Storia

Eraclio I e la riscossa bizantina: l’Impero Romano continua a vivere

Un imperatore capace e risoluto per risollevare le sorti di un grande impero

L’Impero Bizantino o Impero Romano d’Oriente, nato con la scissione dell’Impero Romano nelle due metà d’Oriente e d’Occidente, è stato uno dei più duraturi imperi della storia, caduto con la presa della capitale Costantinopoli nel 1453 ad opera dei turchi ottomani. Questo grande impero ebbe periodi di splendore e di declino, arrivando a rischiare addirittura di scomparire ben prima della conquista turca; ed è questo il caso della gravissima crisi causata dall’offensiva persiana che ebbe luogo all’inizio del VII secolo. I persiani sottrassero a Bisanzio (altro nome per indicare la capitale Costantinopoli) la Mesopotamia, la Siria e la Palestina, e le successive conquiste da parte degli arabi privarono l’Impero d’Oriente del Nord Africa; le popolazioni slave stavano premendo nella penisola balcanica e i longobardi avevano ormai il controllo di gran parte dell’Italia. Insomma, l’Impero d’Oriente era ormai ridotto alla metà di quello che era stato in origine e per di più era minato da una crisi economica senza precedenti. Sembrava che fosse ormai giunta la fine per quell’impero che aveva ereditato la gloria della potenza romana (l’Impero d’Occidente era già caduto nel 476), e che nessuno potesse risollevarlo da quella gravissima crisi. Ma ad un certo punto sul trono salì un uomo che aveva le doti di un capo: era astuto, coraggioso, lungimirante e determinato, insomma aveva tutte le qualità per poter salvare l’impero dal baratro; il 5 ottobre del 610 il patriarca di Costantinopoli incoronò imperatore d’Oriente Eraclio I.

 

Il nuovo imperatore era nato in Cappadocia (attuale Turchia) nel 574-575 dal suo omonimo padre Eraclio, un armeno che si era distinto combattendo contro i persiani sotto le insegne dell’imperatore Maurizio; grazie ai suoi meriti in guerra Eraclio padre fu nominato esarca di Cartagine (il titolo di esarca era grossomodo corrispondente a quello di viceré), dove si trasferì con la famiglia al seguito. Poco dopo però, l’imperatore Maurizio venne detronizzato da un centurione ribelle di nome Foca, che si proclamò imperatore nel 602. La disastrosa conduzione dell’Impero da parte del nuovo monarca determinò la grave crisi di cui abbiamo parlato; come conseguenza, prese forma una congiura capeggiata da Eraclio padre, il quale inviò una flotta  a Costantinopoli comandata da suo figlio Eraclio. Questi entrò nella capitale, depose Foca e lo decapitò con le proprie mani il 3 ottobre del 610; due giorni dopo divenne imperatore.

 

Come accennato, l’Impero d’Oriente stava attraversando una profonda crisi, tanto grave da metterne in forse la sua stessa esistenza: gli àvari avevano varcato i confini balcanici dell’impero ed erano dilagati fin nel Peloponneso; ma fatto ancor più grave, l’atavico nemico dei bizantini, i persiani, premevano ad oriente. Il sovrano persiano Cosroe II non nascondeva i propri desideri di conquista ed era fermamente deciso a soddisfarlo a spese dei bizantini, i quali persero una dopo l’altra Antiochia, Edessa, Cesarea, Tarso e la Cilicia. E nel 614, dopo un assedio di tre settimane, cadde Gerusalemme.

 

E come se non bastasse arrivavano pessime notizie anche dall’Italia, dove i romani d’oriente avevano vasti possedimenti che avevano come “capitale” Ravenna (che difatti è oggi una bellissima città adorna di splendidi mosaici bizantini). Difatti Eleuterio, l’esarca inviato da Eraclio per governare i territori italiani dell’impero, ebbe la brillante idea di attaccare i longobardi (che avevano anch’essi occupato vasti territori della penisola), credendo di approfittare di manifesti segnali di debolezza di questi ultimi (siamo nel 617). Ma anche qui i romani d’oriente collezionarono gravi sconfitte e se alla fine Eraclio non perse alcun territorio dei suoi possedimenti italiani, fu solo perché i longobardi non vollero infierire.

Nel frattempo le sconfitte subite ad opera dei persiani si moltiplicavano, arrivando a comprendere la perdita di Alessandria e con essa tutto l’Egitto. Continuando la loro inarrestabile marcia, i persiani erano ormai giunti alle porte di Costantinopoli, capitale dell’Impero d’Oriente.

 

Intanto Eleuterio, quello che avrebbe dovuto governare i possedimenti italiani in nome di Eraclio, approfittò delle disgrazie del suo imperatore: il 22 dicembre del 619 l’esarca di Ravenna tradì e si autoproclamò imperatore romano d’Occidente. Ma Eleuterio ebbe un regno molto breve, dato che pochi mesi dopo i lealisti fedeli ed Eraclio lo catturarono, gli mozzarono la testa e la inviarono a Costantinopoli.

 

La situazione italiana quindi si stabilizzò, così come fortunatamente gli invasori àvari accettarono una tregua in cambio di un tributo; e fortunatamente anche i persiani non sferrarono il colpo di grazia accontentandosi anch’essi di una grossa somma di denaro. Le casse dello stato ne uscirono ancor più dissanguate di quanto già non fossero, ma intanto Eraclio poteva dedicarsi a preparare la riscossa. L’imperatore riformò la burocrazia imperiale, ammodernò l’esercito ed ammantò di sacralità religiosa la campagna militare che stava per intraprendere contro gli odiati persiani; questa strategia fu particolarmente riuscita, dato che il fervore religioso suscitato nella popolazione diede all’imperatore un enorme consenso e la ricca chiesa bizantina appoggio in pieno l’impresa, facendo arrivare nelle esangui casse statali una gran quantità di quattrini, elemento fondamentale per intraprendere una qualunque guerra.

 

Nel 622 Eraclio radunò il suo demoralizzato esercito, reduce da innumerevoli sconfitte, passando l’estate del 622 ad addestrarlo e a motivare i soldati. Ottenute disciplina, efficienza e motivazione, premendo molto sull’elemento religioso dell’impresa, Eraclio passò all’azione attaccando i persiani in Armenia e riuscendo finalmente ad ottenere una brillante vittoria nel febbraio del 623. L’imperatore marciò quindi a tappe forzate verso il cuore del territorio persiano conseguendo una vittoria dopo l’altra fino al 626, vendicandosi delle umilianti sconfitte subite in passato.

 

Il 12 dicembre del 627 Eraclio condusse in maniera impeccabile le sue truppe nella battaglia svoltasi nei pressi di Ninive (l’antica capitale assira), dove ottenne una schiacciante vittoria sui persiani. Il tracollo militare persiano determinò una congiura di palazzo con la quale Cosroe fu deposto da suo figlio il quale ne prese il posto e stipulò la pace con Eraclio. L’Impero Romano d’Oriente riacquistò gli antichi confini, ritornando in possesso di Egitto, Armenia, Siria e Mesopotamia (più tardi lo stato persiano si dissolse minato dai conflitti interni). Eraclio aveva vinto, e la lunga lotta contro l’odiato nemico persiano, lotta che pochi anni prima aveva visto il grande impero bizantino rischiare di scomparire, era definitivamente vinta.

 

A minacciare l’Impero Romano d’Oriente ci penseranno poi gli arabi, nel frattempo divenuti musulmani, che riusciranno a sottrarre ai bizantini buona parte del medio oriente (nel 638 capitolò Gerusalemme); e poco dopo fu persa l’Italia, definitivamente conquistata dai longobardi. Ma il destino risparmiò ad Eraclio questo dispiacere: l’imperatore che seppe far risorgere l’Impero Romano d’Oriente dalle ceneri, consegnandolo ad una storia che durerà per altri otto secoli, morì poco prima che i bizantini venissero cacciati definitivamente dalla penisola: era l’11 febbraio del 641.

 

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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