Economia

CORONAVIRUS. SI METTE MALE ALL’EUROGRUPPO PER LE MISURE ANTI-CRISI

I ministri dell'Economia non hanno trovato un accordo per un documento comune. La strada verso il Consiglio UE di domani si fa tortuosa

La riunione dell’Eurogruppo svoltasi ieri, si è conclusa con una fumata nera: i ministri infatti, non hanno trovato un accordo comune per poter sottoscrivere un documento conclusivo circa le varie possibilità inerenti alle misure economiche da adottare in relazione all’emergenza coronavirus. L’argomento dovrà essere sul tavolo del Consiglio Europeo che avrà luogo domani.A margine del vertice, il Commissario UE all’Economia, Paolo Gentiloni ha affermato che “ci sono molti strumenti sul tavolo e tra questi i coronabond”.

Si farà di tutto affinché l’epidemia da COVID-19 non diventi una “macelleria sociale” per gli italiani. L’Esecutivo è infatti pronto a chiedere al Parlamento il via libera ad un ulteriore deficit che serva al prossimo Decreto che sarà approvato nel prossimo mese di aprile. Intanto si lavora affinché “tutti i lavoratori” vengano raggiunti dagli aiuti previsti dal Decreto ‘Cura Italia’.

Ieri, il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha difeso in Parlamento la sua linea che prevede una strategia in due tempi per cercare di contenere il contraccolpo economico dato dall’emergenza sanitaria. E’ comunque fatale un calo del PIL per il 2020. Gualtieri fa molto più affidamento sulla Banca Centrale Europea che sul MES per reperire le risorse utili. Certo è che la proposta italiana ai partner europei, circa il dare una risposta corale che possa passare dai coronabond o da un’innovazione sull’uso del MES, appare quanto mai complicata. La Banca d’Italia invoca l’unità tra i paesi membri dell’Unione per evitare che questa subisca un danno profondo. Una considerazione fatta anche alla luce di quel che avviene nel frattempo negli Stati Uniti, dove il presidente americano Donald Trump ha messo a disposizione 2mila miliardi; a questo si aggiunge la volontà del G7 nel favorire un ‘whatever it takes’. Va detto che l’ipotesi coronabond ha incontrato il parere favorevole di alcuni economisti vicini alla Cancelliera tedesca, Angela Merkel e da qualcuno dei vertici della Banca Centrale Europea. Non escludono infatti la possibilità che ad emetterli sia il Meccanismo europeo di stabilità, nell’ottica di una ritrovata coesione tra i paesi aderenti all’Unione Europea. Altra ipotesi in circolazione, quella di “usare l’emissione di eurobond da parte del MES, senza alcuna condizionalità”.

Gualtieri stesso ha spiegato che la replica “fortunatamente si appoggia sulla centralità della BCE” e sul suo impegno “importante” nell’espandere ancor di più l’acquisto del debito. La prima ad avversare l’idea è l’Olanda che garantisce “una forma appropriata di condizionalità”. Freddezza dai ministri tedeschi Altmayer (Economia) e Scholz (Finanze). Sul fronte interno, Gualtieri trova il muro delle opposizioni che, facendone una questione di interessi nazionali, dicono No all’uso del MES, fosse pur anche per il solo accesso ai fondi da impiegare esclusivamente per l’emergenza.

Quello che ora si prospetta per l’Italia, è un debito che si incammina verso il 150% del PIL come minimo, preso atto dei 25 miliardi stanziati dal Decreto ‘Cura Italia’. Unica scialuppa di salvataggio, la BCE che con i suoi acquisti, andrebbe a contenere l’effetto-Spread. Resterebbe invariato il rapporto deficit/PIL, sempre che non si debba mutualizzare il debito. Gualtieri insiste sull’esigenza di dare “risposte inedite e forti”, data l’eccezionalità dell’emergenza in essere e cerca una sponda nelle opposizioni per poter intercettare le risorse che servono.

Antonio Marino

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Antonio Marino

Cinquantunenne ma con lo spirito da eterno ragazzo. Adoro la compagnia degli amici con la 'A' maiuscola, la buona tavola e le buone birre. Appassionato di politica ma quella con la 'P' maiuscola, sposato più che felicemente. Difetti: sono pignolo. Pregi: sono pignolo
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