Voce alla birra

VOCE ALLA BIRRA. Una ‘natalizia’ di autentico pregio: la Stille Nacht

Si presenta con un colore dorato e ricco di riflessi ambrati

Care Amiche e cari Amici de La Voce, con questo articolo ultimiamo il percorso delle birre natalizie che ci ha fatto compagnia in queste festività che, con l’Epifania ormai imminente, si stanno per concludere. Oggi resteremo in Belgio e andremo ad esplorare la notte silenziosa rappresentata da un’altra ‘natalizia’: la Stille Nacht, prodotta dal birrificio De Dolle Brouwers.

Prima però, occorre conoscere la sua storia e quella del birrificio di produzione.

Come detto, siamo in Belgio e più precisamente in un piccolo paese delle Fiandre Occidentali, ad una manciata di chilometri da Diksmuide. Poco meno di 2.000 anime danno vita ad Esen ed è qui che nasce la storia del birrificio De Dolle Brouwers, meglio noto come “i birrai pazzi”.

La sua fondazione la si deve al dottor Louis Nevejan che ad Esen faceva il medico. Nel 1835 Nevejan ebbe l’illuminazione di dar vita ad un birrificio che divenne anche distilleria. Fu la sua passione sino al 1882, quando passò a miglior vita lui ed il birrificio alla famiglia Costenoble che lo mantenne nel suo splendore produttivo per ben tre generazioni. Occorrerà arrivare al 1980 per assistere all’ultimo passaggio di proprietà. Il birrificio venne acquisito da colui che ancora oggi ne detiene la proprietà, Kris Herteleer. Herteleer si occupò di ristrutturarlo e metterlo nuovamente in funzione, dandogli il nome di De Dolle.

Tali e tante sono state e sono tutt’ora le capacità di Herteleer che nel 2000 venne insignito del prestigioso premio biennale “Golden Hammer”. Le motivazioni vennero date dalla capacità di recupero del birrificio per mano di Herteleer e dall’importante lavoro di ricerca storica sulla realtà birraria locale.

Veniamo dunque a parlare della ‘natalizia’ dei “birrai pazzi”. Se c’è una birra campionessa per densità tra le belghe, questa è proprio la Stille Nacht, forte dei suoi 27° P1. La sua produzione comporta lunghe ore di bollitura e l’impiego di malto pale e di zucchero candito bianco. Per ottenere la sua esclusiva amarezza che va a fare da contraltare alla dolcezza della sua densità, è utilizzato il luppolo Nugget. Non è trascurabile l’acidità data dalla sua fermentazione.

La Stille Nacht si presenta con un colore dorato e ricco di riflessi ambrati: ad un primo impatto sembra di avere nel bicchiere un Bordeaux. La sua schiuma è cremosa, connotata da abbondanza e persistenza. L’analisi olfattiva ne consegna gli aromi di mela accompagnati da altri profumi riconducibili alla frutta. E’ però il gusto che riserva la maggior complessità: il primo sorso è una miscellanea di fruttato dolce ed alcol che man mano la si degusta, si tramuta in un secco che sul suo lungo quanto complesso finale è più addolcito. A metà percorso de gustativo c’è chi sente il sapore delle scorze di limone, chi di un the. Il suo grado alcolico è 12.0% e la si trova in bottiglie da 33 cl.

La Stille Nacht è interessante anche per un processo di invecchiamento. Non a caso infatti, è consigliato conservarla a 10°, una volta trascritto l’anno di produzione. C’è chi la mette nella Top Ten mondiale delle ‘natalizie’.

Per gli estimatori dal palato particolarmente raffinato, ne esiste una versione “Reserva” con un invecchiamento di 18 mesi in botti che già hanno ospitato il Bordeaux.

A presto e… Salute!

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Una bevanda dalla storia millenaria, narrata con passione attraverso la descrizione delle innumerevoli tipologie, produzioni ed abbinamenti gastronomici. In più, qualche chicca di attualità di questo affascinante mondo.

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