Storia

Forlì, 1282: la valorosa resistenza dell’ultima roccaforte ghibellina

La clamorosa sconfitta francese contro l’eroica cittadina romagnola

La lunga lotta tra guelfi (sostenitori del papa) e ghibellini (sostenitori dell’imperatore) in Italia vide alla fine la vittoria dei primi, e col passare del tempo il partito ghibellino andò in buona sostanza scomparendo; una delle ultime città ghibelline, protagonista di una eroica quanto inaspettata vittoria sul campo, fu Forlì.

Nel 1282, anno in cui si svolsero gli avvenimenti di cui andremo a narrare, Forlì era rimasta, come abbiamo detto, l’ultima roccaforte ghibellina in Italia; per tale ragione, papa Martino IV decise di inviare un esercito per eliminare l’ultima traccia della fazione avversa al potere papale. Venne quindi reclutato un esercito in Francia, che sul finire del 1281 ridusse allo stremo la città romagnola dopo mesi di assedio.

Quando ormai i giochi sembravano fatti e la vittoria francese scontata, il condottiero che guidava la resistenza forlivese, Guido da Montefeltro (i da Montefeltro erano una potentissima famiglia medievale che governava il ducato di Urbino, comprendente le odierne Marche, parte dell’Umbria e della Romagna), decise di giocare il tutto per tutto tendendo una trappola ai francesi.

Nella notte tra il 30 aprile ed il 1° maggio del 1282, Guido ed un gruppo di soldati forlivesi uscirono di nascosto dalle mura, mentre altri si nascosero in alcuni edifici del centro cittadino; successivamente i difensori finsero la resa ed aprirono le porte ai francesi, i quali festeggiarono la vittoria dandosi ai bagordi mangiando e bevendo in quantità. Quando i soldati francesi erano ormai tutti addormentati o ubriachi, i soldati forlivesi che si erano nascosti in città uscirono dalle case, mentre quelli che erano usciti dalle mura irruppero in città, dandosi al massacro contro i francesi che non erano minimamente in condizione di combattere; fu una strage.

La vittoria della ghibellina Forlì ebbe una gran risonanza, tanto che Dante dedicò all’episodio dei versi della Divina Commedia (Canto XXVII dell’Inferno): Dante e Virgilio si imbattono nello spirito di Guido da Montefeltro, il quale domanda al poeta fiorentino quale sia la situazione della Romagna, riguardo la quale Dante risponde

la terra che fe’ già la lunga prova e di Franceschi sanguinoso mucchio“,

dove per “lunga prova” bisogna intendere la resistenza di Forlì, e per sanguinoso mucchio la strage di francesi.

L’episodio segnò un punto di svolta nella considerazione di cui i soldati francesi godevano all’epoca: considerati praticamente imbattibili, furono beffati da un comandante astuto e dal coraggio e dalla bravura di un nemico consapevolmente più debole ma ben deciso a battersi.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa
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