Storia

Qadesh, la prima battaglia dell’antichità raccontata da documenti ufficiali

Uno scontro dall’esito incerto, ma cui è legato un primato storico assoluto

La storia dell’umanità è fatta di conflitti armati e quindi di battaglie, scontri sul campo che vengono poi narrati e descritti da storici e cronisti, arrivando così fino ai nostri giorni. Ma qual è la più antica battaglia di cui ci siano giunte cronache documentate?Gli studiosi sono concordi nell’attribuire questo primato ad uno scontro avvenuto nei pressi di una città fortificata nel sud della Siria, vicino alla quale si batterono egizi ed ittiti in quella che è considerata l’ultima battaglia dell’età del bronzo: Qadesh.

In realtà si sa di battaglie anche più antiche, narrate in scritti sacri o in reperti archeologici frammentari, ma quella di cui ora parleremo è la prima della quale ci siano fonti storicamente attendibili, giunte sino a noi su papiri, incisioni cuneiformi e bassorilievi integri, che ne descrivono i luoghi, la tattica, i protagonisti, e le armi utilizzate.

L’anno è il 1275 a.C. (esistono varie datazioni, ma questa è generalmente considerata la più attendibile) e il luogo è il territorio di confine tra l’impero dei faraoni e quello ittita, quel sud della Siria ricco di risorse naturali come il rame, necessario per produrre il bronzo, e in cui confluivano numerose strade sedi di importanti vie commerciali; sentinella di quest’area era la città roccaforte di Qadesh, alleata degli ittiti. Un’area, quindi, di importanza economica e strategica tale da farne oggetto di contesa tra i due imperi, quello ittita e quello egizio.

Il principale protagonista di questa battaglia è il faraone Ramesse II, uomo d’armi deciso a recuperare quei territori del nord del suo impero (ovvero proprio il sud della Siria), che erano stati annessi dagli ittiti nel periodo dei suoi predecessori.Il suo antagonista è il sovrano ittita Muwatalli II, che aveva iniziato a scontarsi militarmente con gli egizi fin dai tempi di Seti I, padre di Ramesse.

L’esercito egizio era formato da quattro armate di cinquemila uomini ciascuna, tra coscritti e mercenari, soprattutto arcieri e fanti armati di spade, asce e scudi di cuoio. Nucleo fondamentale, nonché reparto d’élite, erano i 2.500 carri da guerra, che portavano ciascuno due guerrieri: un conducente e un arciere.

Le forze ittite, comprendenti gli eserciti delle città stato del nord della Siria alleate di Muwatalli, contavano 30.000 uomini. Anche qui, l’arma più temibile erano i potenti carri da guerra, il cui numero si aggirava attorno ai 3.000; a differenza del carro egizio però, quello ittita portava, oltre al conducente e all’arciere, un terzo uomo dotato di un’asta da corpo a corpo.

Entrambi gli eserciti erano sostanzialmente privi di cavalleria, non essendo ancora sviluppate questa arma e il suo impiego tattico, ragione per cui i cavalli erano usati esclusivamente come traino per i carri da guerra.

Ramesse, alla testa di una delle sua quattro armate, raggiunse Qadesh e vi si accampò poco distante, mentre le altre tre erano in marcia di avvicinamento. Una di queste venne attaccata di sorpresa mentre era in movimento, venendo sbaragliata dai carri ittiti, dopodiché, con un attacco inatteso dagli egizi, i carri di Muwatalli fecero irruzione nell’accampamento di Ramesse; i soldati del faraone risposero combattendo tenacemente, resistendo fino a quando l’arrivo del resto del loro esercito ribaltò le sorti della battaglia, costringendo gli ittiti, la cui fanteria non fu impiegata, a ritirarsi dentro la fortezza di Qadesh.

A questo punto la battaglia ebbe termine, ma l’esito fu incerto; a tutt’oggi è difficile individuare un vincitore, anche perché le cronache ufficiali dei due contendenti sono contrastanti e riportano ciascuna la propria vittoria.

A ben guardare, Ramesse può sostanzialmente essere considerato il vincitore, dato che respinse l’attacco degli ittiti costringendoli a riparare dentro Qadesh, ma le forti perdite subite dal suo esercito, già in partenza in inferiorità numerica rispetto al nemico, non gli permisero di rimanere padrone del campo, per cui dovette ritirarsi. D’altro canto, gli ittiti si videro respingere l’attacco dei loro carri e furono costretti a ripiegare entro la cinta fortificata della città, ma la loro fanteria era ancora intatta e numerosa.

Insomma, quasi un pareggio.

Successivamente, i due imperi firmarono un trattato di pace, dato che gli ittiti erano in guerra anche contro gli assiri, mentre gli egizi dovevano affrontare la nuova minaccia dei ”popoli del mare”: furono stabilite le rispettive aree di influenza in territorio siriano, e i due ex nemici arrivarono perfino ad allearsi.

Questo trattato rappresenta anch’esso un primato, essendo il più antico accordo di pace tra due nazioni, giunto sino a noi nella versione ufficiale di entrambe le parti.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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