Amore

L’eccesso di confidenza è mancanza di educazione

Quando si dice… “non sai stare al tuo posto”!

Amiche ed Amici carissimi, è oramai divenuta una consuetudine – a mio parere abusata – approcciare le personedando loro “del tu”, anziché “del lei”.

Nel mondo anglosassone, dove esiste unicamente la forma  “you” – equivalente al nostro “tu” – e’ inconfutabile che il modo di rivolgersi alle persone con le quali non si è in confidenza, assume le rispettose caratteristiche equiparabili al nostro “lei”, anzi… “Lei”. Pertanto, anche se la forma “you” resta identica, al Top Manager,ad esempio, si riserva un tono formale,ben diverso rispetto a quello confidenziale diffuso tra colleghi.

Tornando ai nostri usi e costumi, alcuni sostengono che questo comportamento – dare del tu – offra un segnale di maggior aperturanei confronti dell’interlocutore. Principio accettabile, ma solo a patto che sia a priori concordato fra le parti, confermando l’insito gradimento reciproco.

A mio parere, il “tu” non autorizzato, rappresenta una forma d’invadenza, sino a sfociare nella maleducazionee nella mancanza di rispetto dei ruoli, quando non anche delle persone. Il collaboratore che si permette per primo di rivolgersi al capo dandogli del “tu”, dimostra mancanza di rispetto dei ruoli.

Un classico esempio è riconducibile ai commessi che si permettono di approcciare il cliente con il “tu”. D’accordo, questo non avviene nelle boutique eleganti, tuttavia anche l’avventore del negozio modesto, ritengo abbia il diritto di constatare rispettato il suo ruolo di cliente.

Decisamentefastidioso ed inopportuno il baristache si permette di accogliere  i clienti con “ciao, dimmi…”. 
Anche in profumeria, spesso accade che dopo il primo approccio la commessa passi arbitrariamente dal lei al tu, complice l’intimità dell’argomento trattato. Ma con quale consenso?

Spesso si permettono l’inopportuna confidenza anche medici e personale infermieristico: con quale autorizzazione il medico, l’infermiere e persino l’inserviente, si rivolgono ad un paziente – magari anziano – apostrofandolo con “ciao Pippo, come stai oggi?”, seguito magari da qualche battuta tanto scontata quanto irriverente?!

No, non mi piace! E non “piace” neppure al galateo.

Quando mi capita di imbattermi nei personaggi citati– devo ammettere che mi succede raramente –  per principio, prendo immediatamente le dovute distanze, sottolineando con il tono della voce il “lei”nelle mie risposte. Solo se il mio interlocutore comprende e si adegua, il dialogo prosegue.

Vi sono altresì occasioni  informali, come il ritrovo tra amici ed amici degli amici, dove anche se sconosciuti, il “tu” diviene spontaneo, ma certamente questo non significa concedere (o concedersi) espressioni eccessivamente disinvolte.

Due regole basilari del galateo insegnano che, tra persone adulte, spetta alla donna proporre il “tu” all’uomo, e che è la persona più anziana o di grado più altoa proporre il “tu”.

Il “mondo Social”, è più amichevole, tuttavia, le persone educate, si identificanocon l’utilizzo del “tu” o “Tu”, seguendo il criterio anglosassone. Si presenta decisamente in modo sconveniente chi, dopo aver ottenuto consenso alla richiesta d’amicizia, ci approccia in privato con “ciao”e basta. Ah, dimenticavo, i più grossolani aggiungono anche il pollice all’insu’…

Con alcuni contatti che divengono Amici, si raggiunge una piacevole intimità, tuttavia, anche il questo caso, è prezioso il distinguo tra la confidenza e la goliardia della chat privata, con la seppur cordiale formalità del messaggio pubblico. Purtroppo molti sconfinano nell’invadenza, quel comportamento sconveniente che rovina i rapporti.

Un abbraccio!

 

Daniela Cavallini

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