Musica

Enrico Ruggeri elettrizza Milano

Fans in visibilio per la tappa milanese dell'Alma Electric Tour

Se come molti credono, il rock è una fede, Enrico Ruggeri può dirsi indubbiamente Ministro di questo culto. Sabato scorso, il cantautore ha letteralmente elettrizzato il pubblico del ‘Fabrique’ di Milano, in due ore di concerto praticamente senza soste, se non quelle per i due cambi d’abito: pochissimi minuti.

Ruggeri sale sul palco introdotto dalle note di ‘Cold Song’, quella vera, quella di Klaus Nomi. Rompendo ogni protocollo, accende una sigaretta che in seguito passerà al bassista, Fortu Sacka. Il Rouge indossa un lungo cappotto che, con le luci soffuse alimenta ancor di più quell’atmosfera noir ideale per eseguire ‘Il Labirinto’, inclusa nell’album ‘Alma’. Si tratta di un brano misterioso, oscuro e decadente, il cui autore è il Decibel, Silvio Capeccia che descrive solitudini e amori maledetti. La canzone scorre languida, impreziosita sul finale dal flicorno di Davide Brambilla.

Arriva il momento di uno dei più grandi classici del cantautore milanese, scritto per Loredana Bertè: ‘Il Mare d’Inverno’. Negli arrangiamenti, Ruggeri ha scelto sonorità che riconducono agli Anni 80, quando i synth la facevano da padroni. Anche stavolta Ruggeri dà il meglio di sé, con una carica che può tranquillamente “dare la polvere” a molte delle nuove voci del panorama italiano. Come dire… quasi 62 anni e non sentirli.

Musica ma non solo: Ruggeri, come i suoi fedelissimi sanno bene, ama intrattenersi col pubblico, spiegando la canzone che sta per eseguire. Una cosa è sicura: l’eloquio non gli manca di certo. Se non avesse fatto il musicista, sarebbe stato un eccellente avvocato.

Ruggeri propone poi, ‘Un pallone’, la terribile storia di Iqbal Masih, il bambino-simbolo del lavoro minorile, che il cantautore milanese sa far diventare struggente poesia. Nella versione studio, è eseguita a due voci con Ermal Meta, grande amico di Ruggeri. Di questo brano, Ruggeri dice: “Una storia che mi ha commosso e che mi ha fatto riflettere, spero resterà nel tempo”.

Rouge rispolvera atmosfere sanremesi con ‘Il primo amore non si scorda mai’. E’ qui che avviene l’imprevisto: le casse smettono di amplificare e restano attive solo le spie, penalizzando non poco l’esibizione. Un incidente sul quale Ruggeri ironizza: un altro al suo posto, avrebbe dato in escandescenze abbandonando il palco. Lui no: come se nulla stesse accadendo va avanti e con lui, i ragazzi della band. Da queste cose di evince la professionalità ma ancor di più, il rispetto per il pubblico e l’intelligenza che fa capire la possibilità che questi incidenti si verifichino. Con un colpo da maestro, Ruggeri ottimizza l’incidente creando un ponte di collegamento con il brano successivo, ‘Rock Show’.

Si va avanti con ‘L’amore ai tempi del colera’, dove dolore, rimpianto, dolcezza ed amori perduti, alimentano antiche suggestioni. Segue, ‘Lettera dal fronte’ che propone atmosfere tratte dalla Prima Guerra Mondiale dove un soldato scrive alla sua amata, raccontandole di quanto sia dura la vita di trincea.

Ed ancora, ‘Il costo della vita’, brano dall’immediatezza garantita che si dibatte tra novità sonore e compositive. Se nelle strofe i protagonisti sono i dubbi, nell’inciso è la speranza.

Ruggeri fa compiere un salto indietro di oltre 30 anni quando intona ‘Il futuro è un’ipotesi’, avvicendata dalla recentissima ‘Forma 21’. Di questa spettacolare canzone, Ruggeri dice: “È la mia più bella. Immagino Lou Reed che racconta in prima persona gli ultimi attimi di vita (come li raccontò a Laurie Anderson) mentre esegue la “forma 21”, un esercizio di Thai Chi. Una storia vera, intensa, positiva. Il coro in lingua cinese aggiunge suggestioni uniche”.

Si passa poi a ‘Lettera dal Duca’, omaggio dei Decibel a David Bowie. ‘La Banca’, sulla quale Ruggeri racconta un episodio legato alle sue zie che, ultranovantenni, vennero indotte da un funzionario del loro istituto di credito, a sottoscrivere un piano d’investimento i cui risultati si sarebbero visti dopo vent’anni. Il cantautore si chiede quindi chi sia peggio: se un rapinatore che entra in banca con una pistola in mano, oppure un elegante funzionario pronto a spillare denaro ai suoi clienti.

Ruggeri propone poi, ‘Il punto di rottura’, “una intensa ballata new-wave – spiega Ruggeri – splendidamente suonata da una band che riesce a infondere energia “da concerto” in un lavoro da studio. Il suono così personale è il vero valore aggiunto di tutto questo lavoro. Ancora una volta Paolo Zanetti dimostra la sua incredibile e innovativa personalità”.

Ruggeri si diverte e fa divertire: la cosa è a prova di cieco. Canta un altro vecchio successo, ‘Ulisse’ e sempre in tema di amarcord, ‘Polvere’, ingigantito da un’introduzione di chitarra da brividi.

C’è ancora tempo ed energia da spendere: ‘Il treno va’ che evita la banalizzazione dei tormentoni. Pensieri segnati dall’incedere del treno e dalla chitarra di Paolo Zanetti.

Come prescindere poi da ‘Peter Pan’? Sotto il palco, gli “irriducibili della transenna” sono in visibilio: un visibilio che Ruggeri & Co. alimentano con ‘Supereroi’, “brano memore del passato punk, su musica dell’altro Decibel Fulvio Muzio. Il testo allegorico a doppia chiave di lettura ben si sposa con l’andamento mozzafiato e la micidiale ritmica “speed” di Alex Polifrone e Fortu Sacka”. A proposito della sezione ritmica, praticamente una macchina perfetta. Qui, una menzione speciale va fatta al Fans Club di Enrico Ruggeri ed al suo presidente, Stefano Bongiovanni che ha realizzato una serie di mascherine a riproporre i supereroi più famosi: da Superman a Wonder Woman, passando per Hulk e Capitan America. Al momento del brano, le maschere vengono indossate dai supporter ruggeriani per omaggiarlo al meglio, rendendosi anche coreografia.

Segue un’altro brano della letteratura ruggeriana: ‘Poco più di niente’, giusto per non far calare il ritmo che ormai è alle stelle.

Le ultime tre perle che Ruggeri regala, sono: ‘Come lacrime nella pioggia’, singolo dell’album, ‘Alma’. Qui, il figlio del Rouge, Pico, ha dato vita ad un autentico capolavoro compositivo. Bene ha fatto papà Ruggeri a non farselo sfuggire. ‘Contessa’ e ‘Mistero’ concludono quasi 120 minuti di musica eseguita a livelli enormi. Difficile accettare che si spengano le luci sul palco: di Enrico Ruggeri non si è mai sazi abbastanza.

Un encomio speciale va ai tecnici audio che hanno saputo superare brillantemente ed in brevissimo tempo, l’incidente durante ”Il primo amore non si scorda mai’. Di queste fondamentali figure professionali, spesso artisti e giornalisti se ne dimenticano: non è il caso di Ruggeri e neanche di noi de ‘La Voce’. Onore al merito!

Antonio Marino

Foto: Donatella Pinto/La Voce (tutti i diritti riservati)

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Antonio Marino

Cinquantenne ma con lo spirito da eterno ragazzo. Adoro la compagnia degli amici con la 'A' maiuscola, la buona tavola e le buone birre. Appassionato di politica ma quella con la 'P' maiuscola, sposato più che felicemente. Difetti: sono pignolo. Pregi: sono pignolo

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