Storia

La Crisi di Corfù: l’esordio della politica estera fascista

Mussolini rischia grosso ma capitalizza il consenso popolare

In questo articolo andremo a conoscere un avvenimento poco noto riguardante un “quasi” conflitto accaduto tra Italia e Grecia nel 1923, un episodio che vide come protagonista un Mussolini agli esordi della sua esperienza di governo. Vediamo nel dettaglio.

La “crisi di Corfù” venne innescata da un eccidio in cui furono uccisi i membri di una commissione militare italiana incaricata dalla Conferenza degli Ambasciatori (ossia un organo del Consiglio Supremo Alleato reduce dalla Grande Guerra conclusasi nel 1918) di stabilire quale dovesse essere il confine tra Grecia ed Albania. Il 27 agosto del 1923 la delegazione guidata dal generale Enrico Tellini venne trucidata nei pressi della località di Giannina, proprio al confine tra Albania e Grecia; oltre al generale Tellini componevano la delegazione il maggiore Luigi Corti, il tenente Mario Bonacini, il conducente Remigio Farnetti e l’interprete albanese Thanassi Gheziri.

L’eccidio suscitò grande scalpore in Italia, e da subito venne puntato il dito contro la Grecia il cui governo venne ritenuto essere il mandante della strage. Difatti la missione militare guidata dal generale Tellini stava operando contro i desideri greci riguardanti il confine con l’Albania, ed i greci risposero che l’episodio rappresentava la palese ricerca da parte italiana di un pretesto per intervenire contro la Grecia, dato che l’Italia avanzava pretese sull’isola di Corfù, il cui possesso ci avrebbe permesso di chiudere l’accesso all’Adriatico e quindi di avere su quest’ultimo l’assoluto controllo. Mussolini, allora capo del Governo Italiano, inviò alla Grecia un durissimo ultimatum nel quale si chiedeva al Governo greco le scuse formali per l’accaduto, l’istituzione di una commissione di inchiesta, un pesante risarcimento economico, una cerimonia nella quale la flotta greca rendesse gli onori alla flotta italiana, e che si svolgesse in Atene il funerale solenne delle vittime in presenza del Governo greco. In risposta, i greci rifiutarono gran parte delle pretese contenute nell’ultimatum, sicché Mussolini fece schierare nel mar Ionio una formazione da battaglia di ben quattro corazzate.

Il 29 agosto le unità della Regia Marina bombardarono Corfù, dopodiché l’isola fu occupata da truppe italiane; la Grecia chiese quindi l’intervento delle potenze europee, trovando il deciso sostegno della Gran Bretagna. Il primo ministro inglese Baldwin mobilitò la flotta inglese del Mediterraneo creando scompiglio all’interno del Governo italiano, particolarmente da parte del ministro della Marina ammiraglio Thaon di Revel, il quale sapeva bene che da un eventuale confronto con la flotta inglese quella italiana era destinata ad una sicura sconfitta; senza tener conto che l’Italia si sarebbe trovata contro un fronte composto dalla stessa Gran Bretagna, dalla Grecia, dalla Jugoslavia (con la quale avevamo dei contenziosi riguardante il confine), non escludendo la Francia. Insomma, si rischiava un disastro, per cui i ministri militari del Governo minacciarono di dare le dimissioni in massa.

Mussolini avrebbe voluto rischiare ed annettere Corfù all’Italia mettendo l’Europa dinnanzi al fatto compiuto, ma il rischio di perdere buona parte dei ministri in divisa (la cui voce era allora molto autorevole difronte all’opinione pubblica, essendo quei generali ed ammiragli reduci dalla vittoria nella Grande Guerra) era troppo elevato. Fu così che il 27 settembre Corfù venne evacuata dalle truppe italiane, dopo che la Conferenza degli Ambasciatori riuscì a convincere il Governo greco ad accettare le richieste dell’Italia contenute nell’ultimatum.

Mussolini, a capo del Governo italiano da circa un anno (nel 1922 c’era stata la Marcia su Roma), si lanciò in un rischioso atto di forza, che però gli procurò il favore dell’opinione pubblica la quale, abituata ad una politica generalmente remissiva da parte dei passati governi innanzi alle potenze tradizionali, vide all’opera un capo del Governo risoluto e tutt’altro che intimidito dai governi stranieri.

Un gran credito di immagine quindi per il futuro duce dell’Italia in via di fascistizzazione, ma che alla fine dovette ascoltare i consigli (e le minacce) dei ministri militari del suo governo, i quali avevano il senso della misura (e soprattutto dei rapporti di forza tra l’Italia e la controparte), e che sapevano che l’occupazione di Corfù non poteva che essere un’azione di forza a scopo puramente dimostrativo e limitata nel tempo. Per la cronaca, le circostanze dell’eccidio rimasero avvolte dal mistero.

Del resto Mussolini non imparò la lezione, e diciassette anni dopo giocò ancora d’azzardo; ma a quel punto in Italia non c’era più nessuno che potesse minacciarlo o che avesse il potere di indurlo a stare con i piedi per terra; e le conseguenze delle sue decisioni scellerate le conosciamo tutti.

Marco Ammendola

Nell’immagine, una tavola de ‘La Domenica del Corriere’

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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