Storia

Ottobre 1513, la battaglia di La Motta: Venezia battuta

Dura sconfitta della Serenissima ad opera degli spagnoli

Negli articoli dedicati alla Serenissima Repubblica di Venezia, abbiamo visto quanto quella gloriosa repubblica fosse diventata potente grazie alle abilità commerciali ed alla elevata qualità della sua classe dirigente, che seppe attuare politiche e strategie tali da rendere la città lagunare una potenza europea tra le più grandi. Agli inizi del ‘500 però, Venezia era divenuta ingombrante sia per i vicini stati italiani sia per le potenze europee, che mal sopportavano lo strapotere della Serenissima, ormai egemone in Italia, incontrastata nell’Adriatico, e padrona delle rotte commerciali con il Mediterraneo orientale. Fu così che nel dicembre del 1502 venne a crearsi un’alleanza antiveneziana che verrà denominata Lega di Cambrai, alla quale aderirono il Sacro Romano Impero con Massimiliano I d’Asburgo, la Francia con re Luigi XII, il Regno di Sicilia con Ferdinando II d’Aragona, Ferrara con il duca Alfonso I d’Este, il Ducato di Savoia con Carlo II, Mantova con Francesco II Gonzaga, il Regno d’Ungheria con re Ladislao II, e lo Stato Pontificio con Papa Giulio II; insomma Venezia si era inimicata mezza Europa, per cui gli stati rivali della Serenissima decisero di dare vita alla Lega con lo scopo di ridimensionare lo strapotere veneziano.

Dopo alterne vicende belliche, nel febbraio del 1510 la Lega venne però sciolta, principalmente a causa dei contrasti tra il Papa e la Francia, tanto che il pontefice arrivò ad allearsi con Venezia contro la Francia stessa; ne nacque una nuova lega detta Lega Santa, una coalizione di stati alleati contro la Francia: Venezia, Stato Pontificio, Spagna, Sacro Romano Impero, Inghilterra, e cantoni svizzeri.

Ma, come se la questione non fosse già abbastanza complicata, Venezia decise di rovesciare nuovamente le alleanze e di unirsi alla Francia contro la Lega Santa; risultato, i veneziani videro il territorio veneto invaso da tedeschi e spagnoli.

Gli spagnoli, guidati da Ramòn de Cardona, arrivarono addirittura in vista di Venezia, ma non avendo i mezzi per entrare nella laguna, desistettero e puntarono verso la Lombardia; il Senato della Repubblica decise di non permettere agli spagnoli di farla franca ed andarsene indisturbati dal Veneto, per cui fu ordinato al grande condottiero Bartolomeo d’Alviano, comandante delle forze veneziane, di sbarrare la strada agli spagnoli ed annientarli.

Le forze in campo vedevano gli spagnoli disporre di 1.000 cavalieri, 4.000 fanti e 3.500 lanzichenecchi tedeschi; i veneziani contavano 3.000 cavalieri, 10.000 fanti e 24 cannoni.

Il 6 ottobre del 1513 d’Alviano fece appostare le sue artiglierie sulle alture circostanti la località di La Motta, otto chilometri a nord di Vicenza, allo scopo di sbarrare la strada agli spagnoli diretti verso Verona, loro centro logistico; Cardòna, venuto a sapere della presenza delle artiglierie veneziane lungo la sua direttrice di marcia, decise di cambiare itinerario dirigendosi verso Schio con lo scopo di attirare le forze di d’Alviano lontano dalle alture per affrontarlo in condizioni tattiche più favorevoli, cosa che puntualmente avvenne: gli spagnoli fermarono la loro marcia e si disposero per dare battaglia ai veneziani inseguitori, caricandoli con tanto impeto che presto ne ruppero le fila.

I veneziani, vedendosi ormai irrimediabilmente sconfitti, si ritirarono in tutta fretta verso Vicenza nella speranza di trovare salvezza, ma i vicentini, temendo che elementi delle temute schiere nemiche potessero entrare in città frammischiati ai veneziani, chiusero le porte; i soldati veneziani si ritrovarono intrappolati innanzi alle mura e furono massacrati. Alla fine dello scontro più di essi veneziani rimasero uccisi.

Grave sconfitta quindi per Venezia, ma le forze della Lega Santa non approfittarono della vittoria conseguita e non diedero il colpo di grazia alla Serenissima, sicché le parti in conflitto continuarono a confrontarsi per tutto il 1514.

Intanto il re di Francia Luigi XII morì e sul trono salì Francesco I (il rivale ed eterno nemico dell’Imperatore Carlo V, nonché colui che acquisterà da Leonardo la Gioconda), che sconfisse un esercito di svizzeri-papali nella battaglia di Marignano (poco distante da Milano) il 13 settembre del 1515 ottenendo la vittoria definitiva sulla Lega Santa: la Francia prese possesso del Ducato di Milano e Venezia riottenne i territori perduti ritornando ai confini di prima della guerra. Ed intanto si andavano creando le condizioni per lo scoppiare del conflitto tra la Francia di Francesco I ed il Sacro Romano Impero di Carlo V, che si contenderanno il controllo dell’Italia del nord, che diverrà un perpetuo campo di battaglia tra gli eserciti stranieri che ne calpesteranno il suolo.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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