Storia

Le leggi Siccardi, aprile 1850: la fine dei privilegi della Chiesa

Le basi della nascita dello stato laico in Piemonte e in Italia

Nell’articolo sullo Statuto Albertino abbiamo visto come quella carta costituzionale, concessa dal re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia nel 1848, abbia permesso la nascita di quello Stato liberale che vedrà l’affermarsi del sistema che porterà il Piemonte a divenire guida del movimento risorgimentale fino al compimento dell’Unità nel 1861. Vedremo ora come proprio in quel clima poterono prendere corpo i provvedimenti legislativi che permisero allo Stato piemontese di fare il salto di qualità realizzando la separazione tra Stato e Chiesa, presupposto fondamentale per l’esistenza di un regime realmente liberale che, col tempo, porterà all’affermarsi della liberaldemocrazia italiana.

La riforma di cui stiamo parlando prende il nome dal ministro Giuseppe Siccardi, un giurista e magistrato piemontese che nel 1849 entrò a far parte del governo d’Azeglio come ministro della Giustizia, su indicazione di Cavour. Siccardi propose alla Camera un pacchetto di provvedimenti finalizzati all’abolizione di alcuni dei privilegi di cui godeva la Chiesa Cattolica nel Regno di Sardegna, che facevano dello Stato piemontese uno dei più arretrati ed arcaici in materia. I provvedimenti riguardavano particolarmente l’abolizione del foro ecclesiastico, ossia un tribunale dedicato che sottraeva alla giustizia laica gli uomini di chiesa (anche per i reati di sangue), il diritto di asilo, ovvero l’impunità giuridica per coloro che trovavano rifugio in chiese, conventi e monasteri, e la cosiddetta “manomorta”, vale a dire l’inalienabilità dei beni ecclesiastici e la non assoggettabilità al pagamento delle tasse. La motivazione giuridica che giustificava il provvedimento era data dallo stesso Statuto Albertino, che proclamava l’uguaglianza di tutti i cittadini difronte alla legge. Il provvedimento venne proposto alla Camera il 25 febbraio del 1850 e fu approvato a larga maggioranza il 9 aprile (la legge passò poi al senato che, tradizionalmente su posizioni più conservatrici, l’approvò con una maggioranza più risicata).

Naturalmente vi furono fortissime resistenze sia da parte dei politici di area più conservatrice, sia da parte delle autorità ecclesiastiche, al punto che si arrivò all’arresto dell’arcivescovo di Torino Luigi Fransoni, che venne condannato ad un mese di carcere e successivamente espulso dal regno per aver istigato alla disobbedienza.

Le leggi Siccardi, che negli anni saranno seguite da altri importanti provvedimenti finalizzati alla realizzazione della totale separazione tra Stato e Chiesa, fecero del Piemonte che si poneva alla testa del processo unitario uno stato moderno al pari degli altri europei. I provvedimenti verranno poi estesi alle provincie che via via verranno annesse tra il 1859 ed il 1861, per poi estendersi al Veneto e a Roma ad Unità compiuta; l’eredità laica del Piemonte pre-unitario diverrà così patrimonio del nuovo Stato, ossia  dell’Italia unita, indipendente, libera e laica.

Marco Ammendola

Nell’immagine: il Parlamento di Torino a Palazzo Carignano

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa
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