Storia

Lotta in famiglia tra franchi e longobardi: nasce il Sacro Romano Impero

Nel recente articolo sulla Corona Ferrea, abbiamo conosciuto la storia di quel manufatto d’oreficeria medievale cha ha accompagnato la storia d’Italia dalla dominazione longobarda fino ai giorni nostri; abbiamo altresì visto come a partire dalla regina longobarda Teodolinda, passando per il re dei franchi (e successivamente imperatore del Sacro Romano Impero) Carlo Magno, la corona sia stata indossata dai vari sovrani che si sono fregiati del titolo di re d’Italia. Sappiamo poi che alla dominazione longobarda in Italia pose fine lo stesso Carlo Magno, che depose l’ultimo sovrano longobardo Desiderio, il quale era stato fino a poco tempo prima nientemeno che suo suocero; vediamo quindi lo scenario di quella lotta che culminò nella sconfitta longobarda e che vide la nascita di quello che per un millennio sarà conosciuto col nome di Sacro Romano Impero.

Cominciamo col dire che l’intervento franco in Italia vi fu per esplicita richiesta del papa di allora Adriano I, il quale mal sopportava il predominio longobardo nella penisola; bisogna infatti specificare che nonostante nell’immaginario collettivo la parola “longobardi” faccia pensare a qualcosa di regionale e prettamente legato all’Italia del nord, quel popolo aveva occupato pressoché tutta l’Italia peninsulare, eccezion fatta per alcune aree rimaste di giurisdizione bizantina, ossia parti della Puglia e della Calabria, la città di Ravenna (che difatti ancora oggi presenta nelle sue cattedrali i famosi e magnifici mosaici bizantini appunto), nonché la città di Roma per ovvi motivi.

I franchi erano stati per lungo tempo alleati dei longobardi, e tale alleanza era stata suggellata dal matrimonio tra la figlia del re longobardo Desiderio (quella che Manzoni nella sua opera l’”Adelchi” chiama Ermengarda, anche se non ci sono fonti attendibili che attestino che il nome della principessa longobarda fosse realmente quello) e Carlo Magno; per la cronaca, il fratello di Carlo Magno, ossia Carlomanno, aveva sposato la sorella di Ermengarda. Nel 771 però, alla morte di Carlomanno (che regnava su una parte del regno dei franchi mentre suo fratello regnava sull’altra), Carlo Magno si autoproclamò unico re dei franchi per prevenire le pretese dei figli di Carlomanno e, per l’occasione, ripudio Ermengarda accampando come motivazione la sterilità della sua consorte, dando inizio ad una rottura con i longobardi che culminerà in uno scontro aperto quando papa Adriano I richiederà esplicitamente l’intervento franco in Italia per porre fine allo strapotere longobardo.

La richiesta del pontefice, unita all’allettante idea di creare un impero estendendo i domini franchi a sud delle alpi, fece prendere a Carlo Magno la decisione di scendere col suo esercito in Italia. Divise quindi le forze di cui disponeva in due tronconi, uno da egli stesso comandato scese attraverso il Moncenisio in direzione della capitale longobarda Pavia, mentre l’altro passò per la Valle d’Aosta; correva l’anno 773 d.C.

Desiderio decise di fermare l’invasione franca attestandosi alle Chiuse, ossia delle fortificazioni che si concatenavano appigliandosi alle già presenti difese naturali e che impedivano l’accesso alla Val di Susa; in buona sostanza si trattava di palizzate rinforzate con terrapieni con pali acuminati e rami spinosi (secondo la tradizionale e ben nota tecnica usata nelle fortificazioni romane), dotate di fortini, baraccamenti per i soldati e quant’altro fosse necessario per appostarsi ad efficace difesa del territorio da presidiare. Sembra quindi che i longobardi potessero dormire sonni tranquilli, ma così non fu; non è ben chiaro come, ma i franchi vennero a sapere (forse per un tradimento a danno dei longobardi), di una via alternativa non presidiata sulla riva destra della Dora. I franchi riuscirono quindi ad aggirare le fortificazioni longobarde dando battaglia ed avendo quindi ragione delle forze nemiche sbaragliandole. Per la cronaca, la cavalleria franca ebbe ragione delle truppe guidate dal figlio di Desiderio, ossia l’Adelchi di manzoniana memoria nonché ex-cognato di Carlo Magno, il quale dovette fuggire a Verona (erano con lui anche i figli di Carlomanno, ossia i nipoti di Carlo Magno). Carlo Magno si incontrò poi col resto dell’esercito davanti a Pavia, che fu presa dopo nove mesi di assedio. La caduta di Pavia determinò la sconfitta di Desiderio (che Carlo Magno risparmiò limitandosi a rinchiuderlo a vita in un monastero), ma non del regno longobardo: dimostrando lungimiranza ed un certo acume politico, Carlo Magno si fece semplicemente incoronare re dei Longobardi, lasciando intatti i privilegi dei duchi longobardi, conservando le istituzioni e le leggi longobarde (apportò solo delle modifiche al sistema giuridico preesistente), semplicemente acquisendo una seconda corona dopo quella dei franchi, divenendo “rex francorum et langobardorum” il 10 luglio del 774, cingendo la Corona Ferrea della quale abbiamo già parlato.

Infine, il 25 dicembre dell’anno 800 Carlo Magno venne incoronato imperatore romano da papa Leone III, cosa che non era più accaduta dalla caduta dell’ultimo imperatore d’Occidente Romolo Augusto (noto col vezzeggiativo di Augustolo) nel 476. Notare bene che Carlo Magno “fu” incoronato, ossia la corona di imperatore gli fu posta sul capo dal pontefice, gesto dal profondo valore simbolico che sottolineava la subordinazione del potere imperiale a quello del papa; e difatti i cronisti dell’epoca sottolinearono come il neo-imperatore se ne fosse andato piuttosto di malumore per lo smacco subito. Dieci secoli dopo, il 2 dicembre del 1804, Napoleone sarà ben più scaltro di Carlo Magno mettendosi la corona imperiale sulla testa con le proprie mani, lui che porrà ufficialmente fine all’esistenza del Sacro Romano Impero nel 1806 dopo aver sconfitto gli Asburgo eredi dell’antico titolo imperiale, creato quando Carlo Magno ruppe i legami di parentela ed alleanza con i longobardi e fondò quell’impero millenario.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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