una donna… no”. In quel “no” vi era espressa tutta la differenza intrinseca tra uomini e donne. 

Certo, ribadisco, se una donna desidera davvero – in buona fede e senza recondite finalità  – esclusivamente divertirsi, faccia pure. Perché non dovrebbe?

Un abbraccio!

Daniela Cavallini

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