La "Sophia"

La terra e il suo abitante

La loro evoluzione è data dal reciproco rispetto

In questi giorni ho voluto riflettere sul rapporto tra l’uomo e la terra oggi e sulla loro connessione profonda in quanto l’uno è a disposizione dell’altro per evolvere.

Un po’ di tempo fa ho visto il documentario “Food Relovution” di Thomas Torelli che narra del rapporto tra l’uomo e gli animali, dei sistemi di coltivazione, di irrigazione, del nesso tra la malattia, i farmaci e una sempre più forte industrializzazione dell’alimentazione.
Oggi non avendo ancora compreso che l’esistenza sulla terra di ognuno di noi è temporanea si tende a impadronirsi del pianeta, a scegliere la via della discussione, della guerra e della distruzione come soluzione alle problematiche di convivenza sociale. Ci si trova infatti di fronte a un vero e proprio conflitto alimentare in cui gli uni si attaccano con gli altri senza risolvere la problematica di base e dimenticando che la sola chiave di uscita è l’evoluzione della propria coscienza.

La problematica di base nell’alimentazione oggi non è dunque essere gli uni migliori degli altri seguendo semplicemente un determinato stile di vita alimentare bensì la distribuzione inconsapevole della quantità di cibo che viene prodotta. Essa corrisponde, infatti, a dodici miliardi di persone quando sulla terra siamo intorno ai sette miliardi di cui un miliardo soffre di malnutrizione e di fame. Questo significa da una parte che il 50% del cibo prodotto viene buttato e dall’altra che non condividiamo questa terra in modo consapevole.
Oltre a questo i terreni agricoli a disposizione sul pianeta vengono mal utilizzati: il 70% della superficie agricola viene impiegata per allevare gli animali anziché vegetali, le foreste e dunque la biodiversità del pianeta viene ulteriormente distrutta per rendere possibile l’allevamento animale. Togliendo la biodiversità al pianeta si crea un forte disequilibrio che si esprime attraverso i cambiamenti climatici, l’inquinamento ecc.
Tanto è vero che l’aria che respiriamo tutti contiene il doppio di metano rispetto a prima dell’industrializzazione. Secondo l’ONU l’allevamento intensivo è responsabile del 18% delle emissioni di gas a effetto serra che danno vita al riscaldamento globale. Si tratta di una percentuale assai superiore di tutte le emissioni prodotte da tutti i mezzi di trasporto.
Inoltre, il numero di coltivazioni per il mangime degli animali è dieci volte superiore a quello degli ortaggi, mentre per 1Kg di carne sono necessari 15.000L d’acqua; una quantità che soddisferebbe il fabbisogno di un milione di persone.

Per un pezzo di carne oggi dunque si è disposti a sostenere una produzione priva di senso, un maltrattamento di animali che porta a malattie successivamente curate con antibiotici e altri farmaci, ad ammalarsi sempre di più e a rinunciare alla propria crescita e fonte di provenienza che è quella dell’amore e della compassione.
S’introducono dunque quasi quotidianamente frequenze nocive, di maltrattamento, violente e innaturali per poi meravigliarsi di tanta violenza intorno a noi e ricercando disperatamente la propria pace interiore attraverso farmaci, alcol, psicologi, meditazioni, spiritualità ecc.

Molto spesso si giustifica questo esagerato consumo di carne affermando che la caccia ha fatto da sempre parte dell’uomo. Dovremmo ricordare però che ai tempi dei nativi americani, antichi romani e altre grandi civiltà per esempio non si allevavano gli animali in massa per poi riempirli di farmaci a causa delle condizioni pietose in cui si trovano e per successivamente tenere schiava un’intera popolazione dall’utilizzo di farmaci.  Al contrario, quando un animale veniva sacrificato, prima di mangiarlo si compiva un rituale per accompagnare e rendere grazie all’anima che ha offerto il proprio corpo di carne al popolo. L’animale veniva guardato negli occhi, veniva reso sacro. La stessa cosa avveniva con gli alberi e le piante utilizzati per costruzioni e rituali. Questo perché l’uomo comprendeva innanzitutto il linguaggio sottile che ci connette a tutto, agli esseri viventi, alla terra, all’universo.

Oggi quando rendiamo grazie a ciò che abbiamo nel piatto? Quanti animali abbiamo resi sacri in quanto anime?

Infondo si tratta di una scelta consapevole da compiere: potremmo continuare a discutere quale sia la causa del cambiamento climatico, del consumo di plastica, delle emissioni Co2, delle armi da guerra, di un sistema politico ed economico obsoleto oppure cominciare ad assumerci la responsabilità che ogni nostro gesto ha un valore.

Non aspettiamo che un’industria o un sistema risolvano una problematica che esiste grazie a tutti noi consumatori solo perché non riconosciamo più la sacralità nel nostro essere e di tutto ciò a esso connesso.

Rendiamoci conto di non essere solamente consumatori ipnotizzati ma esseri con una coscienza evoluta in grado di scegliere per un benessere più grande.

La terra nonostante tutto ciò che ha subito dai suoi abitanti è rinata sempre da miliardi di anni e con questo ci dona l’insegnamento più grande: è sempre tempo per evolvere.

Cogliamo quest’occasione per dare a questo pianeta la possibilità di diventare ancora molto di più.

Sophia Molitor

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