Storia

La battaglia della Guazzera: i Visconti vengono sbaragliati; per Milano bisogna aspettare

I Della Torre stravincono sul campo e rimangono signori di Milano… per adesso

Tempo addietro abbiamo conosciuto la famiglia dei Della Torre, ossia coloro che precedettero i Visconti nel dominio su Milano, ed abbiamo visto come la decisiva vittoria conseguita nella battaglia di Desio (21 gennaio 1277) permise loro di divenire signori incontrastati della città lombarda. Faremo ora un salto indietro nel tempo fino allo scontro precedente la battaglia di Desio, ossia alla battaglia che si svolse nelle terre varesine tra i comuni di Ranco ed Ispra nell’anno 1276 (mese e giorno sono andati dimenticati), sempre tra i Della Torre ed i Visconti nella lunga contesa che li vide lottare per la supremazia su Milano.

Lo scontro si svolse in un territorio compreso tra una serie di alture ed il lago Maggiore, un’area pianeggiante attraversata da un torrente oggi chiamato Acquanegra e che al tempo della battaglia era noto come Guazzera, e che diede il nome alla battaglia; i nomi del torrente rendono poi facilmente l’idea di quale fosse la conformazione del terreno, evidentemente trattandosi di una zona umida e paludosa. Lo scontro ebbe luogo come conseguenza della decisione dei Visconti di marciare verso Milano partendo da ovest, dopo aver preso la strategica roccaforte di Angera, sulle sponde del lago Maggiore, ad opera di Ottone Visconti. I Della Torre decisero di rispondere inviando un reparto di 500 cavalieri pesanti tedeschi mandati in Italia dall’imperatore Rodolfo I d’Asburgo, desideroso di aiutare i ghibellini Della Torre contro i guelfi Visconti; comandava i tedeschi Cassone Della Torre (figlio di Napo, signore di Milano), che pose sotto assedio la rocca di Angera, stabilendo l’accampamento proprio sul Guazzera. Intanto altre truppe milanesi stavano giungendo da sud al comando dello stesso Napo.

I Visconti risposero alla mossa nemica inviando il generale Goffredo da Langosco il quale, partendo dalla sponda piemontese del lago, sbarcò più a nord di Angera e prese a marcire in direzione della rocca assediata per cogliere di sorpresa le forze assedianti e liberare Angera dall’assedio, disponendo di truppe provenienti dalla stessa Milano, da Pavia, oltre a mercenari genovesi e spagnoli; il fattore sorpresa giocava un ruolo fondamentale: la cavalleria pesante tedesca poteva essere sopraffatta solo caricandola quando non poteva avere tempo di organizzarsi per una controcarica che, data la stazza e la corazzatura pesante dei cavalieri, sarebbe stata senz’altro irresistibile. L’attacco della cavalleria leggera Viscontea fu inizialmente coronata da successo, ed i tedeschi furono sbaragliati. Goffredo da Langosco commise però un errore fatale permettendo che le sue forze si assottigliassero nell’inseguimento, rimanendo in tal modo vulnerabili da tergo ed ai fianchi; accortosene, Cassone si rese conto che doveva assolutamente resistere fino all’arrivo dei rinforzi guidati da suo padre.

Goffredo di Langosco era all’oscuro del fatto che rinforzi nemici stessero giungendo, e quando li vide giungere sul campo di battaglia era ormai troppo tardi: circondate da forze nemiche soverchianti, le truppe viscontee furono imbottigliate nelle acque fangose del Guazzera e massacrate, tramutando in una rovinosa disfatta quella che era inizialmente apparsa come una vittoria schiacciante. I Della Torre catturarono trentacinque nemici, appartenenti alla nobiltà milanese, i quali furono portati a Gallarate, sottoposti a processo e giustiziati per alto tradimento. Secondo alcuni vi era tra questi anche Goffredo da Langosco, secondo altri il comandante delle forze viscontee fu ucciso sul campo, forse dallo stesso Napo.

Come conseguenza della sconfitta subita, i Visconti dovettero spostarsi a nord, e da lì poterono passare alla controffensiva che portò alla battaglia di Desio ed alla vittoria decisiva che li vide diventare signori di Milano fino al 1447, quando passarono il testimone agli Sforza.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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