Affari legali

AFFARI LEGALI: Torniamo a parlare di accollo tributario

Quali possono essere i pericoli?

Prima dell’estate questa rubrica si è occupata di uno strumento negoziale privatistico noto come “accollo tributario”, che consiste sostanzialmente in un patto tra il contribuente in debito con l’amministrazione ed un terzo soggetto, in base al quale quest’ultimo si impegna a pagare le somme dovute dal primo alla seconda, liberandolo definitivamente solo al momento dell’avvenuto saldo.

Abbiamo rilevato che questa prassi, pur presentando incontestabili vantaggi, comporta altresì dei rischi per l’accollato, ossia il debitore originario. Vi è infatti la possibilità, in particolar modo se il soggetto che propone il servizio non sia persona del tutto affidabile o competente in materia, che l’operazione di compensazione abbia luogo utilizzando crediti in realtà inesistenti o “fittizi”, cioè frutto di condotte volte all’elusione. In queste ipotesi, oltre ad andare incontro a pesanti costi sul piano economico – pagamento dei tributi non versati, maggiorati di sanzioni ed interessi – il contribuente si troverà soggetto, qualora il mancato adempimento fiscale configuri reato, anche ad un procedimento penale, ad esito del quale rischierà una condanna in concorso con tutti coloro che nel meccanismo di compensazione siano risultati in qualunque modo coinvolti (accollante, cedente del credito poi utilizzato da quest’ultimo per la compensazione e perfino il consulente fiscale che abbia certificato la genuinità del credito medesimo).

A riguardo, la Suprema Corte ha infatti stabilito, con sentenza n. 1999 del 2018, che integri il delitto di indebita compensazione di cui all’art. 10-quater, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, il pagamento dei debiti fiscali mediante compensazione con crediti d’imposta a seguito del c.d. “accollo fiscale” ove commesso attraverso l’elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale, in quanto l’art. 17 del D.Igs. 241/97 non solo non prevede il caso dell’accollo, ma richiede che la compensazione avvenga unicamente tra i medesimi soggetti; inoltre ha precisato che “in tema di reati tributari, è responsabile a titolo di concorso il consulente fiscale per la violazione tributaria commessa dal cliente (nella specie, per il delitto di indebita compensazione), quando il primo sia l’ispiratore della frode, ed anche se solo il cliente abbia beneficiato della operazione fiscalmente illecita”.

Sotto quest’ultimo aspetto, è il caso di dire che anche i professionisti del settore corrono molti rischi servendosi dello strumento giuridico finora illustrato; per tali ragioni, è quanto mai importante, soprattutto per le imprese, i maggiori utilizzatori dell’accollo tributario, che sia effettuata nel miglior modo possibile ogni verifica in ordine a chi si proponga come potenziale accollante, con l’ausilio irrinunciabile di un avvocato esperto in materia di diritto tributario. Ciò al fine di evitare, magari a distanza di tempo, il coinvolgimento in procedimenti che, quale che sia la loro natura, risultano essere sempre fonte di grandi preoccupazioni e di costi anche esorbitanti.

Roberta Romeo 

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