Storia

Spallanzani e Sacco: l’origine del nome di due ospedali in prima linea contro il coronavirus

Gli studi di due grandi scienziati italiani cui sono dedicati i due ospedali di Roma e Milano

In questi difficili giorni in cui l’Italia tutta è impegnata contro l’epidemia di coronavirus, sentiamo nominare continuamente alcuni importanti ospedali che sono punto di riferimento nella lotta contro questo virus; particolarmente importanti sono gli ospedali Spallanzani di Roma e Sacco di Milano, di cui vedremo ora l’origine del nome.

Lazzaro Spallanzani era di Scandiano, comune in provincia di Reggio Emilia, dove nacque il 12 gennaio del 1729; dopo aver frequentato il collegio dei gesuiti a Reggio, compì gli studi di diritto all’università di Bologna, abbandonandoli presto per seguire la sua passione per la biologia. Terminati gli studi, fu docente di varie discipline in numerose università italiane, nel 1762 prese gli ordini come gesuita, e nel 1777 divenne rettore dell’università di Pavia. Uno degli argomenti del quale si interessò maggiormente fu quello della “generazione spontanea”, ossia la credenza secondo cui la vita può generarsi spontaneamente da elementi inanimati in quanto dotati di un influsso vitale; Spallanzani riuscì a dimostrarne l’infondatezza facendo bollire varie soluzioni al fine di sterilizzarle, sigillando poi i contenitori di vetro nei quali le ripose, notando che non vi era alcun intorbidimento segno di crescita di microorganismi. Altri campi di studi nel quale si applicò furono quelli della circolazione sanguigna, sulla quale scrisse il saggio “Dell’azione del cuore nei vasi sanguigni”, e studiò il sangue al microscopio fornendo la prima descrizione dei globuli rossi e di quelli bianchi; si dedicò poi a studiare la riproduzione ottenendo la prima fecondazione artificiale, utilizzando per i suoi esperimenti dei rospi, e descrivendo l’influenza della temperatura sulla mobilità degli spermatozoi (a quei tempi il meccanismo d’azione di spermatozoi e uova non era del tutto chiaro). Fece anche degli studi approfonditi sui pipistrelli arrivando ad ipotizzare che avessero un sesto senso che permetteva loro di volare anche se privati della vista. Spallanzani si interessò anche del fenomeno della digestione, prelevando del succo gastrico dallo stomaco di una gallina e realizzando il primo esperimento di digestione artificiale, dimostrando che il processo non consta solamente di una triturazione meccanica dei cibi, ma che vi è implicata anche un’azione chimica a livello gastrico; i suoi studi sulla respirazione dimostrarono poi che essa consiste nella immissione di ossigeno nei polmoni e nella emissione di anidride carbonica. Fece anche numerosi viaggi e spedizioni sia in Italia che fuori, raccogliendo una gran quantità di campioni per il museo di storia naturale di Pavia, che sotto la sua direzione divenne uno dei più importanti d’Europa; fatto particolare, durante un viaggio da Venezia a Costantinopoli la nave rischiò il naufragio e la ciurma fu tentata di gettarlo in mare considerandolo una specie di stregone. Spallanzani ebbe moti riconoscimenti in vita e fu membro di numerose accademie e società scientifiche anche estere, ed il suo nome è stato dato ad un cratere su Marte, ad un asteroide, ad un organismo che vive sui fondali marini (Spirographis spallanzani), oltre a numerose vie, piazze, scuole, nonché all’ospedale romano di cui sappiamo. Tanto per dare un esempio della considerazione di cui godette in vita, Voltaire considerava Spallanzani ‘’il più grande osservatore scientifico d’Europa’’. Lazzaro Spallanzani si ammalò di tumore alla vescica e morì a Pavia l’11 febbraio del 1799.

Luigi Sacco ebbe i natali a Varese il 9 marzo del 1769, e si laureò in medicina all’università di Pavia, avendo avuto come professore Lazzaro Spallanzani; si narra che fosse talmente appassionato e preso dai suoi studi da dimenticare spesse volte perfino di mangiare. Dopo che nel 1081 l’inglese Edward Jenner pubblicò il suo lavoro sulla vaccinazione contro il vaiolo, grazie alla quale viene oggi riconosciuto come l’inventore della pratica della vaccinazione, Sacco praticò degli esperimenti sulla falsa riga di quelli di Jenner, ossia prelevò del materiale dalle pustole di vacche affette da vaiolo vaccino (una forma molto lieve e non devastante come la variante umana), e lo inoculò ad alcuni bambini nonché a sé stesso; le “cavie” svilupparono delle pustole e dei lievi sintomi che scomparvero in pochi giorni e, coerentemente con quanto scoperto da Jenner, i soggetti erano ora immuni al vaiolo umano.  Sacco ripeté la pratica in molte parti d’Italia in cui si erano avuti dei focolai di vaiolo ottenendo ovunque successi nell’immunizzazione dei suoi pazienti, acquistando per questo fama in patria ed all’estero. Grazie alla vaccinazione praticata da Sacco, a Venezia fu risolta una epidemia che stava uccidendo quindici persona al giorno. Nel 1803 venne nominato medico primario dell’Ospedale Maggiore di Milano e direttore generale della vaccinazione nella Repubblica Cisalpina. Entrato in contatto con idee ed esponenti del mondo illuministico, fu sostenitore dell’importanza della medicina come strumento sociale finalizzato alla salute come bene collettivo e, naturalmente, anche a Sacco sono state dedicate strade e piazze, nonché l’importante ospedale milanese di cui sappiamo. Luigi Sacco morì il 26 dicembre del 1836 per un attacco cardiaco.

Nell’immagine di apertura Lazzaro Spallanzani, in quella nel testo Luigi Sacco.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa
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