Politica

SALVINI GRAZIATO ANCHE DALLA GIUNTA MENTRE IL PD INSORGE

Malumori anche tra gli eletti del Movimento Cinque Stelle dove la decisione di dire No al processo, non è stata assolutamente unanime

La Giunta per le Immunità presieduta da Maurizio Gasparri, con 16 voti contro 6 ha detto No al processo contro il Vicepremier e Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in merito al caso Diciotti. I 6 senatori pentastellati presenti, si sono quindi voluti uniformare a quanto espresso dalla base del Movimento, attraverso la piattaforma Rousseau. Unica assente, la senatrice Grazia D’Angelo, diventata mamma la notte precedente. A dire No al processo a Salvini, anche i quattro membri della Giunta in capo a Forza Italia: lo stesso presidente Gasparri, Malan, Modena e Paroli. No al processo anche da parte dei quattro senatori della Lega-Partito Sardo d’azione: Pillon, Tesei, Pellegrini ed Augussori. Stessa linea anche da parte di Meinhard Durnwalder del Gruppo Autonomie e Balboni di Fratelli d’Italia. Il Sì al processo è invece stato espresso dai quattro senatori del Partito Democratico: Cucca, Rossomando, Ginetti e Bonifazi. Con loro, Pietro Grasso di Liberi e Uguali e l’ex senatore grillino, Gregorio De Falco, ora al Gruppo Misto.

La decisione della Giunta è stata duramente contestata dai senatori del Partito Democratico che attendevano fuori dall’Aula. Un coro capitanato da Simona Malpezzi, Teresa Bellanova e Davide Faraone, ha accolto all’uscita i componenti della Giunta, specie quelli del Movimento Cinque Stelle: “Vergogna, onestà!” ed ancora, cartelli con scritto “decideCasaleggio” “Lachiamavanoonestà”.

Il Senatore pentastellato, Mario Michele Giarrusso, cogliendo le provocazioni si è reso protagonista di un faccia a faccia con i senatori Dem, arrivando a mimare il gesto delle “manette” con tanto di polsi incrociati, dopo aver affermato: “Parlano di onestà ma mio padre e mia madre sono regolarmente a casa: mentre genitori di altri sono ai domiciliari…”. Evidente il riferimento alla vicenda che ha portato agli arresti domiciliari il padre e la madre dell’ex premier ed ex Segretario Dem, Matteo Salvini.

Il gesto di Giarrusso è risultato sgradito alla dirigenza del M5S. Il Vicepremier, Luigi Di Maio ha dichiarato: “Secondo me gli è scappata di mano la situazione nella pressione del momento”. Non così diplomatico il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: “Il gesto del senatore Mario Giarrusso è sicuramente sbagliato, un senatore della Repubblica non deve permettersi di farlo”, ha affermato il Guardasigilli.

Il dato certo è che la vicenda ha segnato una profonda divisione non solo nella base del Movimento Cinque Stelle, ma anche negli apparati istituzionali. Se da una parte, il Vicepremier, Luigi Di Maio, difende il voto online, affermando che è stato “deciso democraticamente dagli iscritti” ed il Capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli lo definisce come frutto di “una consultazione democratica”, aggiungendo che “le scelte calate dall’alto le lasciamo agli altri partiti”, dall’altra c’è chi dissente. La Senatrice Paola Nugnes, già balzata agli onori delle cronache politiche per una sua posizione dissidente rispetto alla linea del Movimento, ritiene che il voto sulla piattaforma Rousseau sia stata “fuori regolamento”. “Dal punto di vista elettorale – ha aggiunto la Nugnes – dovrebbe costare caro”. In sintonia con la Nugnes, l’ex ideologo pentastellato, Paolo Becchi, convinto del fatto che questo esercizio di voto sia servito a “salvare la leadership di Di Maio”.

Per quanto riguarda Salvini, “tranquillissimo” si è detto essere prima del voto della Giunta e tale è rimasto dopo. “Al Governo – ha affermato il titolare del Viminale – c’è una squadra, non ci sono dei singoli, quindi ringrazio per la fiducia alla squadra”.

Antonio Marino

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Antonio Marino

Cinquantenne ma con lo spirito da eterno ragazzo. Adoro la compagnia degli amici con la 'A' maiuscola, la buona tavola e le buone birre. Appassionato di politica ma quella con la 'P' maiuscola, sposato più che felicemente. Difetti: sono pignolo. Pregi: sono pignolo

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