Salute e Bellezza

Il dott. Mirko Avesani – neurologo – in “trincea”- contro il coronavirus

Quali le conseguenze in campo neurologico?

Amiche ed Amici carissimi, oggi è nuovamente con noi il Dott. Mirko Avesani – Neurologo e Criminologo –per parlarci degli effetti che il coronavirus causa anche dal punto di vista neurologico.

In questi ultimi giorni, il Dott. Avesani,  ha rilasciato più di un’intervista – tra le quali quella che state per leggere –  e tengo a precisare che lo fatto rubando a se stesso anche quel poco, preziosissimo tempo, destinato al riposo. “Sì, perché informare è di fondamentale importanza”, mi dice esausto al telefono… è mezzanotte passata…

Ho  il piacere di conoscere Mirko oltre al Dott. Avesani, pertanto  non posso che constatarne la grande generosità: benché sfinito da estenuanti turni di lavoro, non rifiuta mai nulla a nessuno.

Daniela Cavallini:

Bentornato Dott. Avesani, lei è attualmente operativo in prima linea contro il coronavirus, presso l’Ospedale di Mantova. Vuole raccontarcicome vive questa esperienza?

Dott. Mirko Avesani:

Ogni giorno è un bollettino di guerra, tuttavia, si sta combattendo con fierezza– oltreché con inimmaginabile ottimismo–  prodigandoci oltre ogni limite, animati dal desiderio di poter curare i nostri pazienti colpiti da questo virus senza precedenti, con la speranzadi poter ridonare loro la salute e riportarli alla condizione cosiddetta di “normalità”.

Daniela Cavallini:

Inutile eludere l’essenza del problema: il rischio contagio è per voi “in trincea” molto elevato.Alcuni Medici sono morti… Questo è un momento in cui trovo insopportabile il limite delle parole…  Come ringraziareadeguatamente chi, come lei, s’impegna al punto di porre a rischio la propria vita per amore del prossimo?!

Dott. Mirko Avesani:

Non mi deve e non ci dovete ringraziare: è il nostro lavoro!Una libera scelta… suggellata dal giuramento di Ippocrate.Chi, viceversa, noi dobbiamo ringraziare, sono i nostri familiari che sono esposti a subirne le possibili conseguenze. Ricordatevi che alla sera torniamo a casa, e viviamo con persone che, visto il nostro lavoro, sono a rischio.

Daniela Cavallini:

Le restrizioni emanate dal Governo pare siano – ancora da troppe persone –  interpretate più come una limitazione alla libertà individuale che un provvedimento atto alla tutela della nostra salute. Prescindendo dagli slogan, è così necessario restare in casa?

Dott. Mirko Avesani:

Certo. State in casa!! Bisogna stare in casa e bando alla “comunicazione terroristica”, così come alla superficialità, ne spiego il motivo.

Prima di tutto chiariamo i termini, per capirci meglio. Il virus responsabile di questa pandemia è il coronavirus chiamato 19 per l’anno della scoperta. La malattia che esso causa, caratterizzata (come diremo tra poco) da diverse manifestazioni cliniche, viene chiamata COVID-19 (acronimo di “COronaVirusDisease-19”).

Il virus si propaga attraverso particelle di saliva (le cosiddette “droplets”) ed una volta inalato entra nel nostro sistema alveolare, attraverso una interazione col nostro sistema immunitario (che ne causa una alterazione) porta, nei casi gravi, a quella  polmonite detta “interstiziale” che non colpisce solo l’alveolo in sé, bensì l’interstizio, ovvero lo spazio tra gli alveoli, rendendo difficoltosa la respirazione per l’infiammazione provocata, che impedisce lo scambio gassoso tra ossigeno ed anidride carbonica.

Ma vi è di più. Abbiamo di recente constatato che esiste anche una trasmissione trans-sinaptica – cioè da neurone a neurone.Ciò causa anche complicanze elettivamente neurologiche da coronavirus, una forma definita “neuro-covid 19”, che possono spaziare in segni e sintomi e, in taluni casi, lasciano serie conseguenze.La trasmissione da neurone a neurone, rende, ad esempio, più difficoltoso il recupero, soprattutto se detta trasmissione va a colpire alcuni nuclei neurologici in zone particolari del nostro tronco encefalico, che appartengono al nostro sistema nervoso autonomo. Penso ai centri regolatori del polso, della frequenza, ai centri del respiro.

Purtroppo, trattandosi di un nuovo virus, definito (per distinguerlo dai precedenti coronavirus) SARS2-coronavirus, non abbiamo ancora studi scientifici che possano dare delle linee guida definite e certe sul trattamento, e ogni Ospedale, ogni Centro Universitario, con spirito di dedizione, cerca di mettere in atto, restando in rete con gli altri Nosocomi, un proprio protocollo di terapia, partendo da quella che è la patogenesi, ovvero la cascata di reazioni che avvengono dopo l’infezione. Sono, quindi, in corso, diverse sperimentazioni che possiamo definire di “pionieristiche”, ovvero di Evidence Based Medicine (medicina basata sull’evidenza della risposta clinica) ma non per questo “campate in aria”, in quanto si parte, lo ripeto, dai meccanismi che, nel nostro corpo, seguono l’infezione. Partendo dalla conoscenza di questi meccanismi (si è appena individuato il particolare recettore attraverso cui il virus, ancorandosi ad esso, entra nella cellula alveolare), si sta tentando di fermarne le progressioni prognosticamente sfavorevoli.

Considerata questa premessa, è evidente che con i vari Ospedali ci siano forme di aggiornamento costante “sul campo”, al fine di permettere che una terapia potenzialmente utile venga estesa a tutti i pazienti. “Tutto”, dunque, parte proprio dalla saliva:  ecco perché è importante osservare i due metri di distanza tra le persone quando, ad esempio, ci rechiamo a fare la spesa. Inoltre, poiché qualsiasi forma di contatto può favorire il contagio, l’unica possibilità di tutela alla salute nostra e di chi ci circonda è l’evitamento. Ribadisco,  e non certo per amore di slogan, “state a casa”.

Anche perché dovete sapere che vi sono diverse forme di risposta all’infezione a seconda dell’assetto del nostro sistema immunitario. Cercherò di restare semplice nella spiegazione, ma per dirvi che vi sono 5 tipi di manifestazioni di malattia (o, per dirla in maniera scientifica e medica, 5 fenotipi): da quello asintomatico/paucisintomatico, ad una forma di rinite-raffreddore, ad una laringo-tracheite, alla bronchite, per arrivare, infine, alla temutissima polmonite. NESSUNO DI NOI SA A PRIORI QUALE POTREBBE SVILUPPARE UNA VOLTA INFETTO.

Pare, dico pare perché gli studi epidemiologici sono tutti in tumultuosa evoluzione, che il quinto tipo, quello grave, causa della polmonite interstiziale, si assesti, in frequenza, su una percentuale del 15-18%. Di questi, che sono quelli da rianimazione e sovente da intubazione o, per lo meno, ventilazione non invasiva (NIV), una metà muore. Cosa voglio dire con ciò? Che se muore un 8% degli infetti (dati ancora in fase di ulteriore conferma, e che andranno confermati dall’OMS a pandemia risolta, contando i “morti sul campo” a guerra vinta), e se in Italia, questo 8% è arrivato ora a punte di 4000 persone, significa che la diffusione dell’infezione è molto maggiore di quanto possa oggi sembrare, perché non  abbiamo gli strumenti per contare tutti gli asintomatici. E sono gli asintomatici che, con ancora maggiore senso di responsabilità, devono stare a casa.

Perché dico questo? Perché sono infettivi senza saperlo! Ma mentre loro hanno la fortuna di non sviluppare la malattia, o di svilupparla in forma lieve, quelli che infettano potrebbero MORIRE.

RIPETO: NON DOBBIAMO SOLO EVITARE DI FARCI INFETTARE, MA ABBIAMO IL DOVERE (DETTATO ANCHE DA NORME DI SANITA’ PUBBLICA) DI NON INFETTARE. SE GLI ASINTMATICI STANNO A CASA, SUPERANO L’INFEZIONE IN DUE SETTIMANE, E QUINDI L’INFEZIONE SMETTE DI PROPAGARSI. A QUEL PUNTO, FINALMENTE, IN OSPEDALE POSSIAMO SPERARE IN UN CALO DEI SINTOMATICI.

Spero che questo importante concetto di sanità pubblica sia passato al grande pubblico dei non addetti ai lavori. Ecco perché plaudo ai controlli delle forze dell’Ordine, alle querele d’ufficio e alle condanne di chi venga trovato asintomatico in giro. Se siamo in tempi di guerra, esiste il coprifuoco. E il coprifuoco va rispettato.

UN PRINCIPIO DI SANITA’ PUBBLICA CI RICORDA CHE, MENTRE SIAMO LIBERI DI AMMALARCI, NON SIAMO LIBERI DI AMMALARE GLI ALTRI. LA NOSTRA LIBERTA’ TERMINA DOVE INIZIANO I DIRITTI ALTRUI. E LA DIFFERENZA TRA DIRITTO E LIBERTA’ STA IN QUESTO: LA LIBERTA’ E’ CIO’ CHE POSSO FARE SENZA LEDERE GLI ALTRI, DIRITTO E’ CIO’ CHE POSSO PRETENDERE PER NON ESSERE LESO DAGLI ALTRI.

Daniela Cavallini:

Dato l’indiscutibile stress cui tutti voi – Medici e Paramedici – siete sottoposti quotidianamente ed ormai da lungo tempo, quanto ne subiscono i vostri rapporti interpersonali, ovviamente in ambito lavorativo?

Dott. Mirko Avesani:

Nelle difficoltà si è creata la fratellanza, la generosità. Tutti noi siamo come in trincea e lavoriamo tutti insieme – Medici, Infermieri, Oss, Tecnici dei vari laboratori, personale amministrativo e personale ausiliario–  operiamo in sinergia, scevri da tutto quello che non riguarda strettamente il nostro unico obiettivo: curare e salvare la vita dei pazienti. A tal fine, proprio perché tutti stiamo facendo un lavoro importante, e siamo tutti in stretta collaborazione, non voglio dimenticare di ringraziare gli inservienti che vengono a fare, ogni giorno, le pulizie nelle stanze degli infetti. Sono persone che vivono di stipendi non da favola, persone che non vivono di appannaggi da soggetti dello star-system, sono persone che non vanno  a parlare (come fanno taluni semplici opinionisti,  senza aver mai neanche visto, non dico frequentato, una corsia ospedaliera di questi tempi) di coronavirus dai fasti dei salotti TV. Sono persone che ben potrebbero mettersi a casa fingendosi malati (prenderebbero ugualmente il basso stipendio che viene loro elargito per contratto). Invece, con grande senso di responsabilità, vengono a sanificare i locali in cui si trova il malato infetto, così che, in successione, i sanitari siano meno a  rischio nell’assisterlo. Non dimentichiamoci nemmeno di loro. Anche loro ci aiutano a combattere l’infezione. Anche loro hanno una famiglia che, la sera, li attende a casa.

Daniela Cavallini:

Dott. Avesani, con la speranza di eventuali, ulteriori, suoi aggiornamenti in merito, nel ringraziarla, la lascio al suo meritato riposo.

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