Storia

La battaglia di mezzo-agosto: vittoria italiana in mare, ma mancata occasione strategica

La nostra ancora combattiva marina colpisce duro, ma manca la vittoria strategica sugli inglesi

Nello scorso articolo abbiamo narrato del tentativo inglese di rifornire Malta con due convogli di bastimenti scortati che, partendo l’uno da Gibilterra e l’altro da Alessandria, furono intercettati da due squadre della flotta italiana generando due scontri navali (15 giugno 1942) che videro altrettante vittorie della nostra marina; difatti la flotta britannica subì gravi perdite e dei 17 piroscafi che avrebbero dovuto raggiungere l’isola, solo uno giunse a destinazione. A quel doppio scontro, che prese il nome di battaglia di mezzo-giugno, ne seguì uno svoltosi a metà agosto, sempre consistente nel tentativo di rifornire la stremata Malta, e che prese il nome di battaglia di mezzo-agosto.

Dopo la dura sconfitta subita in giugno, gli inglesi decisero di dare origine ad una seconda missione di rifornimento per Malta, denominata operazione Pedestal, con un convoglio per la cui scorta fu messa in mare una squadra navale decisamente imponente: 4 portaerei (Eagle, Victorious, Indomitable e Furious), 2 corazzate (Nelson e Rodney), 7 incrociatori, 34 cacciatorpediniere, ed 8 sommergibili, che scortavano un convoglio di 13 piroscafi e tre petroliere. Il convoglio partì da Gibilterra il 10 agosto del 1942 diretto verso il Canale di Sicilia, dove una parte della scorta avrebbe fatto ritorno alla base di partenza proseguendo quindi il convoglio fino a Malta con una scorta ridotta.

La Regia Marina, venuta a conoscenza della missione inglese, predispose la contromossa consistente nel mandare contro il convoglio inglese una forza di contrasto costituita da aerei, sommergibili (anche tedeschi) e motosiluranti e, successivamente, una forza navale di incrociatori per sferrare il colpo di grazia al nemico. Nessuna nave pesante quindi dato che, come abbiamo sottolineato nel precedente articolo, le scorte di carburante per le nostre corazzate erano ormai agli sgoccioli, per cui la nostra flotta da battaglia non poteva essere utilizzate per quanto le sue potenzialità avrebbero permesso.

Il giorno 11 il convoglio inglese era in navigazione come previsto, quando un sommergibile tedesco, riuscendo a superare la scorta di cacciatorpediniere, lanciò contro la portaerei Eagle quattro siluri che la colpirono su un fianco generando un enorme squarcio che fece colare a picco la possente unità britannica; poco dopo fu la volta delle incursioni dal cielo degli apparecchi italiani, uno dei quali riuscì a centrare la pista di decollo della portaerei Victorious; il giorno 12 fu per il convoglio inglese uno stillicidio di incursioni aeree da parte degli italiani, i quali riuscirono a colpire varie unità nemiche e ad affondare un piroscafo. Intanto il convoglio britannico era giunto nelle acque del Canale di Sicilia, continuando a subire i nostri attacchi aerei: la portaerei Indomitable venne colpita da un nostro bombardiere avendone distrutta la pista di atterraggio. Venne così a crearsi una situazione drammatica per i caccia della Indomitable i quali, essendo in volo nel momento dell’attacco italiano, dovettero successivamente atterrare sulla Victorious, che dovette gettare in mare i propri caccia per fare posto a quelli della Indomitable.

Come previsto, le portaerei, le corazzate e 3 incrociatori inglesi invertirono la rotta per fare ritorno a Gibilterra, mentre il convoglio prosegui verso Malta con la scorta di 4 incrociatori più i cacciatorpediniere. Essendo calata l’oscurità, gli inglesi pensavano che il peggio per quella giornata fosse passato, ma si sbagliavano di grosso; alle 20:00 il sommergibile italiano Axum avvistò la formazione nemica e lanciò quattro siluri che andarono a segno colpendo gli incrociatori leggeri Cairo (che affondò) e Nigeria, oltre ad una petroliera, che furono gravemente danneggiati. Poco dopo il convoglio inglese subì altre incursioni aeree che portarono all’affondamento di altri due piroscafi, mentre il nostro sommergibile Alagi colpì con i suoi siluri un altro piroscafo inglese e l’incrociatore leggero Kenya; successivamente un altro piroscafo nemico venne affondato da un siluro partito dal sommergibile italiano Bronzo.

La notte vide poi continuare il calvario del convoglio inglese, quando una squadra di motosiluranti italiane si insinuò tra le navi nemiche colpendone un gran numero con i loro siluri: venne affondato l’incrociatore leggero Manchester e ben 4 piroscafi. Ora, dei 16 piroscafi che costituivano la missione, agli inglesi ne rimanevano solo 7 con la scorta di solo 2 incrociatori (tra cui il Kenya danneggiato) e pochi cacciatorpediniere.

Conclusasi vittoriosamente la prima fase della battaglia, era giunto il momento di far entrare in azione la nostra squadra navale. Avevano difatti preso il largo gli incrociatori pesanti Trento, Bolzano, Gorizia e Trieste, gli incrociatori leggeri Eugenio di Savoia, Montecuccoli ed Attendolo ed 11 cacciatorpediniere; ma la squadra venne fatta rientrare alla base (il Bolzano e l’Attendolo vennero poi colpiti da un sommergibile inglese subendo gravi danni), dato che i tedeschi decisero di negare l’appoggio aereo richiesto dagli italiani, preferendo utilizzare i loro velivoli per attaccare direttamente quanto rimaneva del convoglio inglese il giorno seguente; senza adeguata scorta aerea, le nostre unità sarebbero state un facile bersaglio per i velivoli inglesi. Sfumò così l’occasione di dare il colo di grazia al più grande convoglio di rifornimenti che gli inglesi avessero allestito nel Mediterraneo durante tutta la guerra.

Alla fine l’operazione Pedestal giunse a termine e quanto ne rimaneva poté raggiungere Malta che fu quindi rifornita. Certo il bilancio per gli inglesi era pesante (avevano perso una portaerei, due incrociatori ed un cacciatorpediniere, oltre a numerosi piroscafi), ma Malta poté comunque essere rifornita e continuò a svolgere la propria funzione strategica nelle operazioni terrestri che di li a poco si sarebbero svolte sul fronte egiziano e che sarebbero culminate con l’epica battaglia di El Alamein. Insomma, vittoria tattica per gli italiani e vittoria strategica per gli inglesi.

Marco Ammendola

Nell’immagine, la portaerei inglese Victorious

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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