Amore

Pino tartaglia: l’amore tra libertà e solitudine

Intervista al dottor pino tartaglia – psicologo – autore del libro

Amiche ed Amici carissimi, ho il piacere di presentarvi l’ultimo successo letterario del Dott. Pino Tartaglia.

“Libertà e solitudine” – richiamate nel titolo – rappresentano i due poli di oscillazione dell’uomo moderno che rendono fin troppo granitica e inconciliabile la tradizionale idea dell’amore quale rappresentazione del vincolo indissolubile e del “per sempre” a cui ci hanno abituati nelle favole ascoltate fin da bambini.

Ricorrendo alla forma del saggio narrativo di impronta psicologica, l’autore – Pino Tartaglia – declina il tema sconfinato dei legami, dando voce a più prospettive e confrontandosi con il lettore ed i personaggi di ogni singola storia – aneddoti di cui è egli stesso partecipe o testimone – alternando un registro intimo e colloquiale ad una prosa più analitica e riflessiva.

Il libro riporta molte storie, diverse tra di loro, anche se indirizzate verso una rotta unica ed incontrovertibile: la ricerca di una dimensione superiore di saggezza. Una meta che richiede un percorso personale di crescita, di evoluzione, di conoscenza di sé stessi da acquisire lungo il complesso iter di integrazione tra mente e corpo, tra spiritualità e sensorialità, tra anima–psiche ed energia sessuale: tra natura, istinto e cultura. Il mondo della conoscenza di sé non può prescindere dal “vivere nel divenire” di cui il viaggio è l’espressione più autentica. Un viaggio al contempo reale e metaforico.

Daniela Cavallini:

Dott. Tartaglia, nel suo libro “Libertà e solitudine”, lei considera il jazz la metafora della vita…

Dott. Pino Tartaglia:

Diceva uno dei miei grandi maestri che la psicoterapia è più vicina all’arte che alla scienza. Ho in effetti rilevato che molti di coloro che operano in questo campo adottano un approccio estremamente rigido, riducendo il rigore clinico a cartelle burocratiche, diagnosi imbalsamate e schemi operativi legati a regolette precostituite.

Il Modello Jazz è il mio modus operandi nella vita e nel lavoro. Mi trovo dinanzi un tema preposto, un canovaccio (uno sconosciuto, un incontro, la sofferenza e il disagio delle persone, una scheda clinica); ma è qualcosa di magmatico, in continua evoluzione. Prima di lavorare, traggo ispirazione dalla musica, ascoltando dei brani. In procinto di affrontare una situazione difficile, o anche un sentimento amoroso, prendo la chitarra e comincio a suonare spontaneamente, facendo sgorgare i suoni da zone profonde dell’interiorità. Perso nei meandri di un universo sonoro armonico, riesco a sorprendermi; a esercitare l’intuizione, le sensorialità assemblate in nuovi incontri di note, che travalicano i soliti raggruppamenti abituali e obsoleti. È così che, nel guizzo creativo terapeutico, mi dedico a sbloccare quegli incagli e quelle situazioni di stallo che comunemente persistono nelle profondità dell’animo delle persone e ne fanno una fotocopia sbiadita di loro stesse. In quel guizzo terapeutico cerco l’ispirazione evolutiva per l’individualità, l’aggancio al progetto di vita autentico: non quello mentale, culturale o teorico di matrice pluralistica, collettiva e universale. Esploro e coltivo un processo di differenziazione che riconduca l’individuo alla sua anima, al suo sentire profondo, radicato nella natura e nell’energia vitale. Il Modello Jazz è libertà di esprimere la parte migliore di se stessi e di risvegliarla nell’altro, in coloro con cui si comunica.

«Tutto l’universo è jazz» ha dichiarato Nora Bateson in un’intervista su suo padre Gregory, grande mente e scienziato del secolo scorso. E il jazz è un’ottima metafora se si vuole rendere l’idea del pensiero di Bateson, in quanto esso è un processo creativo. L’improvvisazione – tipica del jazz – è una sorta di processo espressivo, comunicativo e conoscitivo su base essenzialmente energetica, ritmica, relazionale e intuitiva; è una grande capacità-modalità di connessione dell’essere umano con la realtà esterna e con quella interiore al contempo.

Quando qualcosa di ancora indistinto – un’energia pulsionale intelligente – ti spinge ad esprimerti, sebbene tu non sappia di cosa si tratti, ma ti rendi conto che stai facendo qualcosa di vero, sentendoti connesso e creativo, qualcosa che la mente e l’organizzazione logica non riesce né a controllare né a direzionare (anche perché le energie dell’anima sono già incanalate dalla vita profonda): allora quello è Jazz.

Daniela Cavallini:

Un’esortazione a seguire la pulsione dell’immediatezza?

Dott. Pino Tartaglia:

Si’, ma senza improvvisazione. Improvvisare in jazz non significa essere musicisti improvvisati. L’improvvisazione in jazz è invece, indice di una grande preparazione tecnica e strumentale tale da consentire la libera profonda espressione emozionale della personalità del musicista, il suo talento, il suo guizzo creativo, la capacità di condivisione della comunicazione emozionale e affettiva. È vita, è arte è amore.

Daniela Cavallini:

Un’affascinante metafora! Dott. Tartaglia, bando alle favole e, soprattutto alle imposizioni sociali e religiose, lei, in virtù della spontaneità e creatività individuale, enfatizza quanto sia  oramai sdoganato il concetto impositivo “per sempre”…

Dott. Pino Tartaglia:

“Per sempre” è, come dice lei, un concetto impositivo e, per logica conseguenza, innaturale.

Ogni individuo alla stregua del viandante solitario, del wanderer della cultura romantica tedesca, è alla continua ricerca di sé. Immerso nell’avventura infinita della conoscenza, della vita, egli aspira incessantemente ad un legame emotivo al fine di raggiungere la propria completezza, e placare così l’ansia esistenziale che non fa altro che appesantirne i passi.

Daniela Cavallini:

Il libro si compone di storie di cui lei dichiara esserne “partecipe o testimone”, dunque reali.

Dott. Pino Tartaglia:

Assolutamente sì. Nei capitoli di cui si compone l’opera, dietro ciascun nome si spalancano interi universi, ad esempio, la vita di Marta che scivola via come un cronometro, oscillando tra desideri di vita e sogni di libertà che ne compensino il vuoto affettivo; Sirio, un’identità sospesa tra i due sessi, specchio dell’ “incoerenza” di un’anima ferita da un’educazione familiare rigida, una personalità che vuole essere libera da qualsiasi vincolo di genere; Luigi cosiddetto “il mentale” la cui frase preferita è: “occorre farsi carico di…”; il Sig. Psicosigaro, un individuo che lascia dietro di sé una nuvola di solitudine dall’odore invasivo ed asfissiante che tiene volutamente alla larga chiunque tenti un confronto con lui.

Daniela Cavallini:

Lei pone l’enfasi sulla solitudine, una condizione che un tempo era considerata scevra da ogni positività, ma che oggi è stata rivalutata.

Dott. Pino Tartaglia:

L’esperienza della solitudine – con cui ognuno di noi prima o poi deve fare i conti – è quella che va nella direzione di assumere prima di tutto su sé stessi la responsabilità della propria esistenza, affrancandosi dalla simbiosi materna originaria e dall’autorità paterna. Tagliare dunque i residui del cordone psico-ombelicale e i frammenti di placenta psichici non ancora rimossi, per attuare un processo di conoscenza centrato sulla “separazione da” e “l’incontro con” l’altro.

Daniela Cavallini:

Una sorta di momento propedeutico all’incontro con l’amore?

Dott. Pino Tartaglia:

L’amore, così come scandagliato lungo i capitoli in cui è strutturata l’opera – ognuno con un racconto ed un emisfero emotivo da rivelare – riflette l’anelito al cambiamento, ma superando la pretesa che quel senso di completezza-maturità sia unilateralmente proiettato dall’esterno, dal proprio partner o da cosa o chi scegliamo che sia per noi. La realtà odierna delle difficoltà di coppia, le crisi matrimoniali e le separazioni dolorose e violente, gli “innamoramenti da fuga” e gli alibi forniti dall’abuso delle nuove tecnologie (internet ed i social network) testimoniano di come siamo sempre di più “separati” nella mente, nel cuore, nel corpo e nell’anima. Fino a quando “l’intruso”, quella “paura di vivere” che può attecchire nella mente attanagliando il corpo attraverso il sintomo di un malessere fisico, ovvero la somatizzazione di qualcosa di irrisolto dentro di noi, non si palesa improvvisamente.  Ed è lì che il viaggio inizia davvero, nel tentativo di recuperare la capacità di ascolto autentica rispetto ad un mondo che razionalizza tutto e vuole capire senza comprendere. Una capacità d’ascolto che rischia di perdersi in una società ancora fortemente dipendente dal mito di Narciso e di Eco, in bilico tra autoreferenzialità e perdita d’identità. È per questo che la dimensione della libertà deve accogliere non solo la solitudine ma una forte attitudine e disponibilità all’ “esserci” nei legami e nella responsabilità affettiva per imparare ad amare davvero.

Daniela Cavallini:

Dott. Tartaglia, un libro “Libertà e solitudine” che sarà induttivo di molte riflessioni e di sicuro stimolo alla creatività individuale. Grazie!

A voi tutti, un abbraccio!

Daniela Cavallini

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