Storia

Balilla e la rivolta genovese del 1746: la storia di un ragazzino divenuto leggenda

Comincia con una sassata la definitiva cacciata degli austriaci da Genova

Nella storia d’Italia vi sono stati molti personaggi che hanno lasciato un’impronta sull’immaginario popolare, come Alberto da Giussano, Pietro Micca e molti altri; ma forse nessuno è rimasto nel ricordo, o anche solo nel lessico, come Giovan Battista Perasso, più noto come Balilla. Vediamo quindi il personaggio ed il contesto in cui il mito ha preso forma.

L’evento storico è quello della rivolta popolare scoppiata a Genova il 5 dicembre del 1746 nel quartiere di Portoria, che si inserisce nell’ambito del conflitto che porta il nome di Guerra di Successione Austriaca. L’imperatore d’Austria Carlo VI, privo di eredi maschi ed impossibilitato ad averne, decise di obolire la Legge Salica (quella che prevedeva la discendenza al trono solo in linea maschile), stabilendo il diritto alla successione anche per la linea femminile; ma quando nel 1740 l’imperatore passò a miglior vita, l’ascesa al trono di sua figlia Maria Teresa (che sarà poi madre della famosa Maria Antonietta, la regina di Francia decapitata durante la Rivoluzione Francese) fu contestata da molti sovrani d’Europa, tra i quali Federico II di Prussia che attaccò l’Austria, seguito da Francia, Spagna, Sassonia, Baviera e Regno di Napoli; a favore dell’Austria si schierarono Inghilterra, Olanda e Regno di Sardegna. E di lì a poco sarebbe stata coinvolta anche la piccola Repubblica di Genova, quando nel 1745 aderì alla coalizione di Francia, Spagna e Regno di Napoli; risultato, il 5 settembre del 1746 le truppe austriache erano fuori le mura di Genova. Consapevoli di non poter reggere il confronto con le forze austriache, le autorità decisero di sottomettersi ed accettare le durissime condizioni imposte dagli austriaci: consegna delle chiavi delle porte della città, di tutte le artiglierie, libero passaggio per le truppe austriche, e soprattutto il pagamento di un tributo di ben quattro milioni di scudi d’argento, ossia più di quanto lo stato fosse in gradi di incassare in sei anni. Ovviamente la città fu messa in ginocchio e la pressione fiscale venne aumentata fino all’inverosimile affamando la popolazione genovese. La cittadinanza dovette quindi subire quella che era sostanzialmente una occupazione da parte delle truppe austriche, ed il 5 dicembre di quello stesso 1746 vi fu l’episodio che determinò lo scoppio della rivolta popolare da cui nacque il mito del nostro Balilla.

Accadde difatti che dei soldati austriaci stessero trasportando un cannone per le vie del quartiere Portoria e, rimanendo il pezzo impantanato nel fango, pretesero con fare arrogante che i popolani li aiutassero a liberare il cannone; ricevendone un rifiuto, i soldati austriaci cominciarono ad usare la forza.  All’arroganza degli occupanti rispose un ragazzino di undici anni, ossia il nostro Giovan Battista Perasso detto Balilla (vezzeggiativo derivante da “balla”, ossia “palla”, generalmente rivolto a bambini e ragazzini genovesi dell’epoca), il quale avvicinatosi con in mano un sasso gridò in dialetto alla folla accorsa “Che l’inse?”, ossia “Comincio?”; fu la scintilla che innescò l’incendio: ne nacque una rivolta popolare in grande stile, ed in poche ore le strade si riempirono di barricate ed i soldati austriaci accorsi vennero accolti a sassate e fucilate.

Fu una lotta dura che durò tre giorni, fin quando gli austriaci, resisi conto della impossibilità di riprendere il controllo della città per la mancanza di rinforzi e la scarsità di munizioni, il giorno 9 riconsegnarono le chiavi ai popolani i quali le restituirono alle autorità cittadine con l’invito nel futuro ad essere meno accondiscendenti con il nemico; il quale ovviamente non desistette dall’idea di riprendere la città. Ma i genovesi, pur avendo subito la predita di ben 4.000 cittadini durante la rivolta, organizzarono una milizia di 15.000 unità con la quale riuscirono a respingere gli assalti austriaci fino all’arrivo degli alleati franco-spagnoli, con la conseguente definitiva ritirata del nemico. I valorosi genovesi avevano con le loro sole forze respinto un potente esercito e salvato la loro città; e ad ottenere questo strepitoso risultato sul campo fu la volontà popolare, essendo i capi della rivolta tutti artigiani, commercianti, e gente del popolo che con la loro ferrea volontà e con il seguito popolare seppero dare lezione di coraggio e di valore all’aristocrazia governante, che aveva consegnato Genova agli austriaci e che durante la rivolta se ne era stata rintanata nei palazzi ad attendere l’esito degli eventi.

Nel 1748, due anni dopo la rivolta di Genova, la Guerra di Successione Austriaca ebbe termine: Maria Teresa d’Austria si vide riconoscere il trono (perse però la Slesia a favore della Prussia), mentre gran parte degli altri contendenti tornarono sostanzialmente ai confini anteguerra. Gli accadimenti genovesi ebbero in Europa una grande eco e tutti ammirarono il fiero popolo che seppe dare una tale dimostrazione di tenacia e coraggio a fronte di una classe dirigente imbelle ed incapace.

Il ragazzino che diede fuoco alle polveri divenne poi un mito, e fu ricordato non solo con statue e vie a lui dedicate, ma il suo soprannome entro a far parte della cultura italiana a vario titolo. Nel nostro Inno Nazionale, (che è poi una poesia di cui la parte che viene suonata a cantata nelle celebrazioni è in realtà solo una parte) scritto da Goffredo Mameli nel 1847 e musicata da Michele Novaro (entrambi genovesi), si parla del coraggioso ragazzino: “I bimbi d’Italia si chiaman Balilla”; una delle gallerie scavate dai nostri soldati durante la Grande Guerra sul Pasubio fu intitolata a Balilla e durante lo stesso conflitto fu realizzato un velivolo con quel nome. Nel 1932 poi, la FIAT realizzò la famosa vettura Balilla dedicandola al ragazzino genovese, nel 1927 la Regia Marina varò un sommergibile battezzandolo Balilla, e famosa è poi l’organizzazione giovanile Opera Nazionale Balilla di epoca fascista; per non parlare del calcio da tavolo che generazioni di italiani hanno chiamato “calcio Balilla”.

La figura di Balilla ha avuto quindi un peso non indifferente nella memoria collettiva e nella cultura italiana, esaltato in epoca risorgimentale ed abbondantemente celebrato durante il Ventennio, e tutto questo nonostante non vi siano documenti certi che attestino la reale esistenza del personaggio. Si, perché le vicende di Giovan Battista Perasso detto Balilla furono poi tramandate oralmente da generazioni di genovesi e divennero patrimonio collettivo, ma non esistono documenti ufficiali che lo riguardino, per cui non è escluso che il personaggio possa essere solo un mito (come del resto altri, come il famoso Alberto da Giussano protagonista della battaglia di Legnano contro il Barbarossa, che non è mai esistito). Ma poco importa, la memoria collettiva e l’identità dei popoli si fondano anche sui miti, e quello di Balilla ha pienamente svolto il proprio ruolo, identificando infine il personaggio col popolo tutto. E comunque, a noi piace pensare che il ragazzino che lanciando un sasso diede inizio alla rivolta che portò i valorosi genovesi a cacciare l’occupante austriaco, sia veramente esistito.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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