La "Sophia"

Come comprendere il cambiamento evolutivo in atto

Essere il cambiamento come vero compito globale

Oggi voglio parlare di una tematica piuttosto attuale, ovvero la visione catastrofica del pianeta che sempre di più oggi si tende ad avere e la visione che realmente dovremmo avere del pianeta e della nostra esistenza.

Stiamo vivendo sicuramente un periodo molto delicato, di grande cambiamento, di una maggiore sensibilizzazione e di grandi reazioni naturali da comprendere.
Eventi come la deforestazione, l’inquinamento della plastica e di altre sostanze, un’alimentazione altrettanto inquinata, un clima imprevedibile ecc. sono ormai all’ordine del giorno.

Molto spesso di fronte alle difficoltà si tende a creare un allarmismo e condividere il più possibile ciò che non va. In questo modo si pensa di poter cambiare la causa che ha creato la difficoltà e assumersi la responsabilità.

Credo che sia proprio questo ciò che sta succedendo con le varie difficoltà che il pianeta e il nostro sistema stanno ponendo di fronte a noi.

“Quando avranno abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, avvelenato l’ultimo fiume, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”

Si tratta di una frase piuttosto comune ormai che viene condivisa ovunque si parli di disastri naturali, del pianeta che si sta opponendo a noi e di millenni di male causato dall’uomo. L’origine di questa citazione è incerta ma viene abitualmente attribuita a Toro Seduto, capo tribù dei Hunkpapa Sioux (Lakota), che attraverso questa citazione si rivolge a un popolo occidentale, spiritualmente poco sviluppato che si impadronisce delle loro terre.

Ciò su cui voglio riflettere però è l’effetto che realmente ha questa frase su di noi e l’attuale situazione del pianeta. Innanzitutto, se utilizzata in occidente, riassume l’emblema di una problematica molto grande, ovvero il continuo affidamento di responsabilità di tutto ciò che accade a un organo di potere.

Quando vediamo il disastro dei rifiuti di plastica diamo la colpa a chi non ha gestito tali rifiuti, quando vediamo i cambiamenti climatici diamo la colpa a chi inquina attraverso produzioni eccessive, quando vediamo la deforestazione causata diamo la colpa a coloro che hanno in mano il potere.
Ciò che non viene fatto mai però è riconoscere di essere dipendenti da un sistema basato sul potere e l’avidità e che ha sempre cresciuto grazie a tale sottomissione.
Inoltre condividere questa citazione non solo pubblicamente ma sopratutto dentro di sé significa essersi arresi di fronte alla propria sottomissione.

Ciò che intendo dire è che la nostra anima è venuta qui per svolgere un determinato compito, lei non è qui per mettersi comoda ad aspettare la fine dei fiumi, dei mari, delle foreste e del pianeta intero. E’ venuta qui per portare un cambiamento, per comprendere fino in fondo le reazioni di questo pianeta e agire di conseguenza per renderlo il posto che è degno di essere.

Continuare a condividere dentro e fuori di sé frequenze disastrose, di arresa e di sofferenza non è ciò che siamo chiamati a fare e non è ciò che il pianeta intende comunicarci attraverso le sue reazioni.

Quando tutti noi ci sentiremo responsabili di agire veramente, ci renderemo indipendenti da un sistema che continuamente indirizza l’attenzione collettiva verso la catastrofe e capiremo il nostro vero compito qui. inizieremo a vedere che le soluzioni per la gran parte delle problematiche ambientali e che sono già in atto.

Dovremmo comprendere che l’evoluzione è molto più complessa di una semplice fine del mondo.

Essere il cambiamento e svolgere il proprio compito animico oggi è l’unica vera responsabilità che abbiamo.

Sophia Molitor

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