Amore

Mai trattenere chi non vuole stare al nostro fianco

Liberarsi di una “presenza assente” è una grande opportunità

 “Lasciate andare chi non ha voglia di restare. Capirete che, di una presenza assente, è meglio liberarsene che elemosinarne le attenzioni.”(M. Cacace)

Amiche ed Amici carissimi, un tema molto dibattuto riguarda il salvare ad ogni costo una storia sentimentale oppure affrontare la rottura con il dolore che inevitabilmente ne consegue.

Personalmente non solo propendo per la seconda opzione, ma aggiungo che “non solo è da lasciare andare… E’ da mandare via!”.

Fra le risposte ricevute, il criterio prevalente, è correlato all’estrema difficoltà procurata dal dolore di lasciare andare qualcuno che si amae che, ovviamente,vorremmo trattenere.

Ma, trattenere qualcuno – i modi sono vari e non sempre onesti -, è uno stillicidio.  Subire l’umiliazione costantedella mancanza di attenzioni, tanto agognate quanto disilluse, è una tale sofferenza  da considerare (quasi…) un sollievo  spappolarsi il cuore, tramutando la “presenza assente” in “effettivamente assente”, preparando le valigie reali o metaforiche che siano. Almeno è salva la dignità!

La mancanza di attenzioni è il classico sintomo dell’ interesse scemato nei confronti del partner. Tuttavia Il dolore inferto dalla constatazione della “morte clinica” del sentimentodell’altro nei nostri confronti, riguarda solo noi ed è insano reiterarlo masochisticamente in nome di “quello che è stato”o, peggio, di “quello che potrebbe essere ancora, se solo…”, fraintendendo – volutamente – ogni cenno educato dell’altro, enfatizzandolo come una conferma d’amore. Ritengo altresì non onesto strumentalizzare la nostra sofferenza appalesandola con l’obiettivo di ricattare moralmente l’altro. “Guarda come sto male per colpa tua”, può suscitare pena, forse rimorso, ma sicuramente non amore e men che meno interesse sessuale. Non è una colpa non amare o non amare più. L’amore è un sentimento: non lo si può reprimere né imporre. Per questo è meschino colpevolizzare per trattenere chi non vuole rimanere.Se fossimo noi a non voler restare… come riterremmo corretto comportarci?

Certamente la mancanza di attenzioni, oggettiva o percepita, non è mai un buon segno, tuttavia è opportuno scindere se per “mancanza” intendiamo un’ attenzione negata o sostituita da un comportamento puerile,oppure una nostra aspettativa disattesa, della quale l’altro è ignaro. Anche questo equivoco spesso genera frustrazione e merita considerazione.

Talvolta capita, soprattutto a noi donne, di aspettarci da “lui” qualcosa di speciale, soprattutto in concomitanza di una ricorrenza e restare deluse. Questo non è carino (volete che non lo sappia?!), ma potrebbe essere solo il risultato di una nostra aspettativa disallineatae, pertanto, non una mancanzada parte di lui. A volte ci facciamo del male, perché soffriamo… – eccome se soffriamo! –ma la diversità fra i sessi  nel concepire l’importanza di un fatto non può essere trascurata.

Credo molto nella personale percezione, tuttavia, poiché nessuno è infallibile, solo affrontando l’argomento con garbo e coraggio possiamo capire senza equivocare.Lo so… vorreste avventarvi sulla “preda”, ma… opportunisticamente, manteniamo il controllo: chiunque se aggredito e soprattutto se in fallo… coglie l’occasione per sbattere la porta e allontanarsi per  sottrarsi al dialogo. E questo non è il nostro obiettivo, pertanto, ribadisco, manteniamo il controllo!  Il garbo è altresì indispensabileper godere del perverso piacere di vederlo arrampicare sugli specchi…e, in caso di errore nostro, ci risparmiamo una “figura barbina”… Quanto al coraggio, dobbiamo essere consapevoli che   l’esito del chiarimento potrebbe essere doloroso, talvolta inaspettatamente straziante, quindi se non ci sentiamo “pronte”, salvaguardiamo con classe la nostra dignità e scegliamo il “piuttosto” che ci offre il silenzio.Bandite“mezze frasi” e allusioni… non sono efficaci e denotano la nostra debolezza(paura!) e autorizzano l’altro, che dalla nostra fragilità trae forza,  nel perpetrare l’atteggiamento sgradevole. Nel rispetto dei nostri tempi, senza imporci alcuna fretta, tuttavia con determinazione e amore per noi, chiediamociche senso ha ignorare e protrarre la lenta agonia.Solo esprimendoci e confrontandoci possiamo  comprendere ed agire secondo coscienza e coerenza.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini

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