Calcio Serie A

Milan: si ricomincia, tra tentativi di ricostruzione e l’incubo retrocessione 

È appena novembre e il Milan sta attraversando una situazione che definire di stallo sarebbe riduttivo.

Ad essere miopi, guardando le cose limitatamente al breve periodo, si dovrebbe dire che tutto è iniziato alla fine dello scorso campionato quando, a fronte del raggiungimento di un piazzamento in Europa League e con una squadra per buona parte identica a quella della fallimentare (in termini di risultati) stagione precedente, l’allora allenatore dei rossoneri, Gattuso, chiese dei rinforzi un po’ in ogni reparto per cercare di affrontare al meglio l’annata seguente.

Successivamente, il Milan ha di fatto rinunciato all’iscrizione in Europa League per potersi comunque ricostruire, prima di tutto mentalmente; l’obiettivo evidente, inoltre, era quello di non essere momentaneamente vincolato al Fair Play Finanziario, lo stesso che aveva messo la società sotto la lente d’ingrandimento dell’UEFA nel periodo in cui la società era stata venduta dalla famiglia Berlusconi ad una holding cinese.

Ed in realtà l’affaire Milan risale proprio al cambio della guardia al vertice societario. A luglio Gattuso se ne era andato, ufficialmente di comune accordo con il Milan e senza pretendere nulla in cambio a livello pecuniario, a dimostrazione di quanto grande sia l’amore che lo lega al Milan; ma già in quella fase era evidente che qualcosa si fosse rotto.

La scelta di affidare la squadra a Giampaolo per la stagione in corso non era mai stata digerita; lo scontento riguardava un po’ tutti, tifosi in primis, ma anche alcune figure all’interno dello stesso staff dirigenziale. I primi risultati, uniti a pochissime idee di gioco e ad ancor meno goal, hanno fatto propendere Boban e Maldini per l’esonero di Giampaolo.

Al suo posto, da poco più di un mese, è arrivato Pioli, ex giocatore della Juventus ma con un trascorso anche sulla panchina interista. A dire la verità, sul piano del gioco qualcosa si è visto fin dall’esordio, in particolare sulle azioni da goal; solo nella prima partita contro il Lecce, finita beffardamente in pareggio per 2-2 (con il Milan raggiunto in pieno recupero) se ne erano contate più che in tutto il resto del campionato.

Il problema fondamentale è che questa rosa, se si eccettuano pochi elementi, non sembra avere minimamente idea di essere vicina a giocare con il fuoco. Classifica alla mano, se Genoa e Sampdoria si dovessero mai svegliare, il Milan finirebbe in piena zona retrocessione. Una frase di Pioli in questo suo primo mese al Milan dovrebbe più di ogni altra risuonare nella testa dei giocatori: “Per questi giocatori, vincere, pareggiare o perdere sembra essere la stessa cosa”.

Una frase di una semplicità allarmante, ma di un impatto molto forte, sempre a non voler essere miopi. Ed anche l’eventuale arrivo di Ibrahimovic, come traspare nelle ultime ore, non è detto sia in grado di invertire la rotta. Sicuramente nello spogliatoio ci sarebbe più grinta, ma da anni al Milan servono i piedi buoni per dare i palloni in avanti. E se non ci sono quelli, risulta difficile portare a casa risultati e punti in classifica.

Donatella Swift

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Redazione La Voce

Quotidiano d'informazione e cultura nazionale ed internazionale, fondato nel 2014

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