Storia

Malta sotto i bombardamenti dell’Asse: la preparazione per l’invasione che non ci fu

L’isola, nuovamente sotto assedio, pagò caro il proprio ruolo strategico ma non cedette

Nel recente articolo sull’assedio di Malta da parte degli ottomani (1565), abbiamo visto come l’isola posta al centro del Mediterraneo sia spesso stata nelle mire di popoli invasori data l’enorme importanza strategica commerciale e militare che ricopre; parleremo ora di un più recente assedio, quello che vide Malta costantemente sotto minaccia di invasione da parte delle forze italo-tedesche tra il 1940 e il 1942.  L’occasione torna poi utile per riprendere a parlare della guerra navale del Mediterraneo, che abbiamo interrotto tempo addietro con la seconda battaglia della Sirte tra le flotte italiana e britannica (22 marzo 1942).

Con l’ingresso in guerra dell’Italia nel giugno del 1940, ed il conseguente aprirsi del fronte nordafricano, Malta divenne protagonista della guerra nel Mediterraneo, dato che dalle sue basi navali ed aeree partivano le incursioni delle forze britanniche contro i vitali convogli di rifornimento delle forze italiane (e successivamente italo-tedesche) verso quel fronte; per tale motivo le forze dell’Asse presero a martoriare l’isola con continui bombardamenti aerei a partire dall’11 giugno del 1940, il giorno dopo l’ingresso in guerra dell’Italia. La presa di Malta con una vera e propria invasione, cosa che avrebbe rappresentato il punto di svolta nella guerra navale nel Mediterraneo e di conseguenza sul fronte nordafricano, era stata messa a punto da italiani e tedeschi: secondo i piani l’operazione avrebbe dovuto essere realizzata impiegando uomini per un totale di 62.000 tra italiani e tedeschi, tra i quali i fanti di marina del reggimento San Marco ed i paracadutisti della Folgore.

All’inizio del conflitto Malta non disponeva di forze di difesa (aerei ed artiglieria contraerea) adeguate, dato che la battaglia aerea sui cieli d’Inghilterra ed il pericolo di invasione delle isole britanniche rappresentavano le assolute priorità per gli inglesi; in quel momento un attacco italiano finalizzato all’invasione dell’isola avrebbe avuto notevoli possibilità di successo, ma il momento favorevole non venne sfruttato dai nostri vertici militari; la presa di Malta avrebbe tagliato in due le forze britanniche nel Mediterraneo, ossia la base di Gibilterra e l’Egitto, determinando la supremazia navale italiana nel Mediterraneo. Sventato il pericolo di invasione tedesca con la vittoria nella battaglia aerea d’Inghilterra, gli inglesi cominciarono a rafforzare le difese dell’isola per difenderla dagli attacchi italo-tedeschi, che presero a colpire pesante mente l’isola con i bombardamenti aerei che partivano dalle basi situate in Sicilia, distanti novanta chilometri da Malta. Vi fu poi il disastro di Taranto (notte tra l’11 ed il 12 novembre 1940) quando un attacco di aerosiluranti inglesi colpì duramente la flotta da battaglia italiana, con il conseguente spostamento da Taranto a Napoli di gran parte delle forze navali, ed il conseguente allontanamento della minaccia italiana da Malta. Ed intanto l’isola continuava ad essere la base di partenza delle incursioni aeronavali britanniche contro i convogli italiani che cercavano di rifornire le forze dell’Asse in Nord Africa (si arrivò a punte dell’ 80% di trasporti italiani colpiti); ed allo stesso modo la flotta italiana, supportata dalle forze aeree tedesche, cercava di colpire i convogli britannici che rifornivano Malta di viveri e munizioni permettendole di continuare a resistere.

L’offensiva delle forze dell’Asse guidate da Rommel, conclusasi con l’arresto della brillante avanzata nel giugno del 1942, porto ad impiegare su quel fronte tutte le forze italo-tedesche disponibili, ragione per cui la progettata invasione di Malta venne accantonata. Quando anche Mussolini intervenne con un telegramma a Rommel per cercare di convincerlo a dare la precedenza all’invasione di Malta, si vide rispondere sprezzantemente “Io ricevo ordini solamente dal mio Führer!” E dato che Hitler stravedeva per Rommel, l’indisponente generale tedesco si vide dare ragione e prosegui verso Suez la propria avanzata, che di li a poco si sarebbe arrestata; risultato: niente canale di Suez e niente Malta.

Sempre in quel giugno del 1942, due grosse operazioni di rifornimento navale verso Malta furono intercettate ed attaccate dalle forze navali italiane, durante quella che è passata alla storia come la battaglia di mezzo giugno, della quale ci occuperemo dettagliatamente in un prossimo articolo.

Queste furono le cifre delle perdite subite dai due schieramenti. Tra il giungo del 1940 ed il novembre del 1942 (quando l’Africa Settentrionale venne persa dagli italo-tedeschi e Malta cessò di essere il centro strategico della guerra nel mediterraneo ormai vinta dagli Alleati angloamericani) i britannici lamentarono la perdita di 844 caccia di cui 300 distrutti al suolo (ovviamente l’isola era priva di bombardieri essendo dotata di soli caccia per la difesa). Per quando riguarda le forze aeree dell’Asse, gli italiani persero 333 bombardieri e 237 caccia, mentre i tedeschi persero 494 bombardieri e 403 caccia.

Per la cronaca, Malta subì l’ultima incursione aerea il 20 luglio del 1943, ultima delle 3.000 missioni di bombardamento con cui le forze dell’Asse avevano cercato di piegare l’isola che arrivo ed essere ridotta, come disse Churchill, “ad un lumicino”, ma che alla fine riuscì a resistere.

Marco Ammendola

Nell’immagine, le strade di La Valletta devastate dai bombardamenti

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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