Salute e Bellezza

CORONAVIRUS. INTERVISTA ESCLUSIVA ALLO PSICOLOGO CARLO ROBUSTO: “NELLA PANDEMIA E’ COINVOLTA LA TEORIA DELLA MENTE”

Lo psicoterapeuta molto conosciuto in Puglia, risponde alle domande del nostro quotidiano sulla recente pandemia di Covid-19

Carlo Robusto è uno psicologo psicoterapeuta cognitivo di Foggia. Ogni giorno ha a che fare  con pazienti che presentano un problema a livello cognitivo comportamentale e, oggi, in esclusiva al quotidiano La Voce, risponde ad alcune domande riguardanti la pandemia di Covid-19, che da quel famoso 31 Gennaio ci siamo ritrovati ad affrontare. Il dottor Robusto ci ha quindi spiegato quali sono quei meccanismi psicologici che spingono le persone a non rispettare la quarantena imposta durante la Fase 1 e le regole di sicurezza della Fase 2.

D: Come mai durante la pandemia, molte persone che prima stavano spesso a casa, invece attualmente cercano di mettere in atto il meccanismo contrario. Come mai in questo periodo hanno sentito il bisogno di uscire? Che meccanismo psicologico si innesca?

R: Ci sono varie motivazioni che portano le persone a non rispettare le regole dell’attuale decreto che invita a restarea casa ed evitare assembramenti. Tra questi, alcunipossono agire in modo puramente egoistico, ma nella maggior parte dei casile persone mostrano questo comportamento perché hanno difficoltà ad afferrare l’importanza del problema pandemia.

Queste difficoltà possono portare ad ignorare oppure a negare la realtà che si sta vivendo. Una seconda motivazione nasce dal processo di “imitazione”, nel senso che oltre al contagio del virus, c’è una sorta di contagio comportamentale. In poche parole, cosi come una persona può contagiarne un’altra con il virus COVID-19, una persona che rifiuta le restrizioni e la distanza sociale può influenzarne altre ad adottare lo stesso comportamento. Tale circolo vizioso diventa influente soprattutto nelle situazioni stressanti, come questa che stiamo vivendo; d’altro canto, c’è anche da dire che questo aspetto psicologico vale anche nel senso opposto, quindi nel rimanere a casa.

Infine, c’è anche da considerare un ultimo aspetto psicologico, “la teoria della mente”. Secondo questa teoria, queste dinamiche di non rispetto delle regole ci portano ad attribuire al comportamento altrui un nostro giudizio personale, soggettivo. Ogni qual volta che vediamo o sentiamo qualcuno che non rispetta le regole, gli attribuiamo un atteggiamento negativo e pericoloso; questo però non è sempre vero, perché potrebbero esserci altre motivazioni di necessità, pertanto non sempre andiamo a considerare le loro reali intenzioni.

D: Per quale motivo in questo periodo c’è la psicosi del cibo, le persone sentono il bisogno di andare ad acquistare il cibo per paura che si possano esaurire gli alimenti di prima necessità.

R: Questa domanda prevede due risposte, perché probabilmente una è causa e conseguenza dell’altra.

Quando si vive un periodo stressante, come questo della quarantena, le persone subiscono cambiamenti nei comportamenti alimentari. Mangiare è anche un atto emotivo che ci aiuta a limitare le emozioni e le sensazioni negative, basti pensare alla bulimia e al bingeeating (entrambi disturbi del comportamento alimentare), dove il cibo può essere vissuto come meccanismo psicologico per riempire un vuoto, gestire un’emozione o un senso di colpa. Quindi, la risposta sostanziale sia da un punto biologico che psicologico al perché mangiamo in queste situazioni, è per ridurre lo stress.

Rispetto la questione della “psicosi da esaurimento delle scorte di cibo”, il discorso cambia. Da un punto di vista psicologico, la necessità di nutrirsi, cosi come definito anche dalla scala dei bisogni di Maslow, è la base dei bisogni fondamentali dell’essere umano; pertanto, in una situazione di “incertezza”, un comportamento irrazionale (che per molti invece, quindi è razionale) come quello di acquistare più riserve di cibo possibili, diventa giustificato, motivato anche dall’istinto. Inoltre, come già detto nella domanda precedente, il comportamento imitativo, porta le persone a compiere ancor di più quel determinato comportamento. Tuttavia, il consiglio che posso dare è quello di essere razionali, quindi di acquistare viveri per restare in casa anche una settimana o più, ma sempre in modo equilibrato. D’altronde, risulta molto improbabile che possa esserci una carenza alimentare cosi come a volte la vediamo nei film hollywoodiani.

D: Come cambieranno le persone nel futuro dopo questa quarantena, la psicologia delle persone? Ci saranno traumi da dover risolvere?

R: Sicuramente ci saranno delle conseguenze sulle persone, sul loro comportamento e sulle loro emozioni. Infatti, in Italia, come in altre paesi, è già stato attivato il Numero verde di supporto psicologico, completamente gratuito. Le conseguenze psicologiche sono già in atto, e già le prime ricerche hanno messo in luce quali sono i traumi che sta portando questa pandemia. Uno studio pubblicato recentemente sulla rivista “Psychological Medicine” ha già evidenziato che i pazienti dimessi con COVID-19 hanno sperimentato solitudine, rabbia, ansia, depressione e insonnia e sintomi post traumatici da stress. Le stesse emozioni, seppur con intensità differente, vengono vissute anche da coloro che sono costretti alla quarantena; a questi ultimi, si aggiungono anche altri fattori come la perdita del lavoro, l’insicurezza economica, la paura di non riuscire a soddisfare i bisogni primari e soprattutto quella di contrarre il virus, che influiscono considerevolmente sugli aspetti psicologici ed emotivi.

Il supporto psicologico, in entrambi i soggetti esposti a queste dinamiche, dovrebbe essere garantito anche una volta terminato questo periodo, affinché i traumi possano essere affrontati e gestiti nel modo più adeguato, al fine di prevenire eventuali conseguenze a lungo termine.

D: In questo periodo la parola principale è #andratuttobene, questo meccanismo di fratellanza nasce da un pericolo condiviso o questo senso di comunità sparirà oppure sarà duraturo?

R: Il futuro post pandemia sarà probabilmente influenzato da quanto le persone avranno avuto modo di sviluppare una risorsa  psicologica definita resilienza.

Per resilienza si intende quella capacità di riuscire ad affrontare difficoltà e traumi (come questa che stiamo vivendo), senza lasciarsi sopraffare e che permette di restituire un feedback positivo all’individuo. Alcuni studi hanno messo in luce come le persone che affrontano un forte trauma, sviluppano comportamenti positivi sia in campo relazionale sia personale e quindi maggiore resilienza. Pertanto se le persone, dopo questo periodo difficile, imparano ad affrontare il futuro in modo resiliente, si svilupperanno atteggiamenti più idonei alla collaborazione e cooperazione e meno comportamenti tendenti all’individualismo.

Se queste condizioni psicologiche si realizzano, la risposta alla domanda è si, andrà tutto bene.

Carlotta Casolaro

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Redazione La Voce

Quotidiano d'informazione e cultura nazionale ed internazionale, fondato nel 2014
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