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NBA E CORONAVIRUS: i contagiati salgono a tre

Scatta la corsa di solidarietà verso i dipendenti rimasti senza lavoro

Mentre il virus, forte della sua imprendibilità, varca con disinvoltura oceani e confini, anche il mondo dello sport non può che finire risucchiato dal vortice della pandemia; inizia ad essere consistente, infatti, il numero di atleti colpiti dal contagio. La qual cosa desta ulteriore sgomento al pensiero che anche un ambito di “intoccabili” (quali vengono generalmente ritenuti gli sportivi, costantemente sottoposti a minuziosi controlli medici) possa essere toccato esattamente come tutte le altre sfere della società.

Dall’altra parte del pianeta, in particolare, presenta un che di ironico la vicenda della positività di Rudy Gobert, centro francese degli Utah Jazz, che, solo qualche giorno prima di scoprirsi colpito dal virus, scherzava in conferenza stampa sulla necessità di mantenere le distanze di sicurezza toccando ripetutamente i microfoni davanti ai giornalisti in sala; come lui, è stato poi trovato positivo anche il suo compagno di squadra Donovan Mitchell. Risale invece alla notte scorsa la notizia della positività anche di Christian Wood dei Detroit Pistons (che pochi giorni fa aveva marcato proprio Gobert nel match contro Utah), con il campionato NBA che però era già stato precauzionalmente sospeso, evento più unico che raro nella storia del basket americano.

Non risultano invece al momento coinvolti, se non indirettamente, i tre italiani che militano nel campionato americano di pallacanestro. Danilo Gallinari, ala degli Oklahoma City Thunder, era prossimo a scendere in campo contro la squadra di Salt Lake City, quando l’esito del tampone a cui era stato sottoposto Rudy Gobert ha indotto i vertici della NBA a fermare la palla a due e a sospendere l’intera competizione. Per il cestista italiano è ora in corso una quarantena precauzionale come impone il protocollo; è più tranquilla invece la situazione di Marco Belinelli dei San Antonio Spurs e di Nicolò Melli dei New Orleans Pelicans, che in tempi recenti non hanno avuto contatti con nessuno degli atleti coinvolti dall’epidemia.

La difficoltà del momento ha peraltro alimentato la sensibilità delle stelle del mondo NBA, che in molti casi si sono dimostrate attente soprattutto alla situazione lavorativa dei dipendenti della propria franchigia di appartenenza; molti di questi, infatti, essendo stipendiati a ore, rischiano di non percepire alcun emolumento per effetto della sospensione del campionato. E così Kevin Love, anima nobile dei Cleveland Cavaliers, ha tracciato la via effettuando una sostanziosa donazione per garantire gli stipendi dei lavoratori precari, augurandosi che anche i suoi colleghi lo seguissero.

A ruota, è arrivato il contributo quasi risarcitorio di Rudy Gobert, accompagnato dalle sentite scuse per la leggerezza del proprio comportamento prima del riscontro della positività; Giannis Antetokounmpo, gigante greco-nigeriano dei Milwaukee Bucks (che ben conosce la povertà e l’emarginazione) non si è fatto attendere, così come Zion Williamson, sempre esemplare nei comportamenti anche fuori dal campo e capace, nonostante l’età ancora acerba, di gestire uno status di stella che gli è stato appiccicato addosso già ai tempi del liceo. L’elenco potrebbe continuare e richiamare i nomi di Blake Griffin dei Detroit Pistons e Stephen Curry dei Golden State Warriors, fino ad arrivare a Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks.

Tutti atti dovuti, sosterrà qualcuno; forse è vero, ma laddove per alcuni l’isolamento è una semplice attesa nel conforto delle mura domestiche, per altri può tramutarsi in una prigione in cui, all’immobilità e al rischio della malattia, può aggiungersi l’inquietudine dettata da questioni finanziarie. E non è del tutto scontato che, quanti per merito e fortuna propri non hanno di questi pensieri, mantengano la lucidità per ricordarsi di chi, diversamente, abbiano un addendo in più da aggiungere alla già gravosa somma delle preoccupazioni che questo periodo impone.

Gigi Bria 

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Gigi Bria

Le cose migliori arrivano per caso. Per caso, ormai dieci anni fa, iniziai ad insegnare diritto ed economia politica in una scuola superiore di Milano. Sempre per caso, qualche anno fa, mi fu proposto di scrivere. Ho visto "La Voce" quando era ancora un embrione; ora è il giovane figlio di cui mi prendo cura ogni giorno parlando di sport e dirigendone la relativa redazione. Seguo il mondo del calcio, confidando di riuscire a non far mai trasparire la mia pur blanda fede calcistica.
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