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CORONAVIRUS. Con le persone in quarantena, traffico internet sempre più in aumento: tutta la rete potrebbe collassare a livello mondiale

Nella cerchia dei big della comunicazione digitale sorgono dei dubbi al riguardo ma il costante incremento del traffico sul web porta a delle preoccupazioni non di poco conto

Meno di una settimana si parlava dell’allarme lanciato da Mark Zuckerberg, il quale mostrava preoccupazioni circa l’espansione dell’epidemia che potrebbe portare al collasso totale dei server di Facebook. Purtroppo non si tratta di un problema di poco conto, dato che la possibile criticità arriva a toccare le menti di altri big, padri dei principali social media, e-commerce e streaming.

La ITU, International Telecomunications Union, ha diffuso i dati riguardanti il traffico di rete nel secondo semestre dello scorso anno, che registrano una punta di 4,5 miliardi di utenti connessi, equivalente al 58% circa della popolazione mondiale. Per fare chiarezza, il Nord America segna il 90% della popolazione connessa; in Europa si registra l’87,7%; in America Latina, il 68% circa mentre l’Africa vede il 40% della popolazione connessa.

Nell’ultimo mese, il virus si è espanso, le zone rosse sono aumentate così come i contagi e le persone in quarantena: attualmente, ben 2 miliardi della popolazione mondiale è chiusa in casa. Per ovviare alla mancanza di interazioni umane, come scritto nell’articolo sull’allarme mosso da Zuckerberg, chi è in isolamento forzato spende buona parte della giornata navigando su Internet con il proprio dispositivo personale: smartphone, pc e simili, navigando. Chi per motivi di smart woking, chi per l’e-learning e chi per lo streaming. Tuttavia, questa massiva connettività ha portato ad un punto critico le infrastrutture che si occupano di fornire i servizi Internet, vedendo i propri server sovraccarichi e prossimi all’emergency shutdown, (spegnimento d’emergenza).

Questo protocollo di sicurezza è predisposto per situazioni in cui i server sono fortemente sollecitati nella gestione del traffico internet e come conseguenza del “surplus lavorativo”. Interviene inoltre per evitare il danneggiarsi irrimediabile dei server che si spengono quindi per un periodo precisato, sospendendo la mansione per cui sono programmati. Come conseguenza, lo stop dei servizi di rete e l’accesso alla rete stessa.

Quasi il 60% del flusso di dati di utilizzo proviene da videochiamate, messaggi e post. Un buon 25% è da attribuirsi all’e-learning, sia scolastico/universitario che personale, su siti che vendono corsi online. In calo invece il traffico di rete utilizzato per lo streaming video e musicale.

Per chi volesse approfondire o si fosse perso l’articolo sull’allarme di Zuckerberg, può trovarlo a questo indirizzo: https://www.lavoce.online/2020/03/25/coronavirus-allarme-da-zuckerberg-se-lepidemia-si-espande-i-nostri-server-rischiano-di-fondersi/

Dario Naghipour

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Redazione La Voce

Quotidiano d'informazione e cultura nazionale ed internazionale, fondato nel 2014

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