La "Sophia"

Sono una madre, sono un padre… è ovvio che amo

Quando il concetto di amore diventa esso stesso una scusa per non evolvere

Oggi voglio trattare insieme a voi la tematica della famiglia e spesso è proprio in essa che si trovano le più disparate difficoltà di sostegno, di amore, di rispetto e di comprensione.

Sicuramente anche voi avete sentito almeno una volta o nella vostra stessa famiglia o nella famiglia degli altri dire “ È ovvio che ti amo, sono tua madre, sono tuo padre”. Questa frase la si ritrova poi anche in alcune relazioni tra partner.

È veramente così scontato amarsi nella propria famiglia?

Nella nostra società soprattutto la madre e anche il padre sono le figure più privilegiate sotto questo punto di vista.

Cosa intendo dire?

Qualunque sia il percorso, il comportamento e il grado di evoluzione di una madre o di un padre si dice che amano di default i propri figli. Questo perché si è convinti che il legame tra i figli e i propri genitori sia d’amore nonostante spesso non si riconosca che il legame si è creato grazie all’incarnazione che si è verificata.

Ritengo importante specificare che quando nasce un bambino si tratta sempre di un’incarnazione perché spesso è proprio questo piccolo dettaglio a fare la differenza.

Molti genitori vivono senza essere consapevoli che loro sono stati partecipi di un atto così importante come l’incarnazione di un’anima e di conseguenza hanno assunto un determinato compito di accompagnare un’altra anima nel percorso evolutivo facile o difficile che sia.

E’ proprio la mancata attenzione a questo processo che crea molti problemi e fa sì che oggi sulla terra l’incarnazione è molto traumatica e dolorosa.

Ancora oggi l’umanità non ha raggiunto un tale livello di consapevolezza per comprendere il processo dell’incarnazione e dunque dell’evoluzione.

Ancora oggi alcuni fanno i figli solo per seguire il concetto di famiglia che l’uomo si è creato, alcuni per sentirsi persone più importanti e con delle responsabilità, alcuni per passare da un full time e un part time, alcuni pensando di risolvere una relazione e sostituire la noia, altri per mancata attenzione e altri ancora per avere una sicurezza economica data spesso dal marito.

Pochissimi lo fanno perché sono consapevoli che si tratta di un’incarnazione di un’anima.

Se le persone fossero consapevoli di ciò che è veramente una gravidanza e del compito animico smetterebbero di permettere incarnazioni per i motivi elencati sopra.

Con questo non intendo dire che creare una famiglia sia un errore ma senza la consapevolezza sull’incarnazione la convivenza famigliare diventa molto problematica e alcune volte porta anche a conseguenze disastrose come morte, violenze fisiche, abusi sessuali, incomprensioni e questioni karmiche difficili.

E’ vero che tutti noi scegliamo i nostri genitori e la nostra famiglia più o meno armoniosa in base alle sfide che abbiamo bisogno di superare per diventare ciò che siamo.

Sto dando quasi per certo che si è consapevoli di questo fatto ma mi rendo conto che spesso nel mondo in cui viviamo le persone dicono cose come “Gli amici si possono scegliere i propri genitori no”.

In realtà non è così in quanto ogni anima decide consapevolmente in quale famiglia incarnarsi.

Qualcuno potrebbe chiedersi: se scegliamo la nostra famiglia e le nostre sfide che il nucleo famigliare porta con sé perché sostengo che i genitori dovrebbero essere consapevoli del processo di incarnazione? Non è che le anime in questo modo non avrebbero più sfide e tutto sarebbe armonioso? 

In realtà no. Se fossero consapevoli potrebbe aiutare molto di più i propri figli. Essere consapevoli di cosa è la gravidanza a livello sottile non significa che chi si incarna non avrà più prove da superare ma significa che ha accanto delle persone che possono sostenerlo nel proprio percorso di evoluzione animica.

I genitori allora diventerebbero i primi veri maestri di vita che indirizzano le altre anime nel proprio percorso.

Mi chiedo però se i genitori comprendono che hanno il compito nei primi anni di vita di accompagnare un’anima attraverso l’evoluzione fisica, psicologica, spirituale e animica.

Mi chiedo inoltre se i genitori comprendono che accompagnare un’altra anima è una crescita animica anche per loro stessi.

Tornando al discorso che è scontato che i genitori amino i propri figli voglio condividere un’esperienza di questi giorni:

Qualche giorno fa ho sentito un padre raccontare una storia inerente a sua figlia. Sua figlia a 10 anni ha espresso il suo sentire di non voler mangiare carne. Il padre nella sua totale inconsapevolezza ha preparato una cotoletta per cena; di fronte al piatto la figlia ribadisce che sente di non voler mangiare carne. Il padre a questo le risponde: “ figlia mia stai tranquilla che quella è una cotoletta vegetale”, la figlia la mangia e dice che è buona.

Questo messaggio che mi ha profondamente toccato va a tutti i genitori ed è stato uno dei principali motivi per cui sto scrivendo questo articolo.

“Cari genitori amare il proprio figlio implica innanzitutto rendersi conto che non è scontato amarlo, implica che non sempre si sa come amare il proprio figlio. L’amore è una forza che prima di provarla implica un’evoluzione, un risveglio. L’amore vero esclude ogni forma di manipolazione psicologica altrimenti si tratta di un amore malato.

Non voglio entrare nell’argomento carne se sia giusto o sbagliato (per questo c’è un altro articolo) ma porre piuttosto l’attenzione sul fatto che nel caso sopra citato il padre non si assume in nessun modo la responsabilità di affrontare una possibile difficoltà, cambiamento e salto coscienziale di sua figlia. Egli è preoccupato di dover cambiare sé stesso, è preoccupato che sua figlia possa portargli una visione differente della vita ed è forse preoccupato anche dell’alimentazione ma non si preoccupa dei sentimenti di sua figlia, di comprenderla e di ascoltarla. Non la sostiene in ciò che prova. Questo perché non si rende conto veramente quale è il suo compito. Questo perché non sa che non ha semplicemente fatto una figlia ma ha permesso un’incarnazione di un’anima. Questa è una netta differenza. I figli non si fanno, si incarnano. L’amore animico gli avrebbe imposto di approfondire ciò che ha scatenato questo desiderio in sua figlia, di spiegarle il perché in caso non condivide la sua scelta. Solo perché si è genitori non ci si può prendere la libertà di manipolare la mente dei propri figli facendo credere loro una cosa rispetto a un’altra e convincere loro che questo significa amare.

In questo caso si tratta di un pezzo di carne in un altro caso si tratta di nascondere chi sono i genitori biologici.”

Con questo non voglio dire che non ci sono ottimi genitori, ci sono tanti genitori che ogni giorno si impegnano a fare del loro meglio, voglio solo dire che la convinzione che un genitore ama di default suo figlio ha creato molto più stress e difficoltà ai genitori. Se si fosse consapevoli che l’amore è un percorso di evoluzione si potrebbe comprendere che può anche capitare di non essere capaci di amare i propri figli perché chi diventa genitore deve proprio imparare l’amore.

Non è sbagliato non amare i propri figli, lo si impara con il tempo, è però sbagliato manipolare loro e far credere loro che ciò che vivono è amore, è sbagliato non ammettere i propri limiti e convincersi che l’amore è qualcosa di così banale.

Se l’amore fosse scontato solo perché si diventa genitori non ci sarebbero le esperienze in questo mondo in cui i genitori stessi fanno abusi sui propri figli, offendono, manipolano, escludono, allontanano, ridicolizzano e addirittura uccidono i propri figli.

Con le mie parole non intendo dare fastidio ma piuttosto dare una chiave di lettura più sottile sull’essere genitori.

Non intendo neanche giudicare il modo in cui i genitori crescono i propri figli, intendo solo condividere l’importanza di mettersi in discussione anche se si è genitori.

Le mi parole non vogliono giudicare ma piuttosto essere un modo per migliorare il rapporto con i propri figli.

La nascita di un figlio potrebbe essere l’inizio di un percorso nell’amore ma solo se si comprende che saranno i figli stessi a portare insegnamenti ai propri genitori e viceversa.

Amare qualcuno non è semplice che si tratti di un partner o di un figlio.

L’amore è una fonte elevata che non entra nella nostra vita solamente perché si assume un ruolo o perché si vuole cambiare vita attraverso un figlio.

L’amore richiede innanzitutto umiltà e richiede che ammettiamo che non lo conosciamo e che solo se lo permettiamo possiamo imparare ad amare.

Sophia Molitor

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