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Il calcio va avanti a porte chiuse. Calendario da ricostruire, ma fine alle incertezze 

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Per l’ennesima volta nelle ultime due settimane, il calcio cambia i propri programmi; niente Juventus-Milan ieri sera, niente Napoli-Inter questa sera. Le due semifinali di ritorno di Coppa Italia vengono rinviate alla prima data utile di un calendario tremendamente compresso, reso ancora più complicato dall’Europeo previsto (a Dio piacendo) per fine stagione.

Ma è l’ultima volta; l’intervento del Governo per far fronte all’emergenza sanitaria sul territorio coinvolge anche gli eventi sportivi, consentendone sì la prosecuzione, ma disponendo contestualmente l’obbligo tassativo delle porte chiuse almeno fino al 3 aprile. Una mano di bianco, quindi, anche sulle (in)decisioni della Lega Calcio nelle ultime settimane, con partite prima programmate senza pubblico e poi rinviate all’ultimo minuto.

L’incrocio tra gli interessi sportivi e quelli aziendali iniziava a rendere infatti inaccettabili ulteriori improvvisazioni e tamponature, stabilite di partita in partita, con molte (troppe) parti in causa che alla fine risultavano infelici e scontente. E ciò risulta ancora più vero in riferimento ad un mondo, quale è quello del calcio, che storicamente è affetto dalla tendenza a scorgere al proprio interno trame e complotti.

Certo, lo sport, di per sé, in un frangente come quello che il Paese si trova a dover affrontare, non rientra tra le priorità. Non vi è dubbio, infatti, che una chiusura totale delle manifestazioni sportive fino a quando la contingenza sanitaria non si fosse acquietata, avrebbe risolto la questione alla radice. Tuttavia, sono innegabili gli interessi economici che derivano dal mondo dello sport in generale (e del calcio in particolare) e che coinvolgono non solo le società sportive, ma anche l’enorme indotto che ad esse si collega.

Non va poi trascurato l’effetto rassicurante che la cadenza regolare degli eventi sportivi è in grado di infondere, quel senso di normalità di cui la popolazione (che spesso nelle ultime settimane si è ritrovata orfana di punti di riferimento) in questo momento ha indubitabilmente bisogno.

Il calcio e gli altri sport vanno dunque avanti e affrontano, come tutti gli altri ambiti sociali, un’emergenza imprevedibile e del tutto nuova; lo fanno nel rispetto di una situazione che merita prudenza e preoccupazione, ma che non deve tracimare nel panico e nell’affanno. Perché anche lo sport, nel suo piccolo, può offrire il proprio contributo lungo il percorso di un tunnel in fondo al quale ancora non si vede la luce.

Gigi Bria
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Gigi Bria

Le cose migliori arrivano per caso. Per caso, ormai dieci anni fa, iniziai ad insegnare diritto ed economia politica in una scuola superiore di Milano. Sempre per caso, qualche anno fa, mi fu proposto di scrivere. Ho visto "La Voce" quando era ancora un embrione; ora è il giovane figlio di cui mi prendo cura ogni giorno parlando di sport e dirigendone la relativa redazione. Seguo il mondo del calcio, confidando di riuscire a non far mai trasparire la mia pur blanda fede calcistica.

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