Calcio Serie A

Milan: è già finito il tempo di Giampaolo. Al suo posto arriva Stefano Pioli

La virata però, è stata poco gradita presso una consistente fetta di tifoseria

La notizia era nell’aria da settimane, anche se il sofferto successo sul Genoa sembrava averla soffiata un po’ più lontano; Marco Giampaolo non è più l’allenatore del Milan, al suo posto pare imminente l’ufficializzazione di Stefano Pioli.

Fatale, più del match di Marassi in sé, è stato l’inizio zoppicante dei rossoneri, che hanno appena nove punti in classifica, frutto di tre vittorie (nessuna delle quali davvero convincente) e quattro sconfitte, di cui tre arrivate consecutivamente, inclusa quella demolitoria incassata nel derby.
Il gioco moderno e spumeggiante solitamente fabbricato dalle squadre guidate dal tecnico abruzzese non si è visto nemmeno a tratti; testimonianza inequivocabile in tal senso è rappresentata dai soli 6 gol messi a segno in 7 partite, che fanno del Milan il terzultimo attacco del campionato. Tre reti, per di più, sono arrivate dal dischetto, mentre due (quelle di Leao contro la Fiorentina e di Theo Hernandez contro il Genoa) sono maturate a conclusione di azioni personali; di fatto, l’unica marcatura costruita su azione in 630 minuti resta quella siglata da Calhanoglu alla seconda giornata contro il Brescia.

Nel corso dei tre mesi passati sulla panchina rossonera, l’ex allenatore della Sampdoria non è mai apparso realmente padrone del gruppo; al di là della totale assenza di una sua impronta sulla squadra, non può non aver avuto peso la consapevolezza (non solo del tecnico, ma anche dei giocatori e dei tifosi) che il nome di Giampaolo arrivasse ben dopo il primo tra le candidature stilate nella lista della dirigenza. Problema, peraltro, che Maldini, Boban e Massara hanno dovuto fronteggiare nuovamente allorché, sollevato Giampaolo dall’incarico, l’opzione Spalletti è risultata impraticabile per questioni economiche.

La virata su Pioli, dunque, è ancora una volta espressione di una seconda scelta, poco gradita (come emerso nelle ultime ore in modo più che esplicito) presso una consistente fetta di tifoseria. Nulla, in verità, contro l’allenatore parmigiano, sebbene il suo notorio amore per l’Inter abbia fatto storcere più di qualche naso; l’occhio del ciclone infatti va inghiottendo sempre più le scelte dirigenziali, che si sono rivelate regolarmente la conseguenza di un precedente fallimento e, con tutta probabilità, la premessa di uno successivo nuovo di zecca. Non diversamente, in fondo, si era sviluppato il mercato estivo, quando i grandi nomi messi nel mirino dal club rossonero si erano rivelati irraggiungibili sotto il profilo economico oppure avevano gentilmente declinato o preferito accasarsi altrove; i loro ripieghi, in sette giornate, hanno tutt’altro che brillato.

Le benemerenze umane di Stefano Pioli, che non sono minimamente in discussione, non appaiono dunque sufficienti a placare la rabbia del tifo rossonero, spesso volutamente ingoiata e taciuta per amore dei colori. La scelta del nuovo tecnico, come quella del suo predecessore, appaiono infatti ormai come una resa, come la presa di coscienza che il Milan di un tempo può trovare posto solo nei ricordi e che il futuro, viceversa, poggia su sogni incompiuti e su una realtà di secondo piano.

Gigi Bria

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Gigi Bria

Le cose migliori arrivano per caso. Per caso, ormai dieci anni fa, iniziai ad insegnare diritto ed economia politica in una scuola superiore di Milano. Sempre per caso, qualche anno fa, mi fu proposto di scrivere. Ho visto "La Voce" quando era ancora un embrione; ora è il giovane figlio di cui mi prendo cura ogni giorno parlando di sport e dirigendone la relativa redazione. Seguo il mondo del calcio, confidando di riuscire a non far mai trasparire la mia pur blanda fede calcistica.

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