Europa League

EUROPA LEAGUE: CHELSEA IN TRIONFO

Battuto l'Arsenal 4-1. Per Sarri primo trofeo in carriera

Il primo trofeo continentale dell’anno va al Chelsea di Maurizio Sarri; nella finale di Europa League disputata ieri a Baku, i “Blues” si scatenano nella ripresa dopo un primo tempo equilibrato e demoliscono l’Arsenal con un perentorio 4-1. Nulla da fare, dunque, per Unai Emery, specialista della competizione che ha conquistato tre volte alla guida del Siviglia.

Il Chelsea, con Kepa tra i pali, si presenta schierato a quattro in difesa; Azpilicueta e l’ex romanista Emerson spingono sui lati, mentre Christensen e David Luiz formano il duo centrale. Jorginho, faro di centrocampo della Nazionale italiana, ricopre il ruolo che gli è proprio, assistito da Kovacic (transitato in nerazzurro) e dalla potenza polmonare di Kante. Giroud, Hazard e Pedro costituiscono il terzetto avanzato. L’Arsenal risponde con una difesa a tre; davanti a Cech, infatti, giocano Papastathopoulos (passato anche da Genoa e Milan) Nacho Monreal e Koscielny. Maitland-Niles e Kolasinac operano sulle fasce ripiegando in difesa e dando sostegno alla manovra offensiva; l’ex blucerchiato Torreira gioca in coppia con Xhaka in mezzo al campo, mentre Ozil opera da trequartista alle spalle di Lacazette e Aubameyang, formatosi nelle giovanili del Milan.

C’è tanta Italia, da una parte e dall’altra, anche nelle panchine. Sarri regala qualche minuto di partita anche a Davide Zappacosta, mentre l’ex viola Marcos Alonso e Gonzalo Higuain restano spettatori per tutti i novanta minuti. Tra le riserve dei “Gunners” figurano inoltre Lichtsteiner, che tra Lazio e Juventus ha speso lo spicchio migliore di carriera, e Mustafi, a suo tempo prelevato dalla Sampdoria.

Il primo tempo di Baku mette in mostra due squadre piuttosto contratte, come si conviene in un confronto in cui la posta è alta. Occorre quindi aspettare la mezz’ora per annotare la prima occasione degna di questo nome; dalla distanza, la legnata di Xhaka scrosta la traversa. Dall’altra parte la risposta dei “Blues” capita sul sinistro di Emerson che però trova pronti i guantoni di Cech; poco dopo il portiere ceco risulta ancora superbo deviando in angolo il velenoso diagonale mancino di Giroud.

I fuochi d’artificio esplodono però in rapida successione nella ripresa. Al minuto 49 Giroud in tuffo si avvita di testa sul cross di Emerson e punisce la propria vecchia squadra bruciando Cech sul primo palo. Al 60° arriva poi il raddoppio di Pedro, il cui taglio è premiato dal suggerimento di Hazard. Cinque minuti dopo un ingenuo fallo di Maitland-Niles su Giroud induce l’arbitro Rocchi ad indicare il dischetto del rigore; dagli undici metri la trasformazione di Hazard è ineccepibile. Al 69° Iwobi, entrato tre minuti prima al posto di Torreira, accorcia il punteggio con uno splendido diagonale al volo; l’illusione di una risalita dura però pochissimo per l’Arsenal perché al 72° il prezioso assist di Giroud manda Hazard in gol per il poker. Prima del triplice fischio, infine, Cech limita eventuali danni ulteriori distendendosi prodigiosamente sul tiro di Willian.

Finisce così 4-1 per la Londra dipinta di blu; per Maurizio Sarri, alla stagione d’esordio in terra inglese, si tratta del primo trofeo in carriera. Per il tecnico toscano ora suonano forti le sirene bianconere, anche se, interpellato sull’argomento, l’ex allenatore del Napoli ha assunto un atteggiamento piuttosto sibillino. Per Eden Hazard, poi, la doppietta rappresenta il modo migliore per salutare il Chelsea; lunedì, infatti, il talento belga dovrebbe essere presentato al “Santiago Bernabeu”.

Gigi Bria

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Gigi Bria

Le cose migliori arrivano per caso. Per caso, ormai dieci anni fa, iniziai ad insegnare diritto ed economia politica in una scuola superiore di Milano. Sempre per caso, qualche anno fa, mi fu proposto di scrivere. Ho visto "La Voce" quando era ancora un embrione; ora è il giovane figlio di cui mi prendo cura ogni giorno parlando di sport e dirigendone la relativa redazione. Seguo il mondo del calcio, confidando di riuscire a non far mai trasparire la mia pur blanda fede calcistica.

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