Cinema

Oscar: a “Parasite” di Bong Joon, ben quattro statuette. La recensione

Miglior film in assoluto, il miglior film straniero, migliore regia e migliore sceneggiatura

Dopo aver già vinto la “Palma d’oro” al Festival di Cannes ed il Golden Globe, “Parasite”, il film del regista sud coreano Bong Joon Ho ha vinto ben quattro Oscar in quest’ultima edizione dell’evento che si è chiuso il 9 febbraio scorso a Los Angeles: l’Oscar per il miglior film in assoluto, quello per il miglior film straniero, quello per la migliore regia ed, infine, quello per la migliore sceneggiatura, risultando anche il primo film non americano e non in inglese a vincere l’ambito premio.

E’ difficile inquadrare l’opera in un ambito preciso: è un thriller ma anche una satira sociale con momenti di pura commedia o, al contrario, drammatici che racconta la storia di una famiglia povera che attraverso sotterfugi ed inganni si infiltra in una famiglia ricca per cercare di sfruttarne i vantaggi e migliorare la propria condizione sociale.

Inizialmente il film doveva chiamarsi “Decalcomania” proprio perché metteva a confronto due immagini familiari perfettamente simmetriche nella composizione ( padre, madre, figlio e figlia) ma divise da un enorme gap economico; è uno scontro tra classi sociali quello che narra il regista sud coreano in cui, però, nessuno è veramente “cattivo”, né quei poveri che cercano di migliorare la propria situazione economica con inganni e piccole truffe, né i ricchi che stanno sempre in alto senza rendersi conto di starci perché per loro è normale tutto ciò che fanno.

Le due famiglie sono le due facce del contesto sociale in cui si muove l’odierna Corea del Sud, forse con qualche accento marxista e poco liberista che viene facilmente perdonato per l’alto livello estetico e tecnico che impronta tutto il film soprattutto nella messa in scena con immagini di grande impatto.

Il regista Bong Joon Ho si era gia fatto conoscere nel 2003 con il film “Memories of Murder” a cui seguì l’horror di fantascienza “The Host” e più recentemente “Okya”, uno strano lavoro in cui la protagonista salva dalla morte un maiale e lo fa convivere insieme a lei. A riprova dell’estrema fantasia delle sue opere e nell’euforia della insperata vittoria Bong ha affermato che la trama di “Parasite” inizia come fosse “una fine pioggerella” per poi crescere e “diventare un tifone”.

Sta di fatto che il film è molto accattivante (finora ha incassato ben 165 milioni di dollari nel mondo a fronte di un costo di nemmeno 12 milioni di dollari) con un ingranaggio di trama complesso ma in perfetto equilibrio tra commedia, dramma e thriller che tiene lo spettatore incollato alla poltrona fino all’ultima scena.

Riccardo Bramante

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Riccardo Bramante

Laureato in Giurisprudenza, iscritto alla USPA (United States Press Agency), ha svolto attività con la RAI nel settore della postproduzione e marketing in diversi Paesi europei ed extraeuropei. Collabora con una multinazionale giapponese di produzioni televisive e cinematografiche svolgendo attività di Relazioni Pubbliche
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