Scienza

I celiaci potranno mangiare glutine senza soffrire? Forse si, grazie ad una nuova nanoparticella

Attraverso il “nanodispositivo” il paziente può imparare a riconoscere il glutine come una sostanza innocua e in questo modo potrà evitare reazioni autoimmuni

Durante il convegno Annuale “The Future of Celiac Disease” dell’Associazione Italiana Celiachia, è stato presentato un nuovo studio italiano che ha rivelato come il numero di pazienti celiaci sia cresciuto quasi del 2%, specialmente in alcune aree metropolitane, e sta sfiorando il 2%, portando il numero complessivo dei casi vicino ad un milione.

I casi diagnosticati sarebbero appena il 20% del totale: questo perché mancano all’appello molti pazienti che avendo sintomi meno evidenti, non ottengono una diagnosi corretta e quindi non sanno di essere celiaci. La Celiachia è una malattia autoimmune quindi il sistema immunitario dei pazienti riconosce come “nemico” la principale componente proteica del grano, il glutine, e scatena una reazione autoimmune che danneggia le pareti intestinali. Ad oggi, chi soffre di Celiachia può tenere a bada la malattia solamente evitando di ingerire cibi contenenti glutine. Ma potrebbe esserci una svolta.

Gli esperti, con un’una innovativa terapia sperimentale di fase II, condotta presso la Northwestern Medicine, hanno creato una nanoparticella biodegradabile e iniettabile – contenente il glutine – che ha permesso ai pazienti con celiachia di mangiare glutine per 2 settimane, senza risentirne a livello intestinale. Attraverso il “nanodispositivo” il paziente impara a riconoscere il glutine come una sostanza innocua e in questo modo evita reazioni autoimmuni. Una cura risolutiva!

Come funziona nello specifico? La nanoparticella si comporta come un cavallo di Troia: quando viene iniettata nel sangue dei pazienti, mette specifiche cellule immunitarie chiamate i macrofagi, a contatto con il glutine che custodisce al suo interno. Questi macrofagi, a loro volta, avvisano le cellule circostanti che la proteina del grano è innocua: così si evitano reazioni avverse. In pratica si crea tolleranza immunologica al glutine (o desensibilizzazione). Nei test clinici effettuati, i pazienti trattati hanno potuto consumare glutine per 14 giorni senza avere nessuna reazione infiammatoria autoimmune nell’intestino, come avviene invece ogni qualvolta un soggetto celiaco consuma glutine.

Giovanni Cammarota, associato di Gastroenterologia del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia della Fondazione Policlinico A Gemelli IRCCS, Università Cattolica di Roma ha spiegato: “È uno studio del tutto innovativo, una specie di desensibilizzazione al glutine, simile all’approccio in uso oggi con alcune allergie. È chiaro che questo è uno studio pilota che andrà ulteriormente verificato su più pazienti e per una durata maggiore del follow up perché 14 giorni sono pochi – ha precisato Cammarota -. Sarà necessario verificare se l’approccio potrà funzionare nella pratica clinica, ma di certo si tratta di metodo innovativo, e rappresenta senz’altro un modo alternativo alla modalità attuale di trattamento che è la dieta priva di glutine”.

Beatrice Spreafico

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Beatrice Spreafico

"Leggere, scrivere, chiacchierare, ascoltare, ridere, amare.. queste sono le costanti della mia vita senza le quali non potrei essere io. Amo emozionarmi e sorprendermi, cercando di lasciare un bel ricordo di me nelle persone che incontro. Credo nell’empatia e nel potere della determinazione: la mia testardaggine incallita è rinomata e - guarda caso - il mio motto è “mai arrendersi. Le cose belle richiedono tempo”. Porto gli occhiali, che sono la mia estensione sul mondo e vivo tra ricci e capricci. Sono Social Media Manger In Wellnet, dove mi occupo di Social e sviluppo Piani Strategici ed Operativi per i clienti, su differenti piattaforme. In poche parole? Trasformo le loro richieste in parole ed immagini da ricordare. A LaVoce, invece, mi occupo della prima pagina scrivendo di politica, economia, attualità e scienza."

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