Affari legali

AFFARI LEGALI. Cinzia Spanò porta la storia di una sentenza a teatro

La vicenda prende le mosse da una storia assolutamente vera avvenuta nei quartieri alti di Roma

La nostra rubrica giuridica ormai da anni si occupa di argomenti tutt’altro che leggeri, spaziando da approfondimenti su tematiche di diritto di famiglia e del lavoro, fino a toccare questioni afferenti all’insidioso campo penale.

Quest’oggi tenteremo di stemperare un po’ i toni raccontando della coraggiosa iniziativa di Cinzia Spanò, autrice ed interprete di uno spettacolo teatrale appena andato in scena all’Elfo di Milano e intitolato “Tutto quello che volevo. Storia di una sentenza”.

La vicenda prende le mosse da una storia assolutamente vera avvenuta nei quartieri alti di Roma che ha visto protagoniste due ragazzine minorenni date in pasto ad un gran numero di uomini coinvolti nel giro della prostituzione.

La sentenza è del 2016 e tuttora è tra le più discusse tra le pronunce di quel genere, fondamentalmente perché non tutti ne hanno capito il senso; Paola Di Nicola, classe 1966, di origini marchigiane, è il giudice – o meglio, la giudice, atteso che la stessa ha denunciato a più riprese un ingiustificato sessismo che da sempre influenza negativamente la vita di qualunque donna, in carriera o meno – che ha deciso affinché il risarcimento di Euro 20.000 chiesto all’imputato dalla curatrice di una delle vittime costituitasi parte civile, non fosse corrisposto con le modalità classiche, ma che una somma di pari entità fosse destinata all’acquisto di libri e film concernenti la storia ed il pensiero delle donne.

Non si tratta di invenzione, bensì di pura realtà: il magistrato (e ci risiamo col maschile, non ce ne voglia la Di Nicola) che ha emesso tale pronuncia, lo ha fatto in modo lucido e assai ponderato, nella speranza che fosse ricordato a tutti, soprattutto alla minore, che molte donne prima di lei avessero lottato, talvolta a costo persino della propria vita, per conquistare diritti e dignità. Quella dignità che non può e non deve essere quantificata da un giudice, che nessuna somma può restituire.

Un messaggio profondo e, perché no, per certi aspetti anche provocatorio, che dalle aule di Tribunale è giunto fino al palcoscenico di un teatro, in modo che la sua eco arrivasse forte e chiara nei cuori di molta gente.

Roberta Romeo

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