Storia

Non solo Tangentopoli: 1892, lo scandalo della Banca Romana

Corruzione, malaffare e finanziamenti illeciti nell’Italia di fine Ottocento

Recentemente sui mezzi di informazione sono stati dedicati articoli e servizi a Tangentopoli, stante la ricorrenza del ventennale della morte di Bettino Craxi, il cui nome è inscindibilmente legato a quell’enorme scandalo che ha segnato profondamente la storia d’Italia recente; ma Tangentopoli non fu certo il primo scandalo di corruzione e finanziamenti illeciti della politica da quando lo Stato italiano esiste.

Nei primi anni novanta dell’Ottocento l’Italia fu travolta dal primo scandalo politico-finanziario della sua storia unitaria, ovvero il caso della Banca Romana, una vicenda che vide pesantemente coinvolta la classe politica nelle sue personalità di maggior rilievo, assieme a banchieri che avevano gestito i loro istituti di credito in maniera alquanto allegra, nonché immobiliaristi e speculatori di ogni risma. Vediamo nel dettaglio quali furono i fatti.

La vicenda va inserita nel contesto della frenetica fase di urbanizzazione, e quindi di crescita del mercato edilizio, che ebbe inizio a Roma poco dopo che la Città Eterna divenne capitale del nuovo Regno d’Italia (Roma fu presa nel settembre del 1870). La febbre edilizia che ne seguì portò la capitale a diventare un enorme cantiere a cielo aperto, con la conseguente nascita di un sistema di speculazioni e truffe finanziarie sulle quali le istituzioni del nuovo Stato non attuarono un adeguato controllo, e fu proprio in questo ambito che maturarono le vicende dello scandalo.

La Banca Romana era uno dei sei istituti di credito che erano stati autorizzati dallo Stato Italiano ad emettere carta moneta per conto dello Stato stesso; ad un certo punto però, qualcuno si accorse che l’istituto di credito romano aveva commesso delle gravi irregolarità. Di conseguenza nel 1889 l’allora ministro dell’agricoltura Miceli promosse un’inchiesta amministrativa affidandola al senatore Giuseppe Alvisi, il quale verificò che la Banca Romana aveva emesso una quantità di cartamoneta enormemente superiore a quanto consentito (la stampa delle banconote avveniva in relazione alla quantità di oro conservata nelle banche, e proprio la convertibilità in oro delle banconote ne garantiva il valore); vi era inoltre un grave ammanco di cassa ed erano state messe in circolazione banconote false per svariati milioni. Fu appurato che la quantità di banconote stampate in eccesso era pari a 25 milioni di lire, cifra enorme per l’epoca. In buona sostanza, la Banca Romana aveva ricevuto il denaro depositato dai suoi clienti e lo aveva usato per concedere prestiti finalizzati ad investimenti soprattutto nel campo edilizio, senza garanzie di copertura; quando poi vi fu il crollo del mercato immobiliare conseguente alla crisi del 1888 e il denaro cominciò a scarseggiare, la banca cominciò a stamparselo abusivamente. Inutile dire che i piccoli investitori non rividero più i loro quattrini.

Nei tre anni successivi, Crispi, Giolitti e Di Rudinì, tre fra le massime figure nel panorama politico a livello governativo dell’Italia di allora, decisero di insabbiare i risultati dell’inchiesta in nome di non ben definiti interessi superiori. Ma quando nel novembre del 1892 Alvisi passò a miglior vita, i documenti che riportavano i risultati della sua inchiesta finirono nelle mani del deputato radicale Napoleone Colajanni, il quale ne riferì i contenuti alla Camera il 20 dicembre di quello stesso anno: da quel momento l’affare divenne di pubblico dominio e scoppiò lo scandalo.

L’allora presidente della camera Giuseppe Zanardelli istituì una commissione d’inchiesta, formata da sette membri, che confermò quanto emerso dalla relazione Alvisi; come conseguenza, furono arrestati il direttore e il governatore della Banca Romana nelle persone di Michele Lazzaroni e Bernardo Tanlongo, oltre ad altri banchieri di spicco anch’essi coinvolti nell’affare, come il direttore del banco di Napoli Vincenzo Cuciniello (che per tentare di sfuggire alla cattura si era travestito da prete). Per la cronaca, nelle stesse ore in cui venivano eseguiti questi arresti eccellenti, l’ex direttore del Banco di Sicilia Emanuele Notarbartolo, che aveva fornito dati utili a Colajanni per la denuncia in Parlamento, e che sarebbe stato un prezioso testimone al processo, fu assassinato.

Giolitti, che in quel momento era presidente del Consiglio, e ai tempi della commissione Alvisi ministro del Tesoro, fu accusato di aver tenuto nascosti i risultati dell’indagine della commissione stessa con l’appoggio di Crispi, anch’egli incolpato di aver ricevuto finanziamenti illeciti; il capo del governo fu inoltre accusato di aver utilizzato una parte del denaro incriminato per finanziare le sue campagne elettorali. Il presidente del Consiglio negò ogni addebito, ma poco dopo si dimise dall’incarico.

Naturalmente vi fu un processo, ma la vicenda giudiziaria si concluse secondo la tipica tradizione italica: tutti gli imputati furono assolti, sentenza motivata dal fatto che una parte dei documenti che dimostravano la colpevolezza degli imputati era misteriosamente scomparsa.

Le conseguenze più immediate dello scandalo furono principalmente due. Giolitti, che stava proprio in quel periodo gettando le basi per quella che sarà l’ “epoca giolittiana” (ovvero quel periodo tra il 1901 ed il 1914 in cui fu alla guida del governo quasi ininterrottamente), sparì dalla scena politica per un decennio. L’altra conseguenza della vicenda della banca Romana fu che nel 1893, proprio subito dopo lo scandalo, nacque la Banca d’Italia, risultato della fusione di più istituti bancari (la banca Romana fu liquidata), che sarebbe successivamente diventato l’unico istituto di emissione monetaria dello Stato Italiano, cosa che permetteva ora allo Stato stesso di attuare un più stretto controllo sull’emissione delle banconote.

Marco Ammendola

L’immagine è tratta da ‘’La Domenica del Corriere’’

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa
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