Parlare d’amore con amore

Io qui… tu là… festività natalizie e coppie clandestine

Cosa è cambiato nel susseguirsi delle generazioni

Amiche ed Amici carissimi, questo periodo di festività, fonte di gioia e relax per molti,  è per altri fonte di contrasti, disagio ed angoscia. E’  un momento dell’anno che tocca la sensibilità di chi è stato ferito o ha ferito o, comunque, è tuttora provato  da situazioni incresciose. Tra queste ultime è annoverabile anche la  tensione “da separazione”  che spetta alle coppie clandestine, ovvero quelle legate da forti sentimenti e non dal mero piacere della trasgressione.

L’argomento è impopolare e scottante, tuttavia non avulso dalla realtà, anzi… la mia posta trabocca di angosciate testimonianze.

Personalmente mi sono chiesta se e cosa è cambiato nel susseguirsi delle generazioni.  Un breve excursus, mi porta alla conclusione che il cambiamento sia avvenuto più nella manifestazione dialettica che nella concretezza.

Sino a non molto tempo fa si valutava – tra lo scherno, la sufficienza ed il  compatimento –  il dolore e la gelosia di “lei” – l’amante –  considerata tendenzialmente una povera donna sola – la famosa zitella -, acida, gelosa ed incattivita, per non avere trovato “nessun uomo che l’abbia chiesta in moglie”.

Per i più magnanimi – tale figura –  era considerata la vittima di un maschio mascalzone e profittatore (colui che si tiene la moglie per comodo e l’amante… pure, sebbene per una diversa “comodità”) mentre  il coro dei benpensanti, giudicandola,  – chissà con quale diritto?! –  l’additava come “la sgualdrina” o “la rubamariti”.  Quest’ultima desueta definizione, proprio non la sopporto: priva l’uomo del benché minimo rispetto, ponendolo, in quanto  marito,  allo stesso livello di un oggetto di proprietà (dunque furtabile) della donna… la moglie.  Se quest’ultime espressioni sono antiquate e, ad oggi sostituite da altre assai più colorite, nella sostanza, l’intrinseco  concetto emblematico del possesso, non cambia: “lui è mio e nessun’altra può permettersi di rubarmelo”. Persino in alcuni spot pubblicitari vi sono eloquenti sguardi fra donne che ben esprimono il pensiero possessivo.

Cosa pensi o voglia “lui”, ieri come oggi, pare irrilevante: “è un fedifrago, ma si sa… l’uomo è cacciatore e se  le donne sapessero stare al loro posto, lui non sarebbe indotto in tentazione”, dicevano le nostre nonne, spesso aggiungendo “lo riaccolgo solo se mi chiede perdono in ginocchio e giura di mettere la testa a posto”, come dire… “a patto che ‘lui’, ritorni ad essere solo mio”.  Una sfaccettatura molto contrastante con il concetto del perdono e non solo.

Poiché è inconfutabile che è impossibile imporre o imporsi un sentimento – e quindi anche la sua stessa fine –  credo che, in questo caso, si attribuisca al perdono un valore improprio e fasullo: che colpa ha una persona – uomo o donna – se non ama più il coniuge? Pertanto, in assenza di colpa, cosa c’è da perdonare?

 

La “versione aggiornata” non cambia di molto, eccezion fatta per le donne che alla “famiglia del Mulino Bianco” a tutti i costi, scelgono di non accontentarsi di nulla di meno di un marito che le ami e, se così non è più… senza inutili scenate e patetiche rimostranze, ne prendono atto e chiamano il loro avvocato.

Quello che  oggi però constato che è davvero cambiato, riguarda l’universo maschile. Ricevo sempre più  messaggi da parte di uomini! Uomini che si trovano alle prese con l’angoscia che questo ruolo – di amante – comporta.

Esistono poi le cosiddette “coppie clandestine”, ovvero quelle composte e derivanti da due coppie mal assortite. E’ Natale… entrambi – gli amanti – seppure inseriti in contesti familiari apparentemente festosi, soffrono, parimenti ai single, il dolore della lontananza dall’altro, cui tutti quanti sopperiscono con telefonate fatte di nascosto. Gli unici che ci guadagnano sono i cani che – meravigliosamente complici – godono di passeggiate inaspettatamente più lunghe. Ah… se i cani potessero raccontare ciò che sentono durante le loro camminate!!

“Che prendano una decisione”, “che si separino dai coniugi legittimi e si uniscano, poi vedremo tutto quell’amore dove va a finire”, “che si lascino e tornino sulla retta via”… Insomma, sono in molti a proferire  senza celare toni sprezzanti, la “soluzione idonea”, asserendo “cosa è giusto fare”, peccato che perdano di vista i sentimenti altrui. Come si dice… “tutti bravi con il cuore degli altri”!!

Se giudicare i sentimenti altrui è a mio parere – in ogni circostanza –  superficiale, ancor più lo è in situazioni delicate come queste. Chi può conoscere il vissuto ed i sentimenti più intimi di una persona? Chi non è mai stato preda di una tentazione – il tradimento o altro -? Chi è così sicuro di essere immune per tutta la vita da un tale evento, altrimenti noto come “peccato”?  Legittimo è tuttalpiù esprimere un’opinione, ma… accusare e giudicare, no!

“Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”, disse Gesù, rivolgendosi agli accusatori di Maria di Magdala – la Maddalena –  salvandola così dalla lapidazione. Emblematico!

La realtà è inconfutabile: innamorarsi “succede”. Succede e basta, a single e sposati. E, questo, vale sia per l’uomo che per la donna. Così come non siamo padroni di direzionare il nostro amore dove magari Dio sa quanto vorremmo, com’è possibile pensare di imporlo quale rivalsa sul  “ruolo di coniuge”? Si può pretendere una condotta agìta con discrezione, ma non la nascita o la fine di un sentimento solo perché socialmente considerato “diversamente accettabile”.

Un abbraccio ed i miei più cordiali auguri a voi tutti!

Daniela Cavallini

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