Salute

Depressione post partum: cos’è e come affrontarla

Colpisce il 13% delle madri e insorge nei primi tre mesi dopo il parto. La depressione post partum è, secondo il DSM–5 (manuale utilizzato per diagnosticare i disturbi mentali), una forma di depressione maggiore, la più grave tra le diverse alterazioni dell’umore più o meno transitorie.

Tra quest’ultime, la forma più lieve è, senza dubbio, quella denominata “baby blues”: caratterizzata dalla presenza di umore instabile e ipersensibile, si verifica in genere nei primi giorni dopo il parto e si protrae per circa dieci giorni; colpisce una donna su due e, tra queste, una su cinque potrà sviluppare anche la depressione post partum.

Sintomi

La depressione post partum ha una durata maggiore della “baby blues” e si manifesta con gli stessi sintomi del disturbo depressivo, ovvero:

  • disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)
  • disturbi dell’appetito
  • iperattività motoria o letargia (stato di sonno patologico profondo)
  • fatica o mancanza di energia
  • sensi di colpa
  • bassa autostima
  • sentimenti di impotenza e disvalore
  • ridotta capacità di pensare o concentrarsi
  • pensieri ricorrenti di morte

Altri sintomi, invece, sono legati alla condizione di maternità: mancanza di emozioni o sensazione di fastidio nei confronti del bambino -che viene spesso sentito come un peso- sensazione di inadeguatezza nella cura del piccolo, fino all’avversione nei suoi confronti e alla paura di restare sola con lui.

Mamme a rischio

Ad essere più colpite sono le donne con una storia pregressa di disturbi psichiatrici, donne che hanno sofferto di ansia e depressione durante la gravidanza, donne che hanno vissuto di recente eventi traumatici, come lutti o violenza domestica. Non solo: anche fattori ormonali (in particolare di tipo sessuale e tiroideo) e fattori sociali (problemi lavorativi ed economici) possono essere  tra i fattori di rischio individuati e confermati come elementi di vulnerabilità alla depressione puerperale.                                                                                                                                                                                 Come trattare la depressione post partum

E’ importante che le future e/o neomamme facciano attenzione a ciò che sentono. Gli esperti raccomandano di non minimizzare e/o sottovalutare i propri sentimenti. Inoltre, l’autodiagnosi non è mai consigliata: occorre sempre rivolgersi a un medico o ad uno specialista, psichiatra o psicologo che sia.

Esistono diversi trattamenti efficaci contro la depressione post partum: familiari e amici, spesso i primi a riconoscerne i sintomi, possono innanzitutto aiutare la neomamma, incoraggiandola a rivolgersi ad uno specialista e a prendersi cura di sé stessa e del bambino.

A seconda della gravità, poi, potranno essere proposte varie soluzioni terapeutiche. A volte può bastare qualche colloquio con uno psicoterapeuta, soprattutto per far capire alla donna che ciò che le sta  accadendo non è una sua colpa o, comunque, qualcosa di cui vergognarsi. Altre volte, invece, servirà una psicoterapia più strutturata, per esempio di tipo cognitivo comportamentale.

Non è da escludere anche una terapia farmacologica. Rigorosamente prescritta da uno psichiatra, questa terapia prevede la somministrazione di antidepressivi che agiscono sulla produzione degli ormoni coinvolti nella regolamentazione dell’umore. Da sottolineare che esistono farmaci compatibili sia con la gravidanza, che con l’allattamento e che, pertanto, non possono in alcun modo nuocere al bambino.

Le donne che soffrono di depressione post partum non sono cattive mamme, sono mamme in difficoltà che hanno bisogno di essere sostenute!

Cristina Svegliàti

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Redazione La Voce

Quotidiano d'informazione e cultura nazionale ed internazionale, fondato nel 2014

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